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Ru486: pillola abortiva autorizzata in Italia

di Redazione PianetaMamma - 04.08.2009 Scrivici

L'Aifa ha deciso: si alla pillola abortiva anche in Italia. Potrà essere usata solo in ambito ospedaliero ed entro la settima settima di gravidanza. Violente le polemiche della Chiesa

Pillola RU486: nei mesi scorsi si è fatto un gran parlare di questa pillola abortiva e delle possibili conseguenze che avrebbe potuto avere una sua commercializzazione anche nel nostro paese. Già più di un anno fa all’interno di

un articolo pubblicato su Girl Power

se ne era discusso. Ed è tornata alla ribalta perché anche da noi perché dopo una prolungata riunione l’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il via alla commercializzazione in Italia della RU486 con alcuni limiti. Il più importante è che questo farmaco potrà essere usato

solo ed esclusivamente in ambito ospedaliero

proprio per rispettare il contenuto dell’altrettanto discussa legge 194.

In pratica si potrà ricorrere alla pillola abortiva solo ed esclusivamente entro il 49° giorno dalla gravidanza (ossia entro la settima settimana). Oltre questo limite infatti si può parlare di aborto chirurgico. Prima di parlare del gran polverone che la Chiesa ha alzato vogliamo ricordare come agisce la RU486. Ricordiamoci anzitutto che non deve assolutamente essere

confusa con la pillola del giorno dopo

. Pensate che negli Stati Uniti quando arrivò questa pillola (nata in Francia) la soprannominarono

“la pillola della morte”.

La RU486 contiene mifepristone:

un principio attivo che blocca il progesterone e di conseguenza la gravidanza

. Una pillola che di certo non è indolore e che in alcuni casi può provocare molto sanguinamento ma se (come è stato approvato) viene eseguita in ospedale si dovrebbe almeno sperare in una corretta assistenza medica.

Anche qui si apre però un altro dibattito: secondo voi chi deciderà di ricorrere a questa pillola incontrerà sempre medici “compiacenti”? No. Si spera però prevalga la voglia e il desiderio di fare solo ciò che è meglio per la donna senza andare contro la legge.

Questa pillola nella maggior parte dei paesi Europei (per primi Francia e Inghilterra) è già usata da circa un decennio.

La Chiesa non ha perso tempo ed l'ha definita come una sorta di veleno letale, un delitto, un peccato tale da comportare la scomunica della chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo all'iter. Per Monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita

“L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo. Rimango allibito dall'atteggiamento dell'Aifa e spero che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti perché la pillola abortiva RU486 non è un farmaco, ma un veleno letale”.

Monsignor Sgreccia ricorda anche che per la madre non si tratta di un intervento semplice, riferendosi alla morte di 29 donne in 20 anni in seguito all’assunzione della RU486.

“È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna”

Conclude dicendo che secondo lui ci sarebbero pressioni di tipo politico ed economico (fonte corriere.it).

Forse definirla un veleno letale è un po’ eccessivo. Certo è che deve essere usata e assunta solo se c’è effettiva necessità. Quello che voglio dire è che per decidere di interrompere una gravidanza deve esserci un motivo concreto e la donna deve essere informata su tutte le possibili complicazioni ma anche sulle eventuali alternative. Voi cosa ne pensate? Ricorrereste in caso di necessità alla RU486?

Martina Braganti

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