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Fecondazione, le mamme potranno non riconoscere i figli nati in provetta

di Barbara Leone - 13.11.2012 Scrivici

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Approvato un emendamento che modifica una norma della Legge 40 sulla procreazione assistita e permette alle mamme di non riconoscere il figlio dopo il parto

Un emendamento approvato dalla commissione Affari sociali della Camera, che modifica la Legge 40 sulla procreazione assistita, prevede che le mamme potranno scegliere di non riconoscere i figli avuti con la fecondazione assistita. L'emendamento va infatti ad abrogare la norma della legge che vietava il disconoscimento della paternità e l’anonimato della madre al momento del parto. Questo per dare alle "mamme in provetta" gli stessi diritti che hanno le madri che hanno avuto una gravidanza naturale di non riconoscere il proprio figlio al momento della nascita.



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Secondo Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità di Idv e capogruppo del partito in commissione affari sociali, "non esistono madri di serie a e di serie b e, se a tutte le donne è concessa la possibilità di disconoscere il proprio nascituro al momento del parto, ciò deve essere così anche per le donne che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita. In casi rarissimi, qualora la donna dovesse decidere di non riconoscere il proprio neonato, per sopraggiunte cause gravi, deve avere la possibilità di partorire e lasciare in ambiente protetto il piccolo".







Una decisione che però ha suscitato qualche perplessità nel mondo politico, come sostiene, ad esempio, Maria Antonietta Coscioni dei Radicali, secondo la quale si rischia così di dar vita ad un "mercato 'grigio' dell'adottabilità". Donne che magari si sottopongono alla fecondazione assistita (pagate) per poi dare in adozione il proprio figlio a coppie che non lo possono avere. Stesse perplessità sono state avanzate da Eugenia Roccella del Pdl, secondo la quale "La modifica alla legge 40 va sicuramente corretta per garantire che non vi siano forme surrettizie di commercio intorno alla procreazione assistita e non si possa aggirare il divieto di fecondazione eterologa".



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Assolutamente contraria all'emendamento Paola Binetti dell'Udc, secondo la quale "un bimbo in provetta non nasce mai per caso". In effetti verrebbe da chiedersi, perché una donna dovrebbe sottoporsi alla fecondazione assistita per poi non riconoscere il proprio figlio?

Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, che lotta per la libertà della ricerca scientifica, ritiene che l'approvazione di questo emendamento è importante perché "sancisce un principio di uguaglianza tra i due tipi di fecondazione (naturale e assistita)", anche se sottolinea che nella sua esperienza da legale, "mai nessuna donna ha disconosciuto un figlio dopo questo percorso".

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