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Tradirsi e (ri)tradirsi: "Devo dire al mio compagno che non è sua figlia?"

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Una mamma è tormentata dal rimorso: confessare un tradimento e andare incontro a conseguenze devastanti, o tenersi questo peso sulla coscienza per proteggere la serenità della sua bambina? Risponde la psicologa

Confessare un tradimento sì o no?

Mi trovo a disagio nel porre la mia situazione ma sono convinta di avere sicuramente bisogno di un parere arrivata a questo punto… ho sempre provato dell’affetto verso il mio compagno e nel 2010 è nata la mia bimba.
Lui non era molto presente per il suo lavoro e durante gli anni ci sono state alcune sviste da parte sua. Quando mia figlia è stata concepita è accaduto durante una relazione con la persona che amavo e conduceva una vita diversa dalla mia… e questo segreto mi perseguita dal momento del concepimento.

Non ho ancora confessato al mio compagno che nostra figlia fosse di un altro uomo dato che non capirebbe il dolore che ho sempre provato dentro e se ne andrebbe lasciandomi con tante spese da sostenere comprese le sue!!! E il padre di mia figlia non è a conoscenza di essere il padre naturale... Attualmente la situazione in casa sembra stabile con il mio compagno: abbiamo entrambi i nostri lavori in orari diversi, ci parliamo e noto che è scostante… mia figlia cresce con la convinzione che in casa c'è una figura paterna seppur non sia suo realmente.
Però da qualche mese a questa parte non vivo più, sarà il senso di colpa, sarà che mi manca il padre di mia figlia e non sono innamorata del mio compagno o forse il dubbio di avere sottovalutato la cosa che non mi fa più vivere. Vorrei esporre tutto al mio compagno, ma so che avrei dovuto farlo molto prima e che oggi sarebbe solo un distruggere tutto un equilibrio.

Come posso fare per superare questo momento difficile... Nonostante il lasso di tempo intercorso devo parlarne al mio compagno e comunicare al padre di mia figlia che è sua? Non saprei come continuare a comportarmi, sto impazzendo. Ti prego aiutami! Grazie

La risposta dell'esperta

Il tradimento ha sempre delle motivazioni che possono derivare dallo stare male assieme, dalla mancanza di amore, dalla necessità di sentirsi apprezzata come donna, come compagna...tutti bisogni che una relazione magari non soddisfa.

Spesso al tradimento si aggiunge una gravidanza, ma per evitarla è bene prendere delle precauzioni. Quando ciò non avviene, il desiderio inconscio rispetto a questa eventualità si rende palese. Ma come mai scegliere di non comunicare immediatamente lo stato delle cose e proseguire una relazione nascondendo la paternità al vero padre? È chiaro che bisognerebbe analizzare questo aspetto e valutare, di conseguenza, ciò che potrebbe comportare liberarsi di questo segreto.

E come mai proprio ora e non prima? Ossia, quali esigenze sono sorte nel frattempo nella vita? L’esigenza di tirar fuori la verità può derivare da tante cose tra cui un ulteriore desiderio di rivendicazione inconscia nei confronti di qualcuno che non è come si presupponeva che fosse. 

Ma soprattutto ciò che tormenta l’anima è il tradimento rivolto a se stessi più che all’altro perché si è condotta un’esistenza quando la si immaginava diversamente. La condizione interiore influenza, quindi, molto lo stato d’animo e si riversa nel rapporto come nella vita.

Parlare di questa cosa al suo compagno significherebbe ferirlo, screditarlo, spodestarlo e ancora una volta tradirlo nonostante lui, anche con la sua assenza, lo abbia fatto a sua volta e, probabilmente, lo fa ogni giorno.

Ma bisogna pensare soprattutto alla bambina. Cosa cambierebbe per lei? Forse confondersi rispetto ad una situazione familiare già strutturata e presente? Il padre biologico la accudirebbe e frequenterebbe allo stesso modo dell’altro? E quanto sarebbe giusto per lei venire a conoscenza di una realtà che non solo non sospetta ma che la destabilizzerebbe non poco riguardo alle figure di riferimento? Anche per lei sarebbe un tradimento e in un’età delicata come l’infanzia potrebbe avere non poche difficoltà a ritrovare il suo equilibrio.

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Ma è vero anche il contrario, nel senso che tutto dipende dal carattere della bambina e quanto sia capace di elaborare tutta la situazione fino a riacquistare la sua serenità nell’arco del tempo.

In secundis, bisognerebbe capire il tipo di rapporto che sua figlia ha con il padre e se questo per lei potrebbe essere uno choc. Sta di fatto che i bambini non sono di chi li concepisce ma di chi li cresce e li cura, chi dona loro affetto e attenzioni.

Oltretutto, non si può prevedere la reazione del padre o dell’altro uomo, si potrebbe soltanto ipotizzare un cambiamento radicale di tutta la vostra storia familiare a prescindere dal rimanere assieme oppure no.

Prendendo spunto da questo suo momento, potrebbe riflettere sui suoi attuali bisogni che si celano dietro questo malessere. Mantenere una relazione in piedi per esigenze di tipo economico o comunque per paura di camminare da sola, significa ancora una volta tradire sé stessi e la propria identità di donna e di essere umano.

Forse è arrivato il momento di riprendere in mano la sua vita, a prescindere dalla paternità, per ritrovarsi come individuo con bisogni e necessità soddisfatte. Ciò che  perdura è ancora la sua modalità di rinviare e non addossarsi la responsabilità della propria vita.

L’altro non diventa quindi un compagno ma un appoggio che, per quanto silente, c’è.

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