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Il latte materno come scudo contro il cancro

di Monica De Chirico - 29.04.2013 Scrivici

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Allattare i neonati al seno è uno strumento di prevenzione. Porta benefici alla salute di mamma e bambino, anche contro il cancro o quando il cancro c'è già stato

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Sotto il riparo del latte

Allattare i neonati

al seno è uno strumento di

prevenzione

che porta benefici alla salute di mamma e bambino. Anche

contro il cancro

o quando il cancro c'è già stato

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L'allattamento al seno

(quando è possibile e gradito)

porta tanti e tali benefici al bambino, alla madre, alla famiglia,

al sistema sanitario e alla società, documentati da numerose ricerche, che non dovrebbero esserci dubbi sulla necessità di promuovere questa pratica. Si legge così nella

Dichiarazione degli Innocenti

(siglata nel 1990 dopo un convegno internazionale sull'allattamento al seno presso lo Spedale degli Innocenti di Firenze) e nella Dichiarazione congiunta dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Unicef.

Secondo le linee guida internazionali, seguite anche in Italia, l'ideale sarebbe

allattare in modo esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino

, a partire dalle prime ore dopo la nascita, e fino ai due anni o anche dopo, integrando l'alimentazione con altri cibi.

Molti medici e ricercatori oggi sostengono l'unicità e

l’importanza dell'allattamento materno

con raccomandazioni basate sui risultati di numerosi studi che dimostrano come un gesto naturale come allattare il proprio figlio abbia tanti benefici fisici e psicologici.



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"Quasi sempre quando si parla dei benefici dell'allattamento ci si riferisce a quelli del bimbo, ma anche la salute della mamma è favorita sotto tanti punti di vista, incluso quello oncologico"

dichiara Fedro Peccatori, direttore dell'Unità di trapianto allogenico all'Istituto europeo di oncologia di Milano che si dedica anche alle problematiche legate a fertilità, gravidanza e

allattamento dopo il cancro.

Come spiega l'oncologo, allattare al seno

riduce il rischio di sanguinamento dopo il parto, stimola l'utero

a ritornare alle sue dimensioni naturali, tiene sotto controllo il glucosio r

iducendo il rischio di diabete,

facilita il ritorno al peso forma e riduce, appunto, il rischio di tumore.

"La

protezione maggiore è quella contro i tumori al seno e all’ovaio

– i più influenzati dagli equilibri ormonali" continua Peccatori. Per il tumore alla mammella la letteratura parla chiaro: il rischio diminuisce del 4,3% per ogni anno di allattamento nelle donne che possono allattare al seno rispetto a quelle che non allattano.

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Nelle donne geneticamente più predisposte alla malattia (ovvero con mutazioni del gene BRCA1) si osserva il beneficio maggiore: il rischio si dimezza nelle donne con mutazioni del gene (meno 45 per cento di casi tra chi ha allattato), mentre in quelle con familiarità, cioè con altri casi di malattia in parenti strette ma senza la mutazione dimostrata, la riduzione arriva al 59 per cento.

I ricercatori hanno capito anche le ragioni biologiche che rendono l'allattamento al seno importante per la prevenzione del tumore. "La mammella si trasforma in gravidanza e con l'allattamento completa la sua maturazione" spiega Peccatori. "E così le cellule del seno sono più resistenti alle mutazioni precancerose".

L'allattamento, inoltre, blocca la produzione di ormoni ovarici e livelli di estrogeni più bassi sono garanzia di protezione contro il carcinoma mammario e, molto probabilmente, anche di quello ovarico.

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Molte neomamme hanno paura che sia pericoloso allattare dopo che si è avuto un cancro al seno e dopo gli interventi chirurgici o di chemio o radioterapia, ma non bisogna temere nulla.

"Allattare al seno dopo un tumore mammario è possibile e sicuro"

spiega Peccatori

"e la mamma e il bambino possono trarne beneficio"

.

Ovviamente bisogna che l'allattamento sia gradito per la madre: se una donna non se la sente, non si deve sentire colpevole.

È importante però sfatare i dubbi su eventuali rischi per i figli di una ex paziente

: "Non è mai stato descritto un passaggio di cellule tumorali al bambino attraverso il latte materno, e i trattamenti oncologici effettuati dalla mamma non modificano la qualità del latte"

rassicura Peccatori.

Molte donne a volte hanno dubbi sulla possibilità di allattare al seno dopo il cancro, magari per il timore di non poter soddisfare il proprio piccolo allattando da una mammella sola. "Vorrei rassicurarle anche su questo" prosegue l'oncologo "una sola mammella è sufficiente: in molti casi il bambino si nutre da un solo seno, come nel caso dei gemelli, dei bimbi allattati da balie o delle usanze presenti in alcune etnie, che per ragioni culturali allattano da una mammella sola".

Anche la mammella sottoposta in passato a radioterapia produce latte, anche se in quantità un po' ridotta:

la scelta di allattare al seno dipende in questo caso da come si sente la madre.

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"L'allattamento al seno instaura una profonda comunicazione tra mamma e neonato" conclude Peccatori. "Per molte donne operate di tumore del seno, riuscire ad allattare ha portato benefici anche psicologici: è la paziente che si riappropria a pieno diritto del ruolo di madre e di donna".

Le controindicazioni

A VOLTE BISOGNA DIRE DI NO

Pur essendo molto limitati,

ci sono dei casi in cui l'allattamento al seno non è consigliato o è controindicato

. Non è opportuno, per esempio, che la mamma allatti

in caso di sieropositività o trattamento con farmaci contro l'AIDS, in caso di uso di droghe o di trattamento con chemio o radioterapia ancora in corso.

Esistono anche casi in cui una specifica conformazione fisica della mammella, magari dopo un intervento per rimuovere un tumore o per cause congenite, impedisce il corretto allattamento al seno: in queste situazioni è necessario dire no all'allattamento al seno, considerando comunque che dal punto di vista nutrizionale i latti in polvere prodotti oggi sono ottimi e sicuri.

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Una consulente certificata
SOSTEGNO PER CHI ALLATTA

Dal 1981 l'Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) ha posto l'accento sull

'importanza dell'allattamento al seno e del sostegno per le donne che lo scelgono

, anche solo per periodi brevi. "Per fornire questo supporto esistono figure specializzate riconosciute a livello internazionale come le IBCLC: International Board Certified Lactation Consultants" spiega Giulia Bellettini, pediatra dell'ASL di Milano e consulente IBCLC.

Si tratta di persone che ricevono una formazione specifica per diventare

consulenti dell'allattamento

(devono anche sostenere un esame) e sono in grado di gestire tutti gli aspetti di quest’attività anche in casi particolari come quelli di chi ha avuto un cancro. "In Italia" spiega la pediatra "questa figura è ancora poco conosciuta, ma negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le IBCLC sono riconosciute in quasi tutti gli ospedali". Per saperne di più è possibile consultare

il sito dell'associazione AICPAM

che raggruppa i consulenti in allattamento materno che operano in Italia

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