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Le donne italiane sono poco consapevoli dei limiti dell’età fertile

di In collaborazione con Adnkronos Salute - 04.07.2019 Scrivici

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Fonte: iStock
In Italia c'è poca consapevolezza sulla fertilità ed i limiti determinati dall'età: sono ancora troppe le coppie che decidono di avere un figlio al limite del periodo riproduttivo

Età limite fertilità femminile

"In Italia manca ancora consapevolezza sulla fertilità, la cosiddetta 'fertility awareness': credo che stia diventando un grosso problema non solo fra i giovani, ma persino fra i medici, che si dimenticano di dire alle generazioni in età fertile che il periodo riproduttivo è limitato. E questo vale sia per la donna che per l'uomo". Ne è convinta Cristina Magli, neopresidente italiana della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) che commenta con l'AdnKronos Salute il calo delle nascite nel nostro Paese, testimoniato dagli ultimi dati Istat.

“E' incredibile - afferma l'embriologa - avere coppie che arrivano nei centri di fecondazione assistita in età riproduttiva letteralmente agli sgoccioli e che rimangono stupite nel sentirsi dire che le possibilità di avere un figlio sono molto basse, anche con l'ausilio della scienza. E' chiaro che in un Paese come il nostro è davvero complicato arrivare a una condizione socio-lavorativa tale da potersi permettere un figlio. Ma il messaggio sui limiti dell'età fertile è troppo importante e dovrebbe essere oggetto di sensibilizzazione a partire dalle scuole medie, in un'età in cui si inizia ad avere consapevolezza della propria vita futura, sessuale e familiare. Eppure - osserva l'esperta - educazione sessuale purtroppo è un'espressione che tuttora in Italia bisogna stare attenti a pronunciare”.

"L'Eshre - prosegue Magli - è impegnata su questo fronte e stiamo organizzando iniziative in tutta Europa per far passare il messaggio del 'prevenire è meglio che curare l'infertilità'. La medicina della riproduzione nel sentire comune viene spesso giudicata come uno strumento per fare soldi, ma personalmente rifiuto questa etichetta: in tutti i centri di fecondazione assistita, anche quelli privati, si dà una priorità elevatissima alla ricerca e alla corretta informazione, altrimenti non avrei ottenuto la posizione di 'chair' dell'Eshre", precisa.

Anche in Europa "ci sono problemi legati alla ricerca di un figlio in età tardiva - rileva la neopresidente Eshre - ma nei Paesi del Sud, come Grecia, Spagna e Italia, la rivendicazione femminile è avvenuta e sta avvenendo con maggiori difficoltà, forse perché tradizionalmente questi Stati sono più maschilisti e meno ricchi rispetto ai Paesi del Nord. Ora che le massime cariche europee sono in mano alle donne, è ora di agire per sradicare le convinzioni sbagliate".

In Italia "ci sono tanti centri specialistici privati - spiega ancora l'eserta - e questo rende più accentuato il ricorso alle tecniche di Pma (procreazione medicalmente assistita) da parte di coppie in età particolarmente avanzata, che dispongono di una maggiore disponibilità economica o non riescono a rientrano nelle liste di attesa del pubblico. C'è ancora una forte disparità nell'offerta fra le varie Regioni e questo sta dando luogo, ancora oggi, a un ingente turismo riproduttivo da Sud verso Nord. Io sono favorevole all'autonomia regionale, ma quando si prendono certe decisioni si deve tenere conto della discriminazione a cui si esporranno i cittadini".

Secondo l'embriologa, infine, "la legge 40/2004 sulla Pma è stata smantellata, non nemmeno se oggi sia giusto continuare a citarla. Ma sarebbe giusto, pensando a una eventuale nuova normativa, tenere conto delle competenze: non è di certo auspicabile che una legge venga pensata da qualcuno che non ha competenze nel settore. Andranno, dunque, coinvolti gli esperti".

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