strip1-famiglia
gpt strip1_generica-famiglia
gpt strip1_gpt-famiglia-0
Nostrofiglio.it
gpt skin_web-famiglia-0
1 5

La nostalgia della vita prima dei figli

/pictures/2019/02/18/la-nostalgia-della-vita-prima-dei-figli-2268100246[978]x[409]780x325.jpeg Shutterstock
gpt native-top-foglia-famiglia

"Quasi Padre" ci parla di un sentimento comune: la nostalgia della vita prima dei figli

Nostalgia della vita prima dei figli

Mi manca il suono della sveglia che ti sveglia davvero, e non che ti prende per un orecchio mezzo addormentato. Mi mancano le corse al parco, che se c'era il sole capitava spesso, dopo lavoro, mentre faceva buio. Mi manca la musica di quando correvo al parco, che era sempre aggiornata, nonostante ci fossero gli intoccabili, quelli morti a ventisette, quelli di mille concerti in pullman.

Mi manca la calma o forse non l'ho mai avuta, ma prima c'era quest'illusione qui, che avessi del tempo, anche soltanto da perdere. Mi manca il sole che prendevo in balcone, abbiamo comprato la sdraietta apposta, l'ho voluta e l'avrò usata tre volte, forse quattro. Mi manca per questo, probabile.

Mi manca leggere un libro, mi manca stare sul divano a guardare la televisione, quando fuori piove e non c'è altro da poter fare, e non c'è altro che voglia fare. Mi manca l'idea di un viaggio lontano, di quelli sporchi, senza aver prenotato ostelli, a mangiare per strada, a mangiare con le mani, a mangiare schifezze, a conoscere gente assurda, quei viaggi a cui davo un sacco di interpretazioni interiori ma alla fine erano viaggi, e i viaggi non vanno interpretati ma vissuti.

Come sentirsi bambini

Mi manca poter immaginare la mia vita lontano da questa città, a rischiare, a rimettermi in gioco, in un'altra dimensione, del tipo cambiamo lavoro, paese, tutto?

Mi manca andare a ballare, anche se ultimamente non ci andavo così spesso, cioè quasi mai, però. Mi manca prepararmi per una serata senza incastrare tasselli come un prestigiatore, ma infilandomi soltanto un paio di scarpe e un giacchetto di pelle. Mi mancano le domeniche mattina sotto le lenzuola, io e Lei, senza vestiti e orologio, a far passare su di noi mani e tempo. Mi manca quando facevamo l'amore in macchina, al parcheggio dell'Inps, quando organizzavamo le feste a casa con la musica a palla, e gli amici ancora se le ricordano quelle feste lì.

Mi manca la spesa una volta ogni due settimane, a rimanere con un limone in frigo, mi mancano gli aperitivi che finiscono in cene che finiscono in serate che finiscono tardi.

Mi manca quella volta in cui, per il suo compleanno, siamo partiti la mattina e siamo tornati la mattina seguente. E Lei non lo sapeva. E siamo andati a Parigi. E in valigia mi ero scordato il liquido per le lenti ma abbiamo riso un sacco.

Mi mancano gli amici, non che li vedessi così spesso, si sa siamo cresciuti ormai, ma è sempre più difficile e una birra diventa un trofeo da esibire fieri. Ed è un peccato.

Mi manca non addormentarmi durante un film e andare al cinema, ecco sì andare al cinema mi manca un sacco, e mi manca pure aspettare l'alba, anche se non ha senso, perchè l'indomani sei mezzo rintronato, perchè è solo un tramonto di un altro colore, però.

Da quando sei arrivato tu hai cambiato un bel po' di robe, le hai spezzettate, le hai spostate. Hai reso ciò che era, altro da cos'è ora. Ecco, sì. Non so spiegarlo diversamente da così.

Da quando ci sei tu, un anno e sette mesi, sento alcune mancanze. Le sento ogni tanto, mica sempre, ma se è per questo mi mancano anche le Big Babol, giocare a nascondino, gli evidenziatori gialli, la pizzetta calda dopo la piscina, le puntate di Will il principe di Bel Air,  il motorino, le discoteche il sabato pomeriggio, l'inteterrail, le pomiciate a ricreazione, il poster di Michael Jordan, mio padre che mi misura la febbre poggiando le labbra sulla fronte, i tornei di calcetto d'estate, le felpe delle Pickwick, il camposcuola in Danimarca, l'esame di Sociologia a cui presi 28 senza sapere nulla, il muretto in piazza, l'addome senza pancia, il concerto di Vasco a Imola, il seno esplosivo della mia prima ragazza. Me la ricordo ancora. Aveva i capelli castani, lunghi fino a metà collo. Stavamo in classe insieme, seconda media.

Ecco quindi, se un giorno dovessi leggere questa lettera non ti sentire in colpa. È che tuo padre è un eterno nostalgico delle cose belle, che quando parla con tua madre, Lei è per il "almeno l'hai vissute, non sei contento?", io invece sono per il "sì ma non tornano più!".

Abbiamo ragione entrambi, forse.

Il passato è solo un contenitore profondissimo, tipo un pozzo sai? Per quanto ti allunghi non puoi riprendere niente, può solo guardare e riguardare e ripensarci.

Sul passato non possiamo intervenire, anche se è stato splendido, anche se è stato uno schifo.

Mi sporgo, allungo il collo. Dico: "ehi come stai?".

"Ehi come stai?" Ripete il passato.

E rido.

E ride.

Poi sento qualcuno che mi tira il pantalone. Dice "papà". Sei tu. Mi trascini a giocare con una giraffa di plastica che chiami "afa". Hai un po' di muco. "Vieni che papà di pulisce".

Scappi via.

Chissà quanto mi mancherà poi tutto questo.

 

 

Tutti gli articoli di Quasi Padre:

gpt inread-famiglia-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-famiglia-0