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Italiane non donano ovuli, per eterologa import dall’estero

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In Italia la tecnologia nell'ambito della medicina della riproduzione è molto sviluppata, ma le donne italiane non donano gli ovuli per la fecondazione eterologa

Donare gli ovuli per la fecondazione

"Le donne italiane non donano i propri ovuli come invece accade in altre nazioni. Non hanno la mentalità della donazione. E' un problema culturale. Quindi la fecondazione eterologa qui da noi viene eseguita con ovociti presi all'estero. Ma in Italia abbiamo la miglior tecnologia in termini di riproduzione". Lo afferma Claudio Giorlandino, ginecologo, direttore generale dell'Italian College of Fetal Maternal Medicine.

I più recenti dati europei "pongono l'Italia tra le nazioni con una migliore tecnologia nell'ambito della medicina della riproduzione - sottolinea - Gli stessi indicatori mostrano come, per quanto riguarda il successo in termini di gravidanze evolutive, l'Italia si ponga attualmente ai primi posti. Questo probabilmente in conseguenza dell'enorme sforzo tecnologico e scientifico posto dai nostri medici e biologi allorché erano presenti i limiti legislativi relativi alla legge 40. Questa legge, infatti - ricorda il ginecologo - imponeva un grosso freno alla tecniche di procreazione e i clinici italiani hanno sviluppato metodologie d'avanguardia ed esperienze particolarmente raffinate per dare la felicità a una coppia che non poteva avere figli naturalmente".

Fecondazione eterologa

Dalla rimozione dei limiti della legge 40, le coppie desiderose di un figlio non si rivolgono più ad altre nazioni ma rimangono in Italia sempre più numerose, perché la possibilità di avere una gravidanza è addirittura superiore a quella sulla quale si può contare all'estero. "Rimangono però alcune problematiche - precisa Giorlandino - e la maggiore è quella legata alla gravidanza con donazione di gameti. Si tratta della cosiddetta gravidanza eterologa, e fecondazione in vitro, quella dove essenzialmente la donna, non possedendo più un patrimonio ovocitario, deve rivolgersi alla banca dei gameti".

In Italia è infatti "difficile ottenere ovociti perché non è presente la mentalità della donazione che invece in altre nazioni risulta oramai consolidata - ribadisce lo specialista - Ma da noi la possibilità, attualmente molto utilizzata, di rifornirci di ovociti da altri partner europei ha permesso di ottenere gravidanze senza più difficoltà". Secondo il ginecologo, "la grande rivoluzione che in Italia si sta maturando è quella relativa alla fusione, sempre più stretta, tra genetica e riproduzione. Questi due aspetti dell'inizio della vita umana, pur essendo due facce della stessa medaglia, erano in passato tenuti distinti ma adesso, con l'evolversi delle metodologie di ordine genetico, si tende ad esplorare con attenzione il patrimonio relativo al Dna dei soggetti che si rivolgono ai centri italiani. Ovviamente i centri di maggior riferimento presentano la genetica al loro interno. Altri, meno dotati di tecnologia, sono costretti a prendere le varie 'celluline' dell'embrione ed a correre per la città, o per la nazione, dove possono trovare qualche centro di genetica che possa eseguire gli esami del caso".

"E' intuitivo che le strutture che associano genetica e riproduzione sono le più performanti. Per questo si cerca oggi di favorire queste strutture e di implementare le ricerche genetiche preconcezionali in modo da evitare brutte sorprese. E' per questo che le coppie dovrebbero chiedere, al momento in cui si rivolgono a un centro di fertilità, se è presente all'interno un laboratorio di genetica di alta tecnologia, e se questo sia in grado di eseguire in loco gli esami necessari per garantire la salute dell’embrione", conclude l'esperto.

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