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Il racconto del parto in casa di Ash Luna

di Redazione PianetaMamma - 09.05.2019 Scrivici

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Fonte: Photo Courtesy
Un emozionante e sconvolgente racconto del parto in casa di Ash Luna, fotografa e mamma di quattro figli

Parto in casa di Ash Luna

Oggi vogliamo condividere il racconto del parto in casa della fotografa Ash Luna, promotrice del progetto 4th Trimester Bodies Project, finalizzato a restituire dignità, rispetto e valore al corpo delle donne che sono diventate mamme. Ash Luna ha avuto esperienze particolarmente traumatiche legate al parto: il suo primo figlio Xavier, è nato a 28 settimane con un cesareo di urgenza estremamente complesso, mentre Nova è sopravvissuta alla sua gemella che è morta in utero ed è venuta alla luce estremamente prematura. Ciò nonostante Ash non ha mai smesso di sognare l'esperienza di un parto dolce, in casa, circondata dall'amore del suo compagno e della sua famiglia, ed è riuscita n questo intento quando è nato Sòlis. Ecco il suo racconto, emozionante e straordinario.

"Alle 04:08 sento che è arrivato il momento, dopo 10 giorni di false contrazioni, finalmente avverto una sensazione diversa. Cammino per la casa di notte cercando di non svegliare i miei figli, mi preparo una tazza di tè col miele e mentre sono in cucina arriva un'ondata che mi toglie il fiato e decido di fare un bagno.
Salgo di sopra e apro l'acqua calda, metto il sale, accendo una candela e metto la mia playlist preferita. Mentre sono immersa nell'acqua cavalco l'ondata di contrazioni per un paio d'ore. Durante la gravidanza avevo letto diversi libri sull'Hypnobirthing e cercavo di ricordare qualche mantra da usare durante il travaglio. Confesso che a un certo punto mi sono lasciata andare al dolore e all'ondata che mi travolgeva, come se sapessi perfettamente dentro di me cosa fare.

Alle sei, all'alba, sveglio il mio compagno Flowers. Rientro nella vasca e lui si siede accanto a me, mi stringe la mano e mi massaggia la schiena mentre ondeggio lentamente nell'acqua seguendo le contrazioni.
Un'ora dopo si svegliano i miei figli ed entrano in bagno uno alla volta: l'energia sembra cambiare, lo spazio mi sembra troppo piccolo, desidero spostarmi in un altro ambiente.

Sinceramente avevo immaginato un travaglio sereno, con me che preparavo una torta nascita al limone e tutti noi che riempivamo la vasca nascita, ma in realtà ho cominciato a piangere, Nova ha cominciato a piangere e io ho iniziato ad andare avanti e indietro per vedere se le contrazioni arrivavano ogni 4 minuti. A quel punto ho deciso di chiamare la mia “squadra nascita”: l'ostetrica e i miei migliori amici.

La doula si è sistemata silenziosamente fuori alla porta, il mio amico si è occupato dei bambini mentre io mi perdevo in un'idea di tempo e spazio che cominciava a perdere i contorni precisi mentre il mio compagno continuava a sostenermi nella vasca da bagno.

Ho vissuto solo nascite di emergenza, spaventose, traumatiche ed in quei momenti ero stata estremamente consapevole di ciò che mi accadeva intorno, delle luci, i suoni e le persone nella stanza.

Questa volta avevo immaginato una nascita pacifica, una conversazione tra me stessa e mio figlio, una festa tra amici, ma non era ancora così e ringrazio per la sicurezza e la fiducia che chi era accanto a me ha saputo infondermi per guidarmi. Ho tenuto gli occhi chiusi per tutto il tempo che mi è rimasto, la mia capacità di comunicare verbalmente era sparita, avevo bisogno di sentire il corpo del mio compagno attaccato al mio, come una roccaforte alla quale aggrapparmi, e il resto del mondo non esisteva più.

L'unica comunicazione aperta rimaneva quella tra il mio corpo e il mio bambino che mi comunicava ciò di cui aveva bisogno. Siamo usciti dall'acqua e in quel frangente il mio compagno ha usato il rebozo per massaggiare il bambino, ma quando siamo rientrati in acqua mi sono sentita sollevata: il mio compagno si è seduto e io sono crollata tra le sue braccia, con la testa affondata nel petto, le mani strette alla sua camicia, ai bordi della piscina, alle mani della doula mentre le contrazioni diventavano sempre più forti e insistenti.

Un massaggio con olio alla menta e dei panni freddi sulla schiena mi hanno dato sollievo mentre sentivo le contrazioni susseguirsi in ondate sempre più forti e per la prima volta ho sentito distintamente il bambino dentro di me. Ho spinto, mi sono dimenata, ho ruggito, urlato, ho perso il controllo.

Non so quanto tempo e quante spinte ci sono voluti per far venire al mondo questo bambino, ma quel che so è che abbiamo lavorato tutti insieme per riuscirci. Dopo aver controllato un doppler le ostetriche mi hanno incoraggiato a trovare una nuova posizione ma non mi piaceva perché ogni volta che staccavo la testa dal petto del mio compagno mi sentivo come strappata dalla santità dello spazio che avevamo creato.

All'improvviso l'ostetrica mi ha detto che si vedeva la testa, avrei voluto toccarla ma dentro di me ho capito che avrei dovuto spendere le mie energie al solo scopo di spingere per farlo uscire. Con una contrazione e una spinta ho visto la testa e il viso del mio bambino nelle mani di Flowers.

Sollievo, meraviglia, panico. Il mio bambino è passato attraverso le mie gambe e io sono crollata all'indietro, sul mio compagno con questo nuovo, prezioso, essere umano avvolto tra le braccia.

Sono le 12.49 benvenuto tesoro.

I momenti successivi sono stati di incredulità: il nostro bambino era con noi, era vivo, era vero.
Siamo qui, stiamo bene, siamo a casa, ci siamo riusciti. Lo abbiamo fatto davvero...

Le ostetriche hanno gestito un'emorragia postpartum con calma e prontezza quando siamo usciti dall'acqua e ci siamo rannicchiati sul divano. Il tempo si è fermato mentre Sol si è attaccato al seno.

Le ore successive si sono susseguite pacificamente, naturalmente, lentamente. Abbiamo bruciato il cordone, abbiamo pianto, abbiamo riposato, e ci siamo riscoperti insieme."

Credts of | Ash Luna

Photo Credits of | Heather Nischke

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