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Anossia durante il parto: cause e conseguenze

di Francesca Capriati - 21.03.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Anossia durante il parto: anossia e ipossia durante il parto. Cause e conseguenze. Quando è negligenza dei medici e come capire se c'è sofferenza

Anossia durante il parto

Al giorno d'oggi le lesioni e i danni al bambino durante il parto sono un evento molto più raro rispettoso a qualche anno fa grazie alle migliori e più accurate valutazioni prenatali che è possibile fare con l'ecografia, ma anche all'uso sempre meno frequente del forcipe e del ricorso al parto cesareo in determinate condizioni. L'anossia durate il parto è senza dubbio una delle lesioni più gravi, ma cos'è e quali sono le sue conseguenze?

In questo articolo

Anossia o ipossia

L'anossia è una completa mancanza di ossigeno che non raggiunge organi e tessuti importanti nel corpo. L'ipossia si riferisce alla riduzione di ossigeno.

Le cause

L'apossia e l'ipossia durante il parto possono essere causate da diversi fattori, come:

  • distacco di placenta prima del parto;
  • infezioni fetali;
  • presentazione fetale anomala;
  • lesione da parto causata dal forcipe o ventosa;
  • errore nella rianimazione;
  • compressione del cordone ombelicale;
  • sproporzione cefalo-pelvica.

Con la definizione di parto distocico si indica un parto che non si svolge in maniera fisiologica e che è caratterizzato da alcune complicanze gravi, tali da richiedere l'uso del forcipe e della ventosa o del taglio cesareo. Tra le principali cause di un parto distocico troviamo:

  • eccessivo peso del bambino;
  • presentazione anomala del feto;
  • distocia dinamica: l'utero a difficoltà a contrarsi;
  • distocia meccanica: problemi nella dilatazione del canale cervicale;
  • una conformazione del bacino che rende difficile la fuoriuscita del bimbo.

Cosa comporta la mancanza di ossigeno alla nascita?

E' importante sapere che una privazione di ossigeno a qualsiasi livello durante il parto può essere devastante per la salute del bambino: può causare l'encefalopatia ipossico-ischemica che può provocare danni cerebrali e paralisi cerebrale. L'anossia cerebrale è una condizione grave che spesso provoca danni cerebrali permanenti e nei casi peggiori, può essere fatale.

Indipendentemente dalla causa i bambini colpiti da ipossia o anossia appaiono pallidi, senza vita, con respiro debole (o completamente assente), frequenza cardiaca molto lenta.

E' necessario far ricorso, quindi, alle tecniche di rianimazione immediatamente dopo la nascita (utilizzo del pallone o di una maschera da rianimazione o intubazione endotracheale.

Uno dei trattamenti più comuni per l'anossia e/o l'ipossia è l'ipotermia terapeutica, o terapia del freddo: la temperatura corporea del neonato viene abbassata per 72 ore e ciò può rallentare il danno cerebrale impedendo ad altre cellule di subire danni.

Quando iniziano le contrazioni e si entra in travaglio gli operatori sanitari monitoreranno lo stato i salute e di benessere del feto con un apparecchio chiamato cardiotocografo. Vengono utilizzate due sonde ad ultrasuoni che vengono poste sulla pancia e che registrano l'entità delle contrazioni e il battito cardiaco del bambino. Interpretando correttamente i dati che emergono dal monitoraggio gli operatori possono rendersi conto se il bambino dovesse andare in sofferenza.

Anossia nel parto e negligenza

Gli operatori sanitari devono essere molto attenti e competenti nel monitorare la salute della madre e del bambino durante la gravidanza, il travaglio e il parto. Se i medici riconoscono una sofferenza fetale e agiscono rapidamente, potrebbero essere in grado di evitare gravi complicazioni come l'anossia e l'ipossia alla nascita.

Se il medico non riconosce la sofferenza fetale o non interviene in modo tempestivo, può essere ritenuto responsabile per eventuali lesioni subite dal bambino.

E' bene ribadire che alcuni esiti sfavorevoli del parto sono dovuti a circostanze imprevedibili al di fuori del controllo di chiunque. Ma è altresì vero che esistono degli standard, delle linee guida che i medici devono seguire durante il travaglio e la gestione di eventuali complicazioni.

Laddove si dimostrasse che i medici non hanno seguito le indicazioni e i protocolli, essi possono essere ritenuti responsabili per le lesioni e i costi che ne derivano.

Fonti

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