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Il cancro in gravidanza

di Monica De Chirico - 29.04.2013 Scrivici

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Molte persone pensano che tumori e gravidanza non possano coesistere, in realtà non è più così: il cancro è una battaglia che si può vincere e controllare, proteggendo anche la salute del bambino

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Essere incinta e avere un cancro

Ancora oggi molte persone pensano che tumori e gravidanza non possano coesistere, in realtà non è più così:

il cancro è una battaglia che si può vincere

e ci sono diverse possibilità per controllarlo, proteggendo anche la salute del bambino. Scoprire di avere

un tumore in gravidanza

non succede così spesso: capita una volta su mille. Tuttavia, poiché incorrere nella malattia è più facile con l’avanzare dell’età, e considerato che oggi le donne mettono al mondo il primo figlio più avanti nel tempo rispetto a una volta, nel mondo i casi stanno aumentando.

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Riconoscere i primi sintomi

Purtroppo, notare i primi sintomi in gravidanza è molto più complesso rispetto a quanto accade nelle donne non incinte, a causa delle trasformazioni a cui il corpo è sottoposto durante la gestazione. A questo si aggiunge uno stato psicologico particolare. Inoltre, in relazione al cancro al seno, tra i più comuni: aumento di volume, cambianti nella consistenza, mutazioni radicali possono trarre in inganno anche le donne più attente, e quindi creare difficoltà nel riconoscere la malattia. Fedro Peccatori, responsabile dell'Unità di trapianto allogenico dello IEO di Milano, commenta: "

Qualunque nodulo mammario con caratteristiche sospette va indagato dal senologo anche durante la gravidanza

, e nel caso che il nodulo sia maligno, è indispensabile rivolgersi subito a un centro ad alta specializzazione per i

tumori mammari

, dove vengono trattati anche questi casi".

Dal Messico le nuove terapie

"Oggi esistono molte più terapie rispetto a pochi anni fa, e anche il

tumore in gravidanza può essere trattato con tecniche chirurgiche e farmacologiche

che prima si ritenevano controindicate" afferma Alberto Luini, responsabile della Divisione di senologia dello IEO. "Alludo, per esempio, alla

quadrantectomia con biopsia del linfonodo sentinella

, una tecnica sicura e innocua per il feto che si può eseguire, in gravidanza, anche in anestesia locale".

Il cambiamento radicale per le donne incinte che scoprivano di avere un cancro è avvenuto negli anni Settanta dello scorso secolo, in

Messico

, grazie al

ginecologo Augustin Avilés:

fino ad allora, infatti, tumori e gravidanza erano ritenuti incompatibili e, spesso, purtroppo, alle donne veniva consigliato l’aborto.

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In trent’anni, Avilés ha curato 84 donne: 58 hanno avuto un trattamento chemioterapico nei primi tre mesi, portando tutte a termine la gravidanza con successo. Solo nel 5,8 per cento dei casi sono state riscontrate anomalie – tendenzialmente non gravi – nello sviluppo del bambino. Inoltre, i 43 nipoti delle donne curate, visitati tra i 3 e i 19 anni, avevano tutti uno stato psicologico, fisico e neurologico normale, mostrando spesso risultati scolastici migliori rispetto ai compagni.

"Questi dati" dice Peccatori "hanno aperto la via a un approccio più possibilista e anche alla conduzione dei primi studi scientificamente accettabili. Da quel momento, infatti, la comunità scientifica ha iniziato a interrogarsi sul fondamento della prassi, cioè su quali fossero le prove a sostegno di un approccio tanto cauto, che spesso aveva come risultato finale la rinuncia alla gravidanza, o alle cure e alla morte della madre".


Ancora pochi dati

Nonostante i dati oggi in nostro possesso non siano esaustivi, possiamo affermare che il 18 per cento dei bambini di donne che sono state sottposte a

chemioterapia

nei primi tre mesi di gravidanza, ha riscontrato dei problemi nello sviluppo. Interrompere la gestazione non significa sempre aumentare la sopravvivenza della madre, anzi: per quanto manchino studi definitivi, si  riscontra che spesso per salvare il piccolo, la mamma è più combattiva nel tener testa alla malattia. Inoltre oggi, grazie alla ricerca, le donne possono sottoporsi a

chemioterapia in maniera sicura, senza compromettere la salute del figlio.

Commenta Peccatori: "In generale riteniamo opportuno rimandare la chemioterapia dopo l'inizio del secondo quadrimestre, cioè dopo la sedicesima settimana.

Tra i farmaci più pericolosi vi è il metotressato

, sconsigliato anche nelle fasi successive della gravidanza per il rischio di un accumulo nel

liquido amniotico;

tra quelli più sicuri vi sono le antracicline,

antibiotici antitumorali

che sono stati utilizzati dopo il primo trimestre senza effetti collaterali evidenti sulla madre o sul feto: per esempio, una nostra casistica su 20 pazienti ha mostrato che non vi è un aumento di incidenza di

malformazioni congenite,

né ritardi nella crescita fetale. La gravidanza va comunque monitorata con estrema cura in un ambiente molto specialistico".

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Uno degli elementi più importanti è dunque quello di rivolgersi a un centro che abbia esperienza in questo tipo di casi. Dice ancora Luini: "La reazione della madre è estremamente variabile: molto dipende dal fatto che la gravidanza sia la prima o meno, e anche dal grado di cultura, dalle credenze religiose, dalle aspettative, dalle eventuali difficoltà avute per il concepimento, dall'approccio alla vita. Inoltre il suo modo di affrontare la malattia dipende anche da quanto le viene prospettato, e da come ciò viene fatto. Per questo avere come interlocutore un team multidisciplinare di specialisti che hanno alle spalle già diversi casi è senza dubbio importante. Da noi, all'IEO, per esempio, si è andato costituendo un vero e proprio gruppo multidisciplinare che, in collaborazione con la Clinica Mangiagalli dell'Università di Milano, si occupa specificamente di questi casi".

I reparti di oncologia generale tendono già a orientare le donne verso i centri specializzati, anche solo per un consulto. Quando viaggiare diventa difficile per via della gravidanza, i medici dei centri di riferimento si mettono in contatto con gli ospedali locali per permettere alla donna di continuare le terapie il più possibile vicino a casa. "I reparti di oncologia generale tendono già a orientare le donne verso i centri specializzati, anche solo per un consulto" conclude Luini. "Quando viaggiare diventa difficile per via della gravidanza, i medici dei centri di riferimento si mettono in contatto con gli ospedali locali per permettere alla donna di continuare le terapie il più possibile vicino a casa".

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Gli interrogativi degli scienziati

I ricercatori non hanno mai smesso di porsi domande sulla

relazione tra gravidanza e tumori:

ad esempio, oggi abbiamo la certezza che

gli ormoni collegati alla gestazione non provocano il cancro,

tuttavia ci chiediamo ancora se essi possano influire sulla comparsa di alcune specifiche tipologie.

Chiarisce Alberto Luini: "Sappiamo benissimo che

molti tumori della mammella sono legati agli ormoni, nel senso che estrogeni e progesterone possono stimolarne la crescita, ma è sbagliato dire che la causa dei tumori sia da ricercarsi negli ormoni

: la causa sta in alterazioni del DNA che per ragioni solo parzialmente note non vengono riparate".

In relazione, invece, al sistema immunitario: "Nessuno ha mai dimostrato un ruolo diretto” commenta Luini. “

Il sistema immunitario ha un ruolo nella sorveglianza del corpo

e probabilmente è coinvolto nella

difesa dai tumori,

ma i precisi meccanismi non sono noti, così come non è noto ciò che accade durante la gravidanza".

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Le medicine

L’americana Food and Drug Administration ha classificato in cinque categorie (dalla A alla E) i

medicinali che possono essere assunti dalle donne incinte: quelli anticancro appartengono alla fascia D,

non totalmente sicuri per il bambino. Proprio per questo motivo, l'American Society for ClinicalOncology ha creato una commissione di esperti con il compito di fissare delle regole valide a livello internazionale per la

cura del tumore al seno in gravidanza,

che saranno utili agli oncologi di tutto il mondo per affrontare la malattia in modo sicuro ed efficace.

E’ membro del comitato anche Antonella Surbone, insegnante di medicina alla New York University e scrittrice del libro Cancer and Pregnancy:

"I tumori in gravidanza, pur restando una patologia molto rara, sono in aumento perché molte donne pospongono la gravidanza sino ad età più mature di un tempo

” ha affermato Surbone. “Fortunatamente, l'esperienza oncologica e ostetrica si è molto accresciuta, e

oggi è possibile, in molti casi, salvare sia la madre sia il suo bambino attraverso l'impostazione di un percorso diagnostico e terapeutico corretto"

. Anche i reparti di oncologia che non hanno alte specializzazioni possono contare su queste nuove guide line, pensate proprio per diffondere ovunque procedure corrette

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