Home partner speciale prevenzione airc

Storia di Michela: dal tumore alla maternità

di Redazione PianetaMamma - 29.04.2013 Scrivici

benedetta-parodi-testimonial-airc
Michela scopre a soli 21 anni di avere un tumore. Ecco la sua testimonianza, piena di speranza e a sostegno della ricerca

Unitevi con Pianeta Mamma e tutte le donne per favorire la ricerca sul cancro con un fiore che può trasformarsi in una grande forza e mettere il cancro all'angolo.
Con l’Azalea della Ricerca, domenica 12 maggio puoi rendere i tumori delle donne sempre più curabili. Trova la piazza sul sito

www.lafestadellamamma.it

Nel giugno del 2006 Michela fa la barista in uno chalet, è estate, ha un vestito scollato, e si accorge di una piccola

pallina

posizionata all’incirca sotto il braccio destro.  Durante l’estate questa pallina s’ingrossa fino a farsi notare anche sotto i vestiti. Il medico le prescrive un’ecografia, rassicurandola del fatto che sicuramente si tratta di una semplice ciste. L’ecografia però mostra una

massa

che non è associabile a una ciste. Michela viene quindi sottoposta a una risonanza e in seguito a una TAC.  Da questi esami i medici non riescono a capire di cosa si tratta. In breve tempo le viene fissato un intervento per la rimozione della massa con il dottor Trignani presso l’Ospedale Torrette di Ancona. Le analisi sui campioni prelevati sono molto lunghe.

LEGGI ANCHE: Il cancro in gravidanza


Io avevo qualche sospetto, qualche conoscenza medica ce l’ho anche io. Le analisi tardavano e dalle parole dei medici capisco che la cosa non era rassicurante. Lo stesso non sei mai preparata a sentirti dire che hai un tumore

” . Il 5 dicembre 2006 arriva la diagnosi, è un

sarcoma

.

"

E’ stata una scena surreale. I miei genitori erano già stati avvisati e hanno aspettato sulla porta dello studio medico. E io e mia sorella siamo entrate. Lì per lì quando il dottore mi ha comunicato che avevo un tumore non mi sono persa d’animo e ho chiesto cosa c’era da fare. Il pianto è arrivato quando sono uscita”

. Ma Michela è forte e non si perde d’animo. Viene contattato uno specialista a Milano, il

Dottor Gronchi

, il quale spiega che si tratta di un

sinovial-sarcoma di III grado ad alto rischio Ewing-Like.

LEGGI ANCHE: Bambini al sole: più sono piccoli, più ci vuole attenzione


Il 9 gennaio 2007 si reca all’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano.

Ho incontrato il dott. Gronchi. Un uomo molto affascinante e un medico preparatissimo. Mi ha aiutato molto essere in cura da lui, e ancora oggi è disponibile a rispondermi ogni volta che mi viene qualche domanda”

.

Viene sottoposta a una prima operazione di impianto del catetere portcath e inizia la

chemioterapia

. Nei periodi in cui torna a casa la sua vita prosegue normalmente.

Io stavo combattendo la mia battaglia, ma non volevo che il tumore mi impedisse di fare una vita normale. Continuavo a studiare e andare a ballare con le mie amiche. Tutti mi dicevano che ero forte, ma io non mi sentivo forte, volevo solo che non si fermasse tutto perché avevo un problema

.

La cosa che mi faceva stare peggio era avere intorno persone sempre tristi. La cosa più dura era mostrarsi forte per gli altri, più che esserlo solo per me stessa, quello mi veniva facile”

Il 20 marzo subisce un secondo

intervento

durante il quale oltre alla recidiva le asportano il

muscolo

grande rotondo, una parte del muscolo grande dorsale e una piccola porzione di scapola per la biopsia. Pochi giorni dopo arrivano i risultati: recidiva completamente necrotica, margini liberi e nessun segno di malattia vitale.

Nonostante i risultati positivi finisce il programma di cure come da protocollo con 3 cicli di chemioterapia postoperatori e 30 giorni di

radioterapia

. Una volta finite le cure riprende gli studi e si laurea.

LEGGI ANCHE: Il latte materno, scudo contro il cancro

Ho finito la radio il 13 giugno del 2007 e dal 17 al primo luglio ho dato 7 esami. Essere sempre attiva senza mai abbattermi è stato certamente un grosso stimolo alla guarigione. Ora sono felicissima, ho incontrato Carlo, una persona meravigliosa. Penso sempre che se la sofferenza che ho subito serviva per portare a questa felicità, allora quasi quasi ringrazio di averla provata

.”

Michela e Carlo si sono sposati a giugno del 2012 e adesso

aspettano un bambino

.

Michela è al

sesto mese di gravidanza

(a novembre entra nel settimo) e a febbraio nascerà Andrea.

“Ho imparato a non perdere mai l’occasione, perché questa esperienza ti fa capire che il tempo a disposizione non è mai tutto quello che ti aspetti. Basarsi sempre su ciò che è veramente importante, non tralasciare mai niente. Io adesso penso che niente sia superfluo, perché tutto è parte della mia vita, da ogni piccola cosa alle cose fondamentali”.

Intervista a Michela

Da questa esperienza difficile che hai vissuto, quali sono secondo te le misure necessarie da adottare per prevenire il cancro, e soprattutto intervenire in modo tempestivo?

Ho imparato che alla prima avvisaglia bisogna intervenire con i controlli. Sono diventata più assillante con me stessa e un po’ più ansiosa, ma nel giusto, senza entrare subito in panico. Magari faccio una visita in più rispetto a prima.

Come hai superato la paura e le emozioni provate alla notizia della malattia?

Ho scoperto in me una forza innata che non credevo di avere e che non possedevo prima.  Ho contratto il cancro molto giovane mentre preparavo la tesi, ma ho continuato i miei studi e ho voluto, per quanto fosse possibile,

non cambiare le mie abitudini e i miei ritmi. L’università è stata per me uno stimolo in più per lottare contro la malattia e reagire.  Inoltre gli studi che stavo effettuando, scienze motorie, sono stato un supporto nella conoscenza

del mio corpo e di come potevo reagire. L’apporto medico è stato inoltre fondamentale. Ho trovato nell’intera equipe che mi ha seguito un’umanità che non è scontata. Mi hanno spronato a reagire, ad essere reattiva. Avevano un sorriso per tutti e una dedizione encomiabile verso tutti i pazienti.

Un messaggio di speranza che ti sente di dare

?

Mi sento di consigliare di  guardare la situazione con un occhio più positivo, perché in questo modo il nostro corpo può reagire meglio alla terapia. Per quanto a volte sia veramente difficile, bisogna continuare la propria vita e cercare il positivo, attaccarsi alla vita con tutte le proprie forze.

In cosa soprattutto ti è cambiata la vita dopo questa esperienza

?

Durante la malattia, la forza che ho scoperto in me, mi ha permesso di lottare. Tutto passa in secondo piano.Molti problemi, che prima potevano apparire insormontabili, perdono di importanza. Tutto si affronta in maniera diversa e si apprezzano di più le piccole gioie quotidiane. Ora per me è una grande emozione sapere che ho superato la malattia e vedere mio figlio davanti a me che mi sorride. Tutte le emozioni più belle si amplificano e guardi la vita con occhi diversi. Inoltre convivo con un pezzo di spalla che manca ma non lo vedo come qualcosa di negativo. E’ là per ricordarmi quello che ho vissuto e la mia vittoria sul cancro.

gpt inread-altre-0

articoli correlati