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Parto distocico: significato, conseguenza e complicanze

di valentina vanzini - 26.04.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Che cos'è il parto distocico? Quali sono le cause, le conseguenze e complicanze? Vediamo cosa sappiamo di questo difficile parto

Il parto distocico è un parto difficoltoso, che può rappresentare una vera e propria emergenza ostetrica. Non è definibile in modo assoluto: con il termine distocia si intende infatti un travaglio complicato, difficile o addirittura "ostruito", che abbraccia una serie di problematiche che impediscono al feto di discendere lungo il canale cervicale come dovrebbe, provocando differenti conseguenze.

Ciò dunque che caratterizza tutti i tipi di parto distocico è la mancata progressione della fase finale della gravidanza, con il blocco dell'espulsione del feto. L'equipe medica provvede, generalmente, a identificare il tipo di distocia, che può essere meccanica (dovuta a una scarsa dilatazione del canale cervicale), dinamica (con l'utero che non si contrae abbastanza), legata al peso/posizione del bambino o alla conformazione del bacino della madre.

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Parto distocico: panoramica e manovre

Per parlare di distocia dobbiamo, innanzitutto, parlare di travaglio. Nel travaglio, la fase attiva inizia quando la dilatazione è di circa sei centimetri e, nella normalità, dovrebbe durare più tre ore, con cambiamenti del canale cervicale e contrazioni adeguate. Alla fase attiva segue una seconda fase di esplusione con una completa dilatazione e spinte regolari fino al parto.

Quando una delle due fasi in questione si arresta o rallenta, senza sensibili cambiamenti o con difficoltà evidenti, si può effettivamente parlare di distocia. Una volta preso atto della situazione l'ostetrica può ricorrere a delle manovre finalizzate a evitare il più possibile traumi alla madre e al bambino.

La prima è la Manovra di Kristeller, durante la quale l'ostetrica si posizione a fianco della partoriente e spinge, per mezzo del suo avambraccio, sul fondo dell'utero durante la contrazione al fine di favorire l'espulsione naturale. La seconda è la Manovra di McRobert, che si mette in atto quando il bambino non riesce a essere espulso più in là della testa: in questo caso, l'ostetrica flette contro l'addome le cosce della madre per dare una spinta ulteriore.

L'ultima è la Manovra di Wood, che prevede l'inserimento della mano del medico o dell'ostetrica nella vagina per ruotare il feto in modo tale da metterlo nella posizione corretta per far progredire il travaglio e arrivare alla fine del parto in modo naturale.Le alternative alle manovre, qualora fossero inefficaci, sono due: l'uso di forcipe e ventosa o il parto cesareo.

Parto distocico: cesareo, forcipe e ventosa

Come già detto, qualora le manovre ostetriche non fossero raccomandabili o qualora fossero inefficaci, le alternative sono il parto cesareo o l'uso di forcipe e ventosa. Per quanto riguarda il parto cesareo, in Italia la distocia dinamica è una delle sue principali indicazioni e rappresenta il 70% di questo tipo di parti. 

Se si opta per il parto cesareo, verrà praticata un'anestesia loco regionale (o, in caso d'emergenza, per il blocco spinale o l'anestesia generale) per consentire al medico chirurgo di praticare una doppia incisione, la prima sulla parete addominale e la seconda su quella uterina, facendo attenzione alla posizione del nascituro. Il bambino viene quindi estratto manualmente.

L'utilizzo di forcipe e ventosa è, ormai, sconsigliata ed è una pratica usata in casi estremi d'emergenza. In queste situazioni, il forcipe, strumento a forma di pinza, viene utilizzato per estrarre il feto. Lo stesso vale per la ventosa, che presentandosi come un cappuccio con annesso aspiratore, crea un vuoto e "risucchia" il nascituro.

Parto distocico: cause

Come abbiamo già detto all'inizio, le cause del parto distocico sono tante, tutte diverse. In generale è possibile definirle come delle anomalie che rendono difficile o impossibile il travaglio e, conseguentemente, il parto eutocico (cioè fisiologico). Riguardo alle distocie meccaniche, le anomalie più comuni riguardano le già citate contrazioni uterine scarse, ma anche la presenza di una stenosi cicatriziale o una scarsa apertura del collo uterino.

Per ciò che concerne invece le distocie dinamiche, si possono enumerare l'arresto della discesa del nascituro, il travaglio protratto per oltre dodici ore (spesso accompagnato da diagnosi di inerzia uterina) e, soprattutto, le problematiche relative al peso e alla posizione del feto.

Queste ultime sono proprio tra le cause più frequenti del parto distocico, e si dividono in:

  • Spropozione fetopelvica. Il nascituro risulta di proporzioni superiori rispetto alla pelvi della madre. L'equipe medica, sulla base di esami obiettivi, decide se optare per una manovra di riposizionamento o per il taglio cesareo;
  • Posizione podalica. Il nascituro si presenta con la testa rivolta verso l'alto e i piedi in basso. Il bambino potrebbe anche presentarsi con le anche estese, con le anche flesse o con anche e ginocchia flesse. Anche in questo caso, occorre valutare manovre di posizionamento o taglio cesareo.
  • Distocia di spalla. Si tratta di una condizione rara, ma non impossibile. In sostanza il bambino si presenta nella posizione giusta, ma la spalla anteriore resta bloccata impedendo, di fatto, il parto vaginale. Generalmente, in questo caso, basta la manovra di Wood per far progredire il parto.

A volte anche stress, ansia e condizioni di particolari spossatezza possono allungare il travaglio e dare il via a un parto distocico. È dunque necessario cercare di arrivare al momento finale della gravidanza iil più possibile in forma, in salute e correttamente monitorare, prendendoci cura di noi.

 
 

Parto distocico: conseguenze

Il parto distocico non è una condizione rara e generalmente non ci sono conseguenze se l'equipe è in grado di intervenire correttamente e in tempo. Tuttavia, occorre citare che nel 2018 le linee guida dell'OMS ha definito la manovra di Kristeller come non raccomandata. Lo stesso vale per l'utilizzo del forcipe o della ventosa, che possono avere conseguenze gravi.

Fonti articolo: msdmanuals, OMS, Medscape

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