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Scala di Edimburgh e depressione post partum

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La psicologa ci spiega cos'è la Scala di Edimburgh e in che modo può essere utile per diagnosticare la depressione post partum

Scala di Edimburgh e depressione post partum

Per diagnosticare una disturbo depressivo, secondo il DSM V, devono essere soddisfatti contemporaneamente almeno 5 dei seguenti sintomi presenti per almeno due settimane e quasi tutti i giorni:

  1. Umore depresso per la maggior parte del giorno (l’individuo si sente triste, vuoto, disperato) o, come osservato da altri, si lamenta;
  2. Perdita di interesse o piacere per quasi tutte le attività;
  3. Significativa perdita di peso non dovuta a dieta o eccessivo aumento (cambiamento del 5% del peso corporeo in un mese) oppure diminuzione o aumento di appetito;
  4. Insonnia o ipersonnia;
  5. Agitazione o rallentamento psicomotorio (osservabile dagli altri e non attraverso sentimenti soggettivi di sentirsi rallentato);
  6. Faticabilità o mancanza di energia;
  7. Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati;
  8. Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione;
  9. Pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire) o ricorrente ideazione suicidaria

Tali sintomi risultano importanti dal punto di vista clinico.

Come prevenire la depressione post partum

La depressione post parto

Episodi di alterazione dell’umore possono insorgere durante o nelle quattro settimane successive alla gravidanza.

Nonostante le stime differiscano in base al periodo di follow-up dopo il parto, tra il 3 e il 6% delle donne, avrà l’esordio di un episodio depressivo maggiore durante la gravidanza oppure nelle settimane o mesi successivi al parto. Il 50% degli episodi depressivi maggiori nel post partum inizia prima del parto.

Pertanto, questi episodi sono definiti collettivamente come episodi peripartum. Le donne con episodi depressivi maggiori peripartum spesso presentano anche grave ansia e attacchi di panico. Studi prospettici hanno dimostrato che i sintomi dell’umore e dell’ansia durante la gravidanza, così come il “baby blues” aumentano il rischio per un episodio depressivo maggiore post partum, l’esordio nel peripartum degli episodi dell’umore può presentarsi sia con caratteristiche psicotiche sia senza.

L’infanticidio è più spesso associato agli episodi psicotici post partum caratterizzati da allucinazioni che ordinano di uccidere il neonato oppure da deliri di possessione demoniaca del neonato, ma si può verificare anche durante gravi episodi di alterazione dell’umore post partum privi di deliri e allucinazioni. Gli episodi di alterazione dell’umore (depressivo maggiore o maniacale) post partum con caratteristiche psicotiche sembrano verificarsi in parti da 1:500 a 1:1000 e possono esser più comuni nelle donne primipare.

Il rischio di episodi post partum con caratteristiche psicotiche risulta particolarmente aumentato per donne con precedenti episodi di alterazione dell’umore post partum ma è elevato anche per le donne con una precedente storia di un disturbo depressivo o bipolare (soprattutto di disturbo bipolare) e quelle con una storia familiare di disturbo bipolare. Una volta presentato un episodio post partum con caratteristiche psicotiche, il rischio di ricaduta per ogni successivo parto è tra il 30 e il 50%. Gli episodi post partum devono esser differenziati dal delirium del post partum, che si distingue per un livello fluttuante di coscienza o di attenzione. Il periodo post partum è unico riguardo al grado di alterazioni neuroendocrine e adattamenti psicosociali, al potenziale impatto dell’allattamento al seno sulla pianificazione del trattamento e per le implicazioni a lungo termine di una storia di disturbo dell’umore post partum sulla successiva pianificazione familiare (DSM V, 2013).

Come funziona il test di Edimbugh

Esistono diversi strumenti per valutare l’esistenza di una sintomatologia depressiva. Tra questi, molto usato, è il test di Edimburgh ma più che un test può essere definito un questionario di autovalutazione. Non ha nessun valore diagnostico ma può essere indicativo della condizione psicologica dell’individuo. È utilizzato prevalentemente per verificare autonomamente l’esistenza o meno di una condizione di depressione pre o post partum.

Una valida diagnosi può essere effettuata solo attraverso una visita specialistica.

È formato da 10 item che valutano alterazioni dell’umore (tristezza, felicità, pianto, allegria), possibili condizioni di colpa, l’esistenza di preoccupazioni, ansia o panico, la capacità concentrativa, l’insonnia, l’esistenza di pensieri suicidari.

Ad ognuno di essi viene attribuito un punteggio che varia da 0 a 3.

La valutazione riguarda la possibile esistenza di una sintomatologia depressiva in corso per la quale è consigliata la consultazione di uno specialista che possa fornire un quadro più dettagliato sulla sua insorgenza, sulla diagnosi e sulla cura da seguire.

Cosa si intende con il termine "scala di Edimburgo"

La scala di Edimburgh o Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) nasce negli anni ’80 poiché l’esperienza clinica, sia nei paesi ricchi che poveri, mostrava l’esistenza di sofferenza specifica delle donne durante  e dopo la gravidanza tanto da alterare la cura e l’accudimento del bambino. Ma non solo. Era palese anche la difficoltà di affrontare in maniera serena l’allattamento e la relazione matrimoniale.

La scala uno strumento di screening concepito per individuare la depressione post partum. È utilizzato nei servizi soci-sanitari ma anche in altre situazioni al fine di effettuare ricerche specifiche e raccogliere dati significativi per valutare e prevenire l’insorgenza di sintomatologie legate al periodo perinatale. Queste informazioni servono ad aiutare le neomamme e le loro famiglie  durante un periodo particolarmente significativo.

Esistono però alcune criticità valutate esclusivamente a livello personale, nonché professionale:

  • il test può risultare alterato nel momento in cui una donna non accetta la propria condizione e pertanto non risponde rispettando i punteggi;
  • l’autovalutazione produce un senso di svalutazione ulteriore e potrebbe indurre un peggioramento della condizione;
  • non sempre la donna sa a chi rivolgersi considerando che tale situazione spesso la vive poiché sola.
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Risultati del test e come intervenire

Valori significativi (tra 20-30) al test inducono la presenza di depressione o una sintomatologia depressiva che richiede l’intervento immediato di uno specialista. L’alterazione dell’umore viene spesso associata a fattori neuroendocrini ma diversi studi, riportati  anche nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali – V (2013), attribuiscono un’importanza di natura clinica a tale insorgenza spesso legata a fattori precedenti al puerperio stesso.

È quindi importante rivolgersi ad un consultorio, al ginecologo di fiducia, a personale qualificato per diagnosticare ed intervenire anche attraverso un sostegno psicologico, in modo tale da aiutare la neomamma a sostenere un momento di particolare rilevanza sul piano psico-fisiologico.
Sono anche ragguardevoli le relazioni familiari e sociali che fungono da supporto emotivo. Molto spesso, infatti, la donna per non essere di peso non ne parla, ma è importante, al fine di evitare disagi e compromissioni più significative della relazione madre-bambino, fare un piccolo sforzo.

Talvolta tale condizione non è consapevole, è quindi opportuno comunicare il proprio stato d’animo e i propri pensieri a chi può ascoltare. Molte donne, sole, hanno paura di farlo e si ritirano considerando di potercela fare da sole. Ma questo non sempre è possibile poiché non è una condizione che stabilisce lei stessa ma si tratta di uno stato che insorge in conseguenza di un evento.

Di opportunità ce ne sono tante, sia a livello pubblico che privato. Perché non sfruttarle?

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