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Il nonno ha l'Alzheimer: come spiegare la malattia ai bambini

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Un numero crescente di anziani va incontro ad un declino cognitivo. I consigli della psicologa su come spiegare l'Alzheimer ai bambini

Come spiegare l'Alzheimer ai bambini

La psicologa ci aiuta a capire come spiegare l'Alzheimer ai bambini e come prepararsi ai cambiamenti e alle difficoltà che questa patologia può provocare.

Cos’è l'Alzheimer?

Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa con esordio in età presenile (dai 65 anni) ma può anche manifestare dei sintomi prima di questa età. La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. La malattia prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici.

Il disturbo principale riguarda la demenza che a lungo andare diviene invalidante tanto da inficiare le funzioni cognitive quali la memoria e una progressiva compromissione del ragionamento. La degenerazione riguarda la popolazione dei neuroni colinergici che rilasciano un neurotrasmettitore, l’acetilcolina, responsabile della “comunicazione” con gli altri neuroni.

Secondo il DSM V (2013)

le caratteristiche fondamentali del disturbo neurocognitivo (DNC) maggiore o lieve dovuto a malattia di Alzheimer includono un esordio insidioso e una graduale progressione dei sintomi cognitivi e comportamentali: la presentazione tipica è amnestica (cioè con compromissione della memoria e dell’apprendimento. Esistono anche presentazioni non amnestiche insolite, in particolare le varianti visuospaziale e afasica logopenica (anomia, difficoltà a ripetere frasi complesse e errori fonologici). La cognizione sociale tende ad essere mantenuta sino ad una fase avanzata della malattia.

L’Alzheimer è diagnosticata nel DNC se vi è evidenza di un gene responsabile della malattia di Alzheimer,  derivante da test genetici o dall'anamnesi familiare, e se tutti e tre i seguenti sintomi sono presenti:

  1. Chiara evidenza di declino della memoria e dell'apprendimento e di almeno un altro dominio cognitivo (basato sull'anamnesi dettagliata o su test neuropsicologici seriali).
  2. Declino costantemente progressivo e graduale nella cognizione, senza plateau estesi.
  3. Nessuna evidenza di eziologia mista (cioè assenza di altre malattie neurodegenerative o cerebrovascolari, o di un'altra malattia neurologica, mentale o sistemica che possa contribuire al declino cognitivo).

Come spiegare ai bambini che il nonno è malato?

  • Preparare il bambino

Preparare significa informare il piccolo su ciò che potrà fare il nonno: dimenticare le cose, i nomi, le situazioni, non riuscire a formulare bene dei concetti o avere difficoltà ad associare il nome ad un oggetto, non riconoscere i volti di persone a lui familiari, compreso il bambino e anche della difficoltà che potrà incontrare a prendersi cura del nipote stesso. La condivisione, il gioco, risulta, a questo punto, difficoltosa in concomitanza con le problematiche legate alla memoria e alla difficoltà ad esperire conversazioni di un certo tipo.

Le qualità dei nonni

I bambini sono molto suscettibili e fraintendono messaggi che vengono trasmetti attraverso dei comportamenti che non comprendono, a volte possono anche spaventarsi. È chiaro che dinanzi ad un esordio lieve la problematica potrebbe non inficiare particolarmente la relazione tra l’adulto ed il bambino, ma a lungo andare si potrebbe scorgere un notevole disagio da parte di quest’ultimo nel non riconoscere la persona che fino a quel momento è stata una figura di riferimento importante.

  • Spiegare al bambino

Non è particolarmente semplice spiegare ai bambini in cosa consiste la malattia di Alzheimer e come affrontare determinati scompensi che possano porre in difficoltà il rapporto tra il nonno ed il bambino soprattutto se molto piccolo.

Innanzitutto, una volta diagnosticata è bene informare non solo i bambini ma anche tutti i familiari in modo tale da aiutarsi e sostenersi vicendevolmente. Molti dei comportamenti, soprattutto nella fase avanzata, appaiono addirittura bizzarri per cui è importante conoscere lo sviluppo ed il decorso della patologia in tutte le sue sfaccettature.

La malattia va spiegata nelle sua reale essenza, utilizzando naturalmente delle forme comprensibili in base all’età del minore. È possibile anche utilizzare degli esempi concreti non solo riferiti al comportamento del nonno stesso ma anche a situazioni conosciute al bambino.

Tanto più grave sarà il decorso tanto maggiore sarà la necessità di assistenza di personale specialistico anche come supporto alla famiglia non sempre in grado di adempiere alla cura e ai bisogni dell’anziano tanto meno gestire determinati comportamenti o problematiche specifiche che possano presentarsi.

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