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I bambini come vivono la separazione? Risponde la psicologa

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I bambini come vivono la separazione? La Dott.ssa Emmanuella Ameruoso ci parla di cosa scatena nei bambini, a livello psicologico, la separazione e la rottura del legame e del nucleo familiare

I bambini come vivono la separazione

“Quando ho visto quella valigia sul letto ho capito che papà stava andando via davvero questa volta e che non sarebbe più tornato. La mia famiglia non sarebbe stata più la stessa ed anche la mia vita. Piangevo ininterrottamente pregandolo di non lasciarci, di non andar via ma lui, con lo sguardo fisso su ciò che stava facendo, a mala pena bisbigliava qualcosa. Ed io quel qualcosa non l’ho mai compreso….” (Un adulto)

Il concetto di separazione è quotidianamente affrontato in ambito psicologico e giuridico sia per quanto concerne i bambini sia per gli adulti. La rottura dei legami affettivi riguarda il gruppo famiglia inteso come nucleo che si disgrega. Le inevitabili conseguenze di tipo traumatico si riversano sui più piccoli dato che ancora non hanno la maturità psicologica adeguata per affrontarlo.

Le funzioni della famiglia

La Costituzione italiana sancisce la famiglia come “una società naturale basata sul matrimonio”. Può essere considerata come il pilastro portante della società ed è il mezzo attraverso cui il bambino vi si inserisce. Ha la funzione principale di accudimento, permette di costruire relazioni di fiducia, di accoglimento, di reciprocità, di affetto e attenzione che permettono all’individuo di evolversi e sviluppare la propria personalità seguendo l’educazione, i valori e le regole trasmessi dalle figure di riferimento durante la sua crescita. La funzione affettiva, tra le principali, permette al soggetto di maturare, a livello psicologico, la propria competenza emotiva per consentirgli di confrontarsi e adoperarsi nelle relazioni successive.

La separazione e la rottura del legame e del nucleo familiare

Il gruppo famiglia si trasforma quando un figlio viene messo al mondo. In esso, il nuovo giunto sperimenta per la prima volta l’intreccio delle dinamiche e dei vincoli affettivi. I genitori, ognuno con la propria modalità, trasmettono al figlio le competenze in termini di scambi affettivi, contatto corporeo, comunicazione, presenza permettendogli di entrare in relazione con gli altri. Il bambino, tramite loro, impara quindi a socializzare, ad entrare in reciprocità e a strutturare i legami. All’interno del nucleo famiglia l’Io si trasforma in Noi e pertanto la funzione protettiva del “gruppo” soddisfa i suoi bisogni fondamentali: identificazione, appartenenza, coesione, sicurezza, riconoscimento.

Quando la famiglia si sfascia, i legami si disgregano e il disorientamento, la perdita dei punti di riferimento e la solitudine diventano sovrani. Gli adulti, per lo più, possiedono le risorse per affrontare una situazione evidentemente stressogena ma i ragazzi, e ancor meno i bambini che vivono passivamente un dramma molto più grande di loro, restano segnati per tutta la loro esistenza. La loro personalità, in termini di identità e sicurezza affettiva, è ancora in via di formazione. Per cui, richiedono protezione e rassicurazione per maturare a livello emotivo e riuscire a gestire la propria crescita in maniera sana: hanno quindi bisogno di non perdere le loro figure di accudimento come legame.

Le cose migliori che si possono fare per i bambini dopo la separazione

I bisogni interrotti

Un bambino che vive quotidianamente la propria realtà tra scuola, giochi, sport e casa affronta improvvisamente uno stravolgimento di tutto ciò che fino a quel momento ha rappresentato per lui un ambiente sicuro e pieno di certezze. Un qualsiasi cambiamento, quale può essere la nascita di un fratellino o il passaggio da una scuola ad un’altra, può costituire per lui un evento di stress, per cui fatica un po’ ad abituarsi alla nuova condizione.

Nel caso del divorzio, quindi, la situazione diviene più complessa: il punto di riferimento, la base sicura che rappresenta il suo porto protetto, il luogo dove è possibile contenere le sue paure, le sue angosce e rassicurarlo viene meno, non è più lì ad accoglierlo. La famiglia svolge quindi tale funzione e i genitori assumono un proprio ruolo dal quale difficilmente si discostano. Come Mac (2017) rappresenta nelle sue vignette allegoriche, i bambini vivono sospesi su di un baratro in un precario bilanciamento tra i due genitori e da loro sorretti. Nel momento in cui la coppia decide di rompere il legame, o uno dei due partner abbandona l’altro, l’equilibrio si sbilancia ed il fratello minore resta aggrappato al più grande per quanto, anche lui, non comprenda cosa stia succedendo. È così, l’adulto che resta tenta da solo di compensare le funzioni di chi è andato via fino a quando non deciderà di intraprendere una nuova storia. È in tale contesto che i bambini si consolano vicendevolmente ripiegandosi su se stessi.

Lasciati soli a colmare il vuoto affettivo, il lutto, tentano di affrontare la separazione facendo ricorso alle proprie immature risorse interiori, cercando di soddisfare in qualche modo le urgenze legate alla loro crescita. Le frustrazioni che ne derivano sono tante: prime tra tutte l’incapacità di soddisfare il bisogno fondamentale di sicurezza e di riconoscimento derivanti proprio dai genitori biologici vissuti coi bambini sino a quel momento. Non è insolito, infatti, che una volta adolescenti, quei bambini tenderanno a ribellarsi, a divenire incontrollabili e ad assumere un comportamento incomprensibile agli occhi di un adulto ricercando in una ragazza, in un nuovo nucleo familiare o nel gruppo dei pari ciò che hanno perso.

Il figlio più piccolo farà ricorso al più grande che una volta cresciuto e gravato da questa responsabilità tenderà a fuggire. Si instaurerà quindi un circolo vizioso nel quale la dinamica dell’abbandono sarà presente anche nelle relazioni successive. Per quanto la società e il vincolo matrimoniale abbiano perso il loro valore, i genitori restano sempre gli educatori principali ed il punto di riferimento inamovibile per ogni singolo bambino. È bene quindi continuare a soddisfare i bisogni principali di riconoscimento, di accoglimento, di appartenenza, di affetto e reciprocità mantenendo saldo il proprio ruolo come figura di riferimento anche al di fuori del nucleo familiare primario. Si cerca, in tal modo, di evitare un vissuto traumatico legato alla separazione e quale conseguenza immediata di una realtà incomprensibile e irrazionale al cuore di bimbo.

Sitografia: https://www.vanillamagazine.it/il-trauma-del-divorzio-riassunto-in-7-efficacissime-immagini/

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