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Dna modificato per prevenire l'Aids

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Un ricercatore cinese avrebbe partecipato ad una sperimentazione per ottenere dna modificato sugli embrioni prima dell'inseminazione per prevenire l'infezione da HIV: tra scetticismo e speranze, ecco come risponde la scienza

Genetica preventiva e modifica del dna

Per il momento si tratta di una notizia che non è stata ancora ufficializzata dal mondo scientifico, ma se fosse confermata sarebbe veramente una rivoluzione molto importante nel settore della genetica preventiva. He Jiankui, ricercatore di Shenzhen in Cina ha infatti annunciato di aver partecipato ad una sperimentazione che permetterebbe di modificare il dna degli embrioni. Alla sperimentazione sarebbero state sottoposte 7 coppie che avevano intrapreso trattamenti di fertilità e fecondazione assistita. Una delle 7 coppie avrebbe portato a termine la gravidanza, con la nascita di 2 gemelle con geni modificati. Questi geni permetterebbero quindi di prevenire l’infezione da HIV ed impedire di ammalarsi di Aids.

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Certo, se fosse vero, sarebbe veramente una gran bella notizia. Anche se gli scienziati al momento sembrano piuttosto scettici, in quanto sarebbero seguiti protocolli non ammessi negli Stati Uniti, dove da tempo si stanno sperimendando tecniche di modificazione genetica. Come ha spiegato Gilberto Corbellini, Direttore del Dipartimento di Scienze umane del Cnr:

Nessuno fino ad ora ha mai fatto sperimentazioni su embrioni impiantati, ma solo su cellule adulte e solo per curare malattie già conclamate, non a scopo di prevenzione. Questo tipo di intervento, inoltre, non dà garanzie sui risultati e non esclude che i bambini nati con Dna modificato possano ammalarsi di tumore. Le novità, in questo caso sono principalmente tre: la prima è che, se fosse confermato, significherebbe che è stata fatta una modifica che si trasmette alle generazioni successive; le due gemelle con Dna modificato, se avranno figli, trasmetteranno loro questa mutazione genetica, che però non dà garanzie di avere soggetti sani, perché potrebbe dar luogo ad altre modificazioni in grado di far sorgere malattie come i tumori.

In secondo luogo si tratterebbe di una modifica che viene fatta non per curare una malattia, ma su embrioni sani: si interviene su un recettore che ci mette a rischio di contrarre malattia come l’Aids, nel caso in cui il nostro organismo incontrasse il virus dell’Hiv. E’ un intervento inutile, perché si tratta di una malattia che si può evitare anche in altri modi. In pratica si modificano persone sane, per renderle più protette rispetto a soggetti normali. Questo significa che, se accadesse una pandemia, queste persone più protette non si ammalerebbero. E’ un tipo di sperimentazione, dunque, ritenuta non accettabile da un punto di vista etico. Entrare nel campo della linea germinale finora era considerato un tabù come l’eugenetica, la manipolazione dei geni umani per arrivare a soggetti più forti.

In terzo luogo non va dimenticato che è accaduto (o sarebbe accaduto) in Cina, un Paese dove non c’è una democrazia liberale. Si dice che ci sia un consenso informato da parte dei soggetti che si sono sottoposti ai test, ma non è stato mostrato e si è detto che non sarà possibile identificare o intervistare queste persone. Tra l’altro anche in Cina questa manipolazione è vietata, ma non esiste una legge che punisca, ma solo un regolamento. Il sospetto è che il ricercatore che avrebbe condotto questi test lo avrebbe fatto per risolvere un problema, come quello dell'Hiv, per ingraziarsi i segretari del Partito comunista al potere in Cina.

Quindi sembrerebbe che siamo ancora lontani dall'arrivare ad un traguardo del genere. Bisogna solo sperare che la sperimentazione continui e che si raggiungano risultati reali, che possano essere approvati dalla comunità scientifica a livello mondiale.

Dna modificato

Sempre da quanto racconta il dottor Corbellini, al momento "il campo di applicazione delle modifiche del Dna è soprattutto quello oncologico". Tramite l'utilizzo di queste tecniche, infatti, in caso di tumori, "si può intervenire con modifiche su cellule del sistema immunitario e in particolare sui linfociti T, apportando correzioni per riconoscere alcuni antigeni dei tumori e aggredirli in modo più efficace". Ma ancora non si sa bene se queste modifiche possano creare altri tipi di problemi e magari la formazione di altri tipi di tumori. Si tratta quindi di un campo veramente molto sperimentale ed ancora work in progress, in cui non sono ancora stati raggiunti risultati assoluti e privi di ulteriori rischi.

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