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La nascita prematura e la terapia intensiva neonatale

di Emanuela Cerri - 22.07.2009 Scrivici

prematur
La nascita prematura o patologica è vissuta quasi sempre dalla famiglia come un evento traumatico a causa del suo carattere inaspettato e urgente e tutto ciò incide profondamente sulle dinamiche interne familiari

La nascita

prematura o patologica

è vissuta quasi sempre dalla famiglia come un evento traumatico a causa del suo carattere inaspettato e urgente e tutto ciò incide profondamente sulle dinamiche interne familiari; il conseguente ricovero del piccolo in

T.I.N (terapia intensiva neonatale)

contribuisce ulteriormente a turbare il sistema familiare. Per i genitori affrontare una nascita problematica è come se il tempo rimasse congelato ai momenti pre e post-partum, creando una scissione tra quella che era la vita familiare prima della nascita e quella futuro che seguirà.

La narrazione dell’evento traumatico da parte dei genitori

tende ad essere ripetuta più volte, ma è sempre uguale

, il loro dolore, il senso di impotenza e di colpa non trovano una via di uscita. Una comunicazione empatica attraverso l’ascolto attivo e la formulazione di ipotesi e di un’altra visione può aiutare il genitore a trovare una spiegazione più tollerabile a quanto è accaduto.

La nascita prematura o patologia porta, inoltre, il sistema familiare a doversi aprire e confrontare con un altro sistema, quello sanitario il cui contesto istituzionale

sancisce i ruoli e determina i vincoli delle parti coinvolte

. Tra gli attori coinvolti ci deve essere uno scambio comunicativo positivo se il problema intende essere superato in termini relazionali nel migliore dei modi. Il primo incontro con i genitori con la struttura sanitaria è fondamentale poiché è il primo momento in cui si gioca la relazione tra i due. Un operatore che si presenta per nome e stringe la mano di un genitore che entra per la prima volta in una T.I.N. pone già le basi per un rapporto futuro di stima e fiducia reciproca.

La prima accoglienza

richiede dunque maggiori capacità  relazionali da parte degli operatori sanitari: deve essere il più  efficace possibile pur avendo poco tempo a disposizione.

Accoglienza non è sinonimo di accettazione secondo il linguaggio ospedaliero, non è solo una procedura ma è anche un valore e un mettere a proprio agio l’altro, mostrare interesse e prestare attenzione all’altro ma anche a se stessi.

E’ importante anche accogliere il silenzio

cioè riconoscere l’esistenza di un tempo interiore nell’altro per il suo dialogo interno e questo consente anche agli operatori di prendersi del tempo, è un rispettare i propri tempi e quelli dell’altro. Il silenzio dei genitori può assumere diversi significati, ma quando si protrae per molto tempo ed è accompagnato da un atteggiamento passivo davanti all’incubatrice può rappresentare una grossa difficoltà che essi incontrano nell’interagire con il piccolo. Il medico e l’infermiera possono incoraggiare i genitori, in questo caso, ad avvicinarsi al neonato e aiutarli a decifrare il suo linguaggio,

il piccolo è in grado di esprimersi attraverso un repertorio di segni ed esprime ciò  che prova e che sta vivend

o; attraverso la sua corporeità riesce ad esprimersi e a comunicare con chi lo circonda. Il momento della dimissione è altrettanto importante: i genitori si pongono molte domande sul come sarà il dopo.

L’arrivo a casa paradossalmente più si avvicina e più spaventa.

Gli operatori sanitari devo attuare un intervento assistenziale e relazionale con l’obiettivo di potenziare le risorse dei genitori, per farli acquisire una certa autonomia e capacità  decisionale rispetto al piccolo e aumentando la propria autostima si sentiranno maggiormente capaci di affrontare la situazione da soli a casa. Tuttavia capita spesso di trovarsi di fronte a genitori o madri sole che vivono in condizioni precarie (in termini di salute ed economici) e con una scarsa rete di sostegno familiare e amicale. In questi casi è necessario interagire e collaborare con altri servizi presenti sul territorio.

Non bisogna correre il rischio di etichettare il bambino nato prematuramente per tutta la vita come ex prematuro

. Il personale deve superare i propri ed altrui pregiudizi sulla prematurità e deve saper trasmettere ai genitori gli aspetti vitali, positivi del piccolo e vedere in lui delle potenzialità future!


Dott.ssa GIULIANA APREDA
Psicologa psicoterapeuta

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