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Baby cooling, la terapia per i neonati che hanno subito una mancanza di ossigeno

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Cos'è la baby cooling, la terapia del freddo che riduce i rischi di morte e disabilità nei neonati asfittici

Baby Cooling

Curare con il freddo un neonato che ha subito un'asfissia alla nascita e che rischia di adare inconto a seri deficit e anche alla morte? Si può, con la terapia chiamata baby-cooling. Si tratta di una tecnica nata negli Stati Uniti e dal 2009 disponibile anche in Italia in molti reparti di neonatologia degli ospedali italiani. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e in che modo questo trattamento può rivelarsi utile per i bambini che hanno avuto un problema di asfissia.

Neonato asfittico

Con il termine ipossia si definisce una parziale o totale carenza di ossigeno in uno o più tessuti del corpo incluso il sangue; il termine asfissia indica la condizione in cui gli scambi gassosi polmonari o placentari sono alterati; l’ischemia è la riduzione o l’interruzione del flusso ematico conseguente a ipotensione o occlusione vasale. Nel neonato asfittico, l’ipossia e l’ischemia cerebrale vanno di pari passo e si parla in genere di danno ipossico-ischemico.

L'Istituto Superiore di Sanità precisa che l’encefalopatia ipossico-ischemica è una delle maggiori cause di morte neonatale e disabilità neurologica nel bambino. L’incidenza stimata è di circa 1-2/1000 nati a termine e fino al 60% nei neonati prematuri di peso inferiore a 1500 grammi.

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Conseguenze dell'asfissia neonatale

Senza un trattamento immediato, i neonati asfittici sono a rischio non solo di gravi danni cerebrali, ma anche della morte (si stima che circa il 15-20% dei neonati che sviluppano una EII).

Una mancanza di ossigeno alla nascita può, quindi, dare inizio ad una serie di processi negativi a catena che causano la graduale morte delle cellule cerebrali con conseguenti danni al cervello, un alto rischio di handicap motori e intellettivi e necessiteranno per gran parte della loro vita di assistenza e di una spesso costosa riabilitazione.

Baby cooling e ipotermia terapeutica, che cos'è

I neonati che nascono con problemi di ossigenazione dei tessuti vengono attualmente sistemati, entro poche ore dalla nascita, nella tradizionale incubatrice, invece la nuova terapia prevede un raffreddamento controllato del corpo fino ad arrivare a 33 gradi e mezzo. In questo modo il cervello invia un numero inferiore di richieste metaboliche e l’organismo ha il tempo di riprendersi.

Cura ipotermica per i neonati

La terapia, chiamata tecnicamente ipotermia terapeutica, va attuata entro sei ore dalla nascita e ha una durata di settantadue ore. Il bambino viene tenuto sotto uno strettissimo monitoraggio sia nelle sue funzioni cerebrali che in quelle vitali. La baby cooling prevede che i neonati vengano collocati su uno speciale materassino raffreddato a 33 gradi per tre giorni e secondo i risultati emersi dallo studio.

Secondo gli esperti la cura ipotermica è praticamente l’unica terapia che permette ai bambini nati con encefalopatia ipossico-ischemica provocata da un parto difficile o di limitare i danni cerebrali.

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che i bambini asfittici alla nascita sottoposti a terapia ipotermica migliorano non solo e loro possibilità di crescere senza handicap o disabilità, ma anche di avere un QI più alto in età scolare. I benefici effetti della cura ipotermica, dunque, sarebbero a lungo termine.

Gli studi recenti hanno concluso che l'ipotermia terapeutica può ridurre la possibilità di gravi lesioni cerebrali del 25% ma è molto importante che la terapia venga attuata poco dopo la nascita, nel più breve tempo possibile, perché le cellule cerebrali cominciano a morire dopo pochi minuti dalla mancanza di ossigeno. 

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Linee guida ipotermia terapeutica

Quando e come viene eseguita l'ipotermia terapeutica neonatale? Ecco alcune indicazioni condivise:

  • il trattamento viene applicato a neonati a termine o vicino al termine (età gestazionale superiore o pari a 36 settimane), con un peso corporeo pari o superiore a 1,8 chilogrammi, che presentano un quadro di encefalopatia ipossico-ischemica di grado moderato o severo, secondaria ad una asfissia perinatale, definita da determinati criteri (sono esclusi i bambini con più di 6 ore di vita e anomalie congenite) ;
  • il neonato che nasce in asfissia e che presenta alcune particolari caratteristiche cliniche viene al più presto sottoposto a elettroencefalogramma ad ampiezza integrata e, se anche questo esame è alterato, gli viene abbassata la temperatura corporea fino ai 33,5° e mantenuta tale per 72 ore;
  • durante l’ipotermia il neonato viene assistito in modo intensivo, con monitoraggio della pressione arteriosa, della glicemia, valutazione ecocardiografica, eventuale supporto farmacologico cardiovascolare, gestione degli elettroliti per possibile insorgenza di complicanze d’organo. Le lesioni cerebrali vengono monitorate mediante elettroencefalogramma continuo ed ecografia cerebrale;
  • al termine delle 72 ore la temperatura corporea viene riportata progressivamente a valori normali ma il riscaldamento deve essere molto lento, con incrementi di mezzo grado ogni ora.
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