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Storia di un'adozione: crederci sempre, arrendersi mai!

La storia di Eugenio e Alessandra, due genitori che a Nairobi hanno trovato Diana, la bambina che hanno adottato dopo un'attesa di tre anni

Storia di un'adozione

"Crederci sempre, arrendersi mai!". Un motto che è stato fatto proprio da Eugenio ed Alessandra. La loro è una favola a lieto fine, un sogno che diventa realtà. Non hanno sofferto molto nei tre anni di attesa, salvo l’impazienza delle ultime tre settimane quando ogni settimana dicevano loro che il venerdì successivo avrebbero visto la loro bimba.


Sono parole dolcissime e profonde quelle di questa coppia di neo genitori: “Non rinunceremmo a nessun giorno dei tre anni che abbiamo atteso perché durante quel periodo ci siamo lentamente avvicinati al mondo dell’adozione e alle particolari sensazioni che provano sia i bambini che i genitori quando incominciano il loro percorso insieme.
Quello che maggiormente ci ha colpito è che in un percorso adottivo è necessario permettere a tuo figlio di tornare indientro nella crescita e di ripercorrere senza imbarazzo quelle fasi della vita che non ha potuto vivere a pieno al momento giusto.


Anche se è grande può non aver mai provato il piacere di avere un biberon o un ciuccio o di essere stato in braccio per tutto il tempo di cui aveva bisogna o tante altre cose che diamo per scontato che un bimbo faccia quando ha due genitori che sono vicino a lui.

Prendere coscienza di questo è anche prendere coscienza di quante cose ci sono mancate nel nostro passato personale e abbiamo pensato che dimenticandole non ci sarebbero più state necessarie e a volte abbiamo persino dimenticato il dolore di non averle avute. Avvicinarsi a un bimbo e al suo passato con rispetto è possibile solo se riusciamo ad avvicinarci al nostro passato con rispetto e senza minimizzare il dolore dei ricordi e cercare strane scorciatoie efficientiste di cui il nostro mondo è generossissimo ispiratore”.

Ho conosciuto Eugenio sul posto di lavoro. Un collaboratore esterno che da subito con il suo fare ha messo in evidenza oltre alla professionalità anche una profonda sensibilità. La conferma di quest’ultima caratteristica l’ho avuta circa un mese fa quando, con gli occhi lucidi si è presentato davanti a me citando testuali parole: “Per un po’ non ci vedremo, io e mia moglie voliamo a Nairobi. Andiamo finalmente a conoscere Diana, nostra figlia. Abbiamo intrapreso la strada dell’adozione, è stata lunga e tortuosa ma forse ce l’abbiamo fatta. Forse perché finchè non la vedo, non ci credo”. Aveva gli occhi lucidi Eugenio, le parole uscivano con foga, con emozione…no…con commozione. Ho letto in quegli occhi la gioia di un uomo che sta per diventare padre e che forse è riuscito a “sopprimere” le sofferenze per lasciare spazio alla felicità di un sogno che si realizza.

Da lì a poco arriva una mail con la foto della dolcissima Diana accompagnata da parole che sono entrate nel mio cuore così come se anche io fossi stata lì con loro, a Nairobi.

"Siamo arrivati a Nairobi alle 4 del mattino. Sembrava una città ordinata e tranquilla appesa tra modernità e natura, ma era solo un’illusione legata all’ora. Siamo arrivati a casa, una bellissima casa grande e organizzata davvero bene con tutto quello che serve per viverci adeguatamente. Ci hanno accolti, già svegli, Alberto e Valentina (la coppia che prima di noi ha adottato un bimbo in Kenia). Quando siamo usciti verso le 9, tutto era cambiato il traffico era caotico e l’odore delle emissioni delle macchine davvero insopportabile. La guida a sinistra delle macchine, unita ad una certa stanchezza per il viaggio, ci faceva davvero sentire in pericolo ad ogni attraversamento di strada. Con l’aiuto di Alberto e Valentina, però, in pochissimo tempo abbiamo preso coscienza di tutte le cose essenziali per vivere a Nairobi, banca per cambiare i soldi, safaricom per le ricariche del cellulare e di internet, supermercato, autobus per raggiungere: il centro, gli ospedali, i centri specializzati per i bambini, i parchi giochi ecc….

Ormai pronti per vivere a Nairobi, il giorno dopo siamo andati da Diana. L’abbiamo riconosciuta in mezzo a tantissimi bambini…l’unico dubbio era che ci sembrava molto più piccola di quello che ci aspettavamo. Una bimba a cui non potevi dare più di 5 anni…altro che 7. Dolcissima, ma silenziosissima dopo qualche timido tentativo di resistere si è lasciata prendere in braccio da Alessandra e non l’ha più lasciata per tutto il tempo della visita. Intorno tantissimi bambini curiosi, espansivi e molto aperti e desiderosi di contatto fisico. In istituto ci sono 150 bambini dai 2 (e forse meno) ai 16 anni che vivono sempre dentro e altri 200 che vengono dallo slam vicino solo per frequentare le scuole.

Tutti legatissimi e tutti occupati o a giocare o a fare qualcosa per la casa (cucinare, lavare i panni, tenere i campi e il giardino o curare i bimbi più piccoli). Un mondo parallelo chiuso dentro un recinto con una pesante porta di ferro. Un mondo caldo e accogliente ma con un velo di tristezza negli sguardi. Un mondo di bimbi estremamente sensibili e sveglissimi, curiosi di tutto e di conoscere qualsiasi cosa,  qualsiasi persona. Una grande famiglia con un Direttore che è il papà di tutti.

Ci stiamo avvicinando a Diana non solo fisicamente con caldi abbracci ma anche attraverso i racconti dei più grandi e cercando i pezzi della sua vita di oggi: la sua camera da letto, la sua classe, la sua cucina, il refettorio, che è anche la chiesa, la palestra e la stanza dove stare quando piove. Conoscere ogni posto ci sembra prezioso e anche conoscere ogni suo amico e condividere con lui racconti e desideri ci sembra importante per poter memorizzare tutto quello che le racconteremo quando incomincerà a farci domande sul suo passato e sulla sua infanzia. Da questi primi due giorni ci sembra evidente che la sua vita non è fatta solo dell’abbandono dei suoi primi tre mesi ma anche del calore di una famiglia, di persone piene di vita e soprattutto di voglia di vita”.

Inutile dire quanto in mio cuore si sia gonfiato di emozione nel leggere tutto questo e nel cercare di immaginare in ogni dettaglio le sensazioni di Eugenio ed Alessandra ma ancor più quelle della piccola Diana, che nella sfortuna ha ora la gioia di poter trovare un mondo d’amore tutto per lei.

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