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Lei vuole il secondo figlio e lui no. Come affrontare il problema?

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Lei vuole il secondo figlio e lui no. La psicologa ci spiega il punto di vista maschile e quello femminile e perché spesso l'uomo si oppone a una nuova gravidanza

Lei vuole il secondo figlio e lui no

Un desiderio che nasce dal profondo ma che talvolta non viene compreso dal partner: lei desidera una nuova maternità, mentre lui no. È così che la coppia si trova dinanzi ad un possibile conflitto, ad una nuova situazione di incomprensione reciproca. Quel “no” sembra tradire l’altro, pare violare un patto reciproco di condivisione, comprensione e unione.

La famiglia e i figli rappresentano per la coppia una continuità nel tempo della loro vicendevole esistenza. È pertanto importante ascoltare il significato di questo nuovo desiderio che apre le porte, si spera, ad una nuova comunicazione.

Fratellino sì o no?

Ma perché no?

Le situazioni possono essere diverse. Per esempio, la nascita di un altro figlio può essere interpretata come la soluzione a delle incomprensioni di coppia o come tentativo di rinsaldare un rapporto quasi terminato, oppure può offrire ad una relazione neo costituita -dopo la chiusura di una precedente da cui magari è nato un figlio- la possibilità di creare un nuovo nucleo familiare che renda coesa e stabile la coppia, o ancora, superata la fase iniziale, il bambino è cresciuto ed è divenuto autonomo e pertanto non si vuol “ricominciare” con ora che l’equilibrio si è raggiunto.

In effetti la nascita di un figlio porta la coppia ad affrontare una nuova dinamica: non si è più in due ma in tre e pertanto lo spazio che ognuno ha all’interno della neofamiglia cambia.

La psicologia femminile

Molto spesso è lei a chiederlo. Le motivazioni possono essere diverse: sente le sue amiche chiacchierare sull’eventualità di un altro figlio o qualcuna nel frattempo ha già avuto una seconda gravidanza. Ascolta nostalgica le pubblicità dei pannolini e delle pappe in tv e ricorda i tempi di quando il suo cucciolo era così piccolo. Altre volte, è semplicemente l’idea di voler dare un compagno di giochi al suo unico figlio. Ma non solo.

Per la donna, desiderare nuovamente la maternità, significa soddisfare un bisogno di accudimento,

di occuparsi cioè di un altro essere che va ben oltre il desiderio di gravidanza e si manifesta nella sua natura squisitamente psicologica È l’espressione evidente di una maturità interiore acquisita con la crescita che crea uno spazio per accogliere un figlio sia mentalmente che nella realtà. È proprio il livello di consapevolezza che determina la differenza. (Desiderare la genitorialità, Ameruoso, 2015).

Può capitare, anche che tale desiderio nasca in concomitanza con l’età adulta, nel periodo che precede la menopausa e la possibilità di un altro figlio “esorcizza” e allontana tale evento. La donna cioè non accetta di rinunciare alla sua fertilità. Ma c’è da sottolineare che la comparsa del climaterio non determina la fine della propria femminilità.

La psicologia maschile

La genitorialità viene considerata come una ulteriore fase di crescita a cui l’individuo non può sottrarsi, per lo più. Molte volte, la richiesta di un secondo figlio nasce in un momento di vita particolare, oppure quando la coppia si è già assestata, o quando entrambi sono ormai grandi. E allora lui si oppone. Manifesta la sua posizione e non sente ragioni.

Assumersi un’ulteriore responsabilità diviene un peso non indifferente dinanzi a tante problematiche che si presentano quotidianamente. L’idea di rivivere anche situazioni di particolare stress lo portano a rinunciare all’eventualità di allargare la famiglia.

Nell’uomo, la genitorialità è prevalentemente una esigenza mentale, più razionale, sebbene capace di desiderare allo stesso livello di una donna un figlio. Il suo identificarsi nel ruolo di genitore spesso richiama la sua esperienza con le figure genitoriali, al pari della donna, ma diversamente non avverte un’esigenza fisiologica che si manifesta come una sorta di “sofferenza”.

Talvolta è addirittura spaventato dinanzi a tale eventualità poiché gli viene imposta come scelta ed essere obbligati non piace a nessuno: dinanzi ad un atteggiamento del genere lui potrebbe intendere un messaggio differente “non vuoi un figlio da me, ma semplicemente vuoi un figlio” e poi “non sono uno strumento che produce spermatozoi per soddisfare i tuoi bisogni”.

Come affrontare il problema

Un altro figlio deve nascere come un desiderio reciproco di dare un nuovo frutto all’amore che lega i due partner della coppia. È quindi un sogno, un’idea, una fantasia che si sviluppa mentalmente attraverso l’immaginario e deve avere uno spazio psichico  per potersi, nel caso, realizzare. Imporsi non risolve la situazione, ma parlarne in maniera esplicita e senza riserve, letteralmente “col cuore in mano”, permette ad ognuno di comprendere qual è il punto di vista dell’altro e soprattutto qual è il suo vissuto interiore, il reale significato che attribuisce ad una nuova gravidanza.

Obiettivamente l’uomo è in grado di valutare l’eventualità considerando anche l’impegno economico che la nascita di un altro figlio comporterebbe. A volte si tende a considerare qual è stata la propria condizione di figlio e pertanto la si rivive nel proprio, “sono figlio unico e quindi anche mio figlio resterà tale”, “i figli unici sono più seguiti”, “non potrei amare un altro figlio come amo questo”, “non c’è posto per altri”.

L’essere genitore non è una condizione socialmente imposta, non è un rimarcare la propria capacità generativa, la propria virilità o femminilità. Essere genitore ha una sola ed unica essenza “donare, dedicarsi a chi ha bisogno di una guida costante, accudire, crescere”. Si può essere, quindi, genitori di tutti i figli del mondo!

 
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