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Perché aprire il corso di accompagnamento al parto ai nonni

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Maurizio Gnazzi, primo dirigente ostetrico alla casa di cura Santa Famiglia di Roma, ci spiega perché è importante che anche i futuri nonni seguano un corso di preparazione al parto

Corso preparto per nonni

a cura di Maurizio Gnazzi, primo dirigente ostetrico alla casa di cura Santa Famiglia di Roma

I nonni sono sempre più spesso, per chi ha la fortuna di averli, una presenza essenziale nella vita delle famiglie, un sostegno e punto di riferimento stabile dentro un modello di vita complesso, come quello di oggi. Per questo alla clinica Santa Famiglia di Roma abbiamo aperto loro le porte dei corsi preparto e i numeri ci hanno dato ragione: sono 80 in media quelli che partecipano ad ogni corso, entusiasti e vogliosi di apprendere.

D’altronde, diventare nonni oggi comporta dover fare i conti con grandi mutamenti generazionali e dunque educativi. Pensiamo al tema dell’alimentazione e del sonno: in passato le “regole” erano molto più rigide di oggi e le attuali indicazioni dei pediatri vanno spesso in direzione contraria rispetto a trenta o quaranta anni fa. Per non parlare dei ritmi quotidiani: oggi le mamme lavoratrici hanno dei tempi e soprattutto delle dinamiche nettamente differenti rispetto a quelli delle loro madri.

Perché fare un corso di preparazione al parto

E’ dunque importante che l’educazione coinvolga anche chi le affiancherà in quel momento bellissimo e particolare che è la nascita di un figlio, per essere davvero di sostegno e da filtro e per evitare inutili discussioni comuni a chi appartiene a generazioni diverse: alle nonne dico, non crediate di avere in tasca la risposta a tutto, piuttosto chiedete.

Corso preparto, cosa si fa

Durante i nostri corsi in Santa Famiglia, serali e disponibili anche in lingua inglese, vengono illustrate ai nonni le linee guida pediatriche, le indicazioni rispetto a temi quali i ritmi dell’allattamento, sonno, alimentazione, svezzamento, dinamiche relazionali con i nuovi arrivati e con i neo genitori. Questo, per far sì che una “discussione generazionale” su metodi relativi l’accudimento non diventi in famiglia uno scontro deleterio per gli uni e per gli altri.

I nonni poi, vengono anche accompagnati in un giro per le sale del reparto maternità, affinché si rendano conto – o ricordino – cosa significano quei momenti, ma soprattutto siano pienamente partecipi di questo momento unico nella vita di una donna e anche nella loro. I nonni diventano genitori per la seconda volta: solo attraverso questa consapevolezza possono rendersi conto dell’importanza del compito che hanno.

Ruolo delle nonne

Il ruolo delle nonne, poi, è spesso centrale soprattutto per l’alimentazione della puerpera e l’allattamento, mentre il nonno deve essere pronto a farsi carico di un ruolo affatto marginale, quello di chi sbriga pratiche burocratiche, compra pannolini e ciucci, entra ed esce dalle farmacie armato di portafoglio e tanta pazienza. Sembrano ovvietà, ma nella quotidianità anche questi – in apparenza – dettagli possono fare la differenza.

La nonna in cucina deve abbandonare vecchi saperi e tradizioni: non è vero che l’assunzione di latte e latticini porta alla mamma più latte, non è vero che vanno banditi sapori amari, tanto per fare qualche esempio. La mamma dovrà mangiare di tutto con moderazione, bere tanta acqua e non esagerare con legumi e frutta allergizzante come fragole e pesche. Il bimbo memorizza i sapori già nella pancia, figuriamoci durante l’allattamento, ed è bene che si abitui a tutto.

Cosa non dire a una neomamma

Attenzione, nonni, alle risposte poco appropriate date alla neomamma rispetto a determinati problemi: uno per tutti, la mancanza di latte. Dare una risposta errata magari legata al proprio percorso personale di tanti anni fa può avere come conseguenza un senso di inadeguatezza e di senso di colpa da parte della madre che, a sua volta, può avere ripercussioni proprio sull’allattamento. Sono reazioni a catena evitabilissime eppure tra le prime motivazioni dell’abbandono dell’allattamento al seno, c’è proprio la mancanza di sostegno in famiglia.

Accompagnatele da noi le vostre figlie, dalle ostetriche, figure centrali in questo momento delicato per tutti. Insegniamo loro che non si “vizia” il bambino e mostriamo come avviene il contatto pelle a pelle tramite la fascia, uno strumento utilissimo ma ancora poco diffuso soprattutto in alcune regioni del sud. Non dimentichiamo che il post partum è un momento delicatissimo e la presenza non invadente né giudicante di un nonno può essere un fattore di protezione da non sottovalutare.

Ma la prima “regola” che in Santa Famiglia viene insegnata ai nonni è quella relativa al loro nuovo ruolo che non è più solo quello di genitore, ma di filtro. Un nonno educato su cosa significa, per la neo mamma, affrontare il post partum, è un nonno in grado di fungere da barriera rispetto a quell’ondata di amici, parenti, conoscenti che seppure a fin di bene, penserà bene a pochi giorni dal parto di invadere i neo genitori con visite, chiamate, etc. In realtà il rientro a casa è un momento di grande fragilità e nessuno, a volte neanche il padre del bambino, si rende conto che per la mamma è cambiato tutto. E di questo cambiamento è necessario che tengano conto tutte le persone più vicine alla coppia.

Insomma, cari nonni, gioite e non abbiate paura: l’attesa anticipa sempre un grande evento, il miracolo della vita. Si diventa genitori per la seconda volta pur non avendo la responsabilità diretta del bambino e si rivive in modo più consapevole una genitorialità per certi versi più divertente.

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