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Rifiuto del genitore verso un figlio

di Emmanuella Ameruoso - 18.02.2020 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Rifiutare un figlio può essere espressione di un modello affettivo-relazionale ed esperienze pregresse. Le cause possono essere diverse e non è possibile generalizzare

Rifiutare un figlio

Un figlio rappresenta la continuità del proprio Sé, rende durevole la vita di un genitore anche dopo la sua morte. È pertanto considerato un amore incondizionato e universale. Di contro, sono tante le circostanze nelle quali vi può essere il rifiuto di un figlio ed è per questo che, nonostante si possa generalizzare, è bene riferirsi comunque al contesto nel quale tutto ciò avviene.

Ma da cosa dipende?

La vita di un adulto non è sempre semplice: è caratterizzata da diverse esperienze pregresse che portano con sé dolori e delusioni ma anche un background culturale che influisce necessariamente sulla relazione con i propri figli. Ciò che si vive e che caratterizza il legame con i propri genitori, una volta interiorizzato, diviene un “modello” affettivo-relazionale.

Che sia esso costruttivo o disfunzionale lo si ripropone inconsciamente in tutti i contesti nei quali ci si relaziona. Anche il rifiuto stesso può divenire espressione di quel modello.

Come mai un genitore rifiuta un figlio?

Le cause possono essere differenti e pertanto non è possibile generalizzare:

  1. Una gravidanza indesiderata. Un rapporto occasionale o “un incidente di percorso”, come spesso viene definito l’esito di un rapporto che non aveva finalità riproduttiva, ha la capacità di generare un rifiuto nella donna tanto da avvertire in maniera quasi sequenziale, sorpresa, rabbia e negazione della gravidanza nonché un possibile stato depressivo a cui segue un distacco emotivo. Se la donna decide di tenere il bambino chiaramente la situazione potrebbe migliorare e trasformarsi in una esperienza positiva, diversamente manifesterà sin da subito un allontanamento emozionale ed affettivo dal feto e poi dal nascituro.
  2. L’educazione appresa. Un’educazione troppo rigida e povera di scambi emotivi e fisici determina una mancanza di espansività. Le carenze di abbracci, baci, contatti fisici spontanei, e che fanno parte di un qualsiasi rapporto affettivo, possono in definitiva essere compensati da una verbalizzazione e quindi non influire necessariamente sul piano psichico. Succede, invece che l’assenza di “carezze” sia fisiche e sia verbali producono un distanziamento emotivo che mina la relazione e inevitabilmente la crescita affettiva dei figli. L’anaffettività viene inevitabilmente vissuta come rifiuto. Una distanza emotiva, che nessuno può accorciare, lascia spazio a diverse problematiche sul piano psicologico spesso di natura considerevole.
  3. La gelosia dell’altro. Un altro caso può essere definito attraverso la gelosia nei confronti di un figlio manifestata da uno dei due genitori. Il terzo può essere considerato un “intruso” o addirittura un “rivale” che ha occupato un posto che non gli spettava o mostra di essere migliore di chi invece non riesce. E’ pertanto non solo rifiutato ma osteggiato e screditato sia sul piano emotivo e relazionale sia su quello strettamente personale.
  4. Un figlio di altri. Una nuova unione tra due nuovi partner, a loro volta divorziati e con prole, porta spesso con sé delle problematiche irrisolte. Le dinamiche che si instaurano tra gli adulti e la generazione dei più piccoli non sempre sono sane e, proprio perché l’esperienza precedente può aver comportato dolore e sofferenza, i figli dell’altro vengono considerati degli estranei. L’essere il genitore di sangue fa la differenza e ciò induce alla negazione di tutto ciò che fa parte del passato. I figli sottraggono spazio e tempo a tutto, anche al/la nuovo/a compagno/a, il rifiuto diviene quindi un modo per mostrare il proprio disappunto e la contrarietà rispetto alla mancanza di centralità nel rapporto di coppia.
  5. Una gravidanza riparatrice. Un matrimonio o una relazione ormai al termine viene spesso “salvato” dalla nascita di un bimbo che porta però, su di sé, un’enorme responsabilità. È facile, difatti, che possa diventare il capro espiatorio di conflitti di coppia mai risolti. Il suo ruolo è difficile e problematico e spesso in contrasto con uno dei due. I figli “riparatori” ai quali non viene attribuita un’importanza storica nella vita di coppia ma che diviene il detentore della loro forzata unione viene rifiutato poiché in definitiva si nega la relazione e quindi tutto ciò che è legato a quel difficile periodo. Il figlio non ha quindi ottemperato al ruolo attribuitogli, non ha cioè salvato la coppia!

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