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Mantenimento dei figli maggiorenni. Cosa dice la legge?

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L'avvocato ci spiega cosa dice la legge in materia di mantenimento dei figli maggiorenni

Mantenimento dei figli maggiorenni

Salve avvocato,

mi chiamo Lorena, vivo a Roma e sono sposata da 33 anni con Antonio. Abbiamo due figli di 32 e 29 anni: Giuseppe e Agostino. I nostri figli, dopo il conseguimento del diploma, non hanno né proseguito gli studi né tantomeno trovato un lavoro stabile. Io e mio marito, ora però, siamo stanchi di continuare a provvedere a tutto ciò di cui necessitano: cibo, vestiario, soldi per le uscite, per le vacanze, per la benzina e per le sigarette. La scrivo, perciò, per chiederle: ma per quanto tempo ancora dovremo pensare al loro fabbisogno quotidiano?

Il dovere al mantenimento dei figli è sancito dall'art. 30 della Costituzione, dagli artt. 147 e ss. c.c. e, indirettamente, dall’art. 315 bis, comma 1, c.c. che impongono ad ambedue i genitori l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli, in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.

Non vi è alcuna norma nell’ordinamento che preveda che tale obbligo specifico dei genitori possa cessare con il raggiungimento della maggiore età del figlio, e, fino a poco tempo fa, al contempo, non vi era alcuna norma che espressamente prevedesse che il figlio dovesse essere mantenuto, dai genitori, oltre la maggiore età. E’ un principio consolidato quello secondo cui il diritto al mantenimento prescinde dall’esercizio della potestà genitoriale. Mentre infatti la potestà si estingue al raggiungimento della maggiore età dei figli, l’obbligo di mantenimento non ha un termine finale fissato per legge. La sua sussistenza resta affidata al buon senso dei genitori o alla discrezionalità di un giudice.

Quali spese per i figli

In base a quanto previsto dal legislatore, l'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne, consiste sia nelle spese ordinarie sia in quelle straordinarie e, in particolare, riguarda le spese concernenti istruzione e formazione, in quanto, per la giurisprudenza, è proprio rispetto al consolidamento da parte del figlio, di una posizione appagante a livello professionale, in considerazione del proprio percorso di studi, che si definisce il termine ultimo di corresponsione del mantenimento. Il mantenimento quindi ha un contenuto ampio, tale da ricomprendere, nello specifico, sia le spese ordinarie della vita quotidiana (vitto, abbigliamento, ecc.) sia quelle relative all’istruzione e persino quelle per lo svago e le vacanze.

Quando termina l'obbligo di mantenimento?

Secondo la giurisprudenza, l’obbligo cessa quando il figlio raggiunge quello status di indipendenza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato, non rilevando all’uopo il tenore di vita finora condotto. Il figlio ha infatti il diritto di essere posto in condizioni di terminare il ciclo di studi e di acquistare una propria professionalità nel campo lavorativo prescelto. In assenza di una raggiunta indipendenza economica del figlio, il genitore può ritenersi liberato dall’obbligo di mantenimento solo quando il mancato inserimento nel mondo del lavoro sia causato da negligenza o comunque dipenda da fatto imputabile al figlio stesso per non essersi messo in condizione di conseguire un titolo di studio o di procurarsi un reddito mediante l’esercizio di un’idonea attività lavorativa. In proposito la Corte di Cassazione ha anche sostenuto che l’obbligo viene meno quando il figlio ha raggiunto un’età tale da far presumere la sua capacità di provvedere a sé stesso o quando ha ingiustamente rifiutato un’idonea attività lavorativa.

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Cosa dice la giurisprudenza

Sul tema del mantenimento del figlio maggiorenne la Giurisprudenza offre varie pronunce. Infatti ha più volte definito i limiti del concetto di indipendenza del figlio maggiorenne, statuendo che non qualsiasi impiego o reddito (come il lavoro precario, ad esempio) fa venir meno l'obbligo del mantenimento, sebbene non sia necessario un lavoro stabile, essendo sufficienti un reddito o il possesso di un patrimonio tali da garantire un'autosufficienza economica. È pacifico che, affinché venga meno l'obbligo del mantenimento, lo status di indipendenza economica del figlio può considerarsi raggiunto in presenza di un impiego tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e un'appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento, adeguata alle sue attitudini ed aspirazioni. In merito, è orientamento uniforme quello per cui la coltivazione delle aspirazioni del figlio maggiorenne che voglia intraprendere un percorso di studi per il raggiungimento di una migliore posizione e/o carriera non fa venir meno il dovere al mantenimento da parte del genitore. È esclusa, invece, dalla Cassazione l'attribuzione del beneficio ricondotta a "perdita di chance" perché la stessa travisa l'interpretazione dell'istituto del mantenimento che è destinato a cessare una volta raggiunto uno status di autosufficienza economica con la percezione di "un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato".

E se i figli non vogliono lavorare?

Se i figli non dimostrano, invece, alcun interesse nel cercare un posto di lavoro perdono il diritto al mantenimento sempre se il genitore è in grado di fornire prova della sua inerzia. Quando il genitore, quindi, dimostra di aver messo il giovane nella condizione di diventare autosufficiente l’obbligo di versare il mantenimento viene meno a prescindere dalle condizioni economiche del genitore poiché sul figlio grava l’obbligo di mantenersi quando ne ha la possibilità e proprio per questo deve fare quanto è in suo potere per trovare un posto di lavoro.

In conclusione se il figlio, quindi, non si impegna nella ricerca del lavoro il genitore può decidere di sospendere il mantenimento, ovviamente dopo aver chiesto l’autorizzazione al giudice al quale chiede anche una revisione delle condizioni di mantenimento.

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