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Riforma Pillon: il disegno di legge sul diritto di famiglia

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Una vera rivoluzione sarà quella rappresentata dal disegno di legge a firma del senatore Simone Pillon, che promette di ridisegnare profondamente il diritto di famiglia, e con esso la vita di migliaia di coppie separate e dei loro figli

Riforma Pillon sul diritto di famiglia

Alla Camera è stato di recente presentato un nuovo disegno di legge, firmato dal senatore Simone Pillon, che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto di famiglia, modificando il rapporto fra genitori separati e prole. Tante le novità presenti nelle “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, fra cui la fine dell’assegno di mantenimento, la doppia residenza per i figli e stesso tempo da trascorrere con la prole.

Al di là di ogni ragionevole, o meno, previsione di giudizio, sia sociale che istituzionale, appare indubbio che la tematica in questione coinvolga un sempre più elevato numero di famiglie italiane. La riforma rappresenta l’adempimento di un impegno assunto con il noto contratto di governo. Quest’ultimo, nell’ambito del diritto di famiglia, ha previsto taluni ritocchi normativi. Ma vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Affidamento condiviso dei figli

Addio assegno per i figli

Basta ai “papà bancomat”. Così Pillon si fa portravoce dei diritti dei padri separati e cerca di garantire maggiore parità dei genitori a seguito di separazione o divorzio.  È prevista la sostanziale soppressione dell'assegno di mantenimento infatti non ci sarà più l'obbligo di versare soldi all'altro genitore, perché il mantenimento dei figli sarà un onere di entrambi che provvederanno in maniera diretta, come accade nelle coppie conviventi, salvo diverso accordo". In casi limite interverrà il giudice che stabilirà il mantenimento diretto "sulla base del costo medio dei beni e servizi per i figli, individuato su base locale in ragione del costo medio della vita come calcolato dall'Istat".

Per i proponenti appare maturo il tempo per una novella normativa, al fine di indicare la preferenza dell’ordinamento per la forma diretta di mantenimento, ed anche in considerazione della circostanza che, trascorrendo il minore tempi sostanzialmente equivalenti con ognuno dei genitori, è più agevole, per questi ultimi, provvedere senza deviazioni alle esigenze della prole. Infine, viene proposto di attuare il principio che entrambi i genitori sono tenuti al mantenimento in forma diretta, individuando i costi standard nonché i capitoli di spesa. Vediamo il contenuto di questo progetto di legge.

In pratica si dovranno considerare i seguenti criteri per l'assegno divorzile:

  • le condizioni personali ed economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi a seguito dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune;
  • il patrimonio e il reddito di entrambi;
  • la ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive, anche in considerazione della mancanza eventuale di un'adeguata formazione professionale o di esperienza lavorativa, come conseguenza dell'adempimento dei doveri coniugali, nel corso della vita matrimoniale;
  • l'impegno di cura di figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti;
  • il comportamento complessivamente tenuto da ciascuno in ordine al venir meno della comunione spirituale e materiale. La proposta di legge prevede inoltre che in alcuni casi il giudice può predeterminare la durata dell'assegno, limitandolo nel tempo.
  • L'assegno divorzile non è più obbligatorio nel caso di nuove nozze, di unione civile con un'altra persona o di una stabile convivenza dell'ex coniuge richiedente, e viene specificato che l'obbligo non sorge nuovamente a seguito di separazione, di scioglimento dell'unione civile o di cessazione della convivenza.

Doppia residenza per i figli

L’assegno di mantenimento sparisce perché i figli avranno due case, doppio domicilio e tempo, equamente diviso, tra mamma e papà. Salvo diverso accordo tra le parti e salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica dei figli deve essere garantita alla prole la permanenza di non meno di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre". In caso di difficoltà, si legge ancora, sono previsti "adeguati meccanismi di recupero durante i periodi di vacanza". Via il principio dell'assegnazione della casa, dunque: il testo ribadisce responsabilità e impegno dei genitori nei confronti dei minori e sottolinea la condivisione, anche concreta, dell'affidamento.

D'altronde il testo parla chiaro: il minore ha

il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici ed equipollenti, salvo i casi di impossibilità materiale

Le nuove regole saranno derogabili solo se c'è un accordo nella coppia. Per quanto riguarda invece l'assegnazione della casa, "il giudice può stabilire che il minore rimanga a vivere nella casa familiare e decidere quale dei due genitori debba vivere con lui, pagando al proprietario dell'immobile un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato".

Ma siamo sicuri che questa sia la soluzione giusta per i minori? Certamente da un lato non soffrirebbero la mancanza di nessuno dei genitori perché li vedrebbero in egual misura ma la proposta di legge non ha tenuto conto degli effetti di una vita in continuo movimento e dei minori “sballottati” da un’abitazione all’altra.

La mediazione familiare

I coniugi con figli minori, per ottenere la separazione, dovranno essere, per legge, seguiti da un mediatore familiare. La proposta normativa introduce e regolamenta questa figura stabilendo ruoli e competenze del mediatore che dovrà guidare gli ex coniugi a gestire, nel miglior modo possibile per i figli, la separazione. Il ddl fissa la durata massima della mediazione a sei mesi e stabilisce che gli incontri col mediatore saranno a pagamento. Intanto iniziano le battaglie, contro tale proposta, come quelle lanciate dalle associazioni che difendono i diritti delle donne vittime di violenza domestica. La legge, infatti, se approvata, comporterebbe per le donne con minori risorse economiche l’impossibilità di chiedere la separazione e mettere fine a relazioni violente. La legge, quindi, se approvata, provocherà una rivoluzione copernicana del diritto di famiglia!

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