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Pandemia: aumentano i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione tra i giovanissimi

di Francesca Capriati - 16.03.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Pandemia e disturbi dell’alimentazione nei giovanissimi: diversi studi confermano che la quarantena ha fatto salire i casi di DNA tra i ragazzi

Pandemia e disturbi dell’alimentazione nei giovanissimi

Gli effetti della pandemia si cominciano a vedere sulla fascia di popolazione più giovane, provata fortemente da lunghi mesi di isolamento sociale, incognite sul rientro a scuola, distanziamento forzato dai coetanei, paura del contagio associati spesso alla perdita di controllo e al maggior tempo a disposizione per concentrarsi sull'immagine di sé. Secondo i dati mesi in luce da alcuni dei centri multidisciplinari, sia pubblici sia privati, affiliati ADI - Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, dove nell'ultimo anno (febbraio 2020 - febbraio 2021) i casi di Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione (DNA) sono aumentati in media del 30% rispetto allo stesso periodo 2019-2020, con un abbassamento della fascia di età (13-16 anni) e un incremento delle diagnosi soprattutto di anoressia nervosa.

La fotografia di questa emergenza è stata scattata in occasione della "X Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla" - dedicata alla sensibilizzazione e alla prevenzione dei DNA.

Come spiega Carmela Bagnato, segretario ADI:

I disturbi alimentari sono determinati da diverse concause di natura biologica, psicologica, sociale sui quali agiscono altri fattori scatenanti come situazioni particolari di stress. Il lockdown ha favorito soprattutto nei ragazzi l'instaurarsi di alcuni di questi fattori scatenanti quali l'isolamento sociale, le incognite sul rientro a scuola, i dispositivi e le regole di prevenzione, il distanziamento forzato dai loro coetanei, la paura del contagio che si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione. Tutte le condizioni menzionate conducono ad un aumento delle restrizioni alimentari o, all'opposto, a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata, portando a una maggior concentrazione sull'immagine di sé, lasciando più tempo a disposizione per riflettere e porre maggior attenzione al corpo (e quindi al cibo e all'attività fisica) e all'emergere di comportamenti disfunzionali (sia in eccesso che in difetto

L’impatto psicologico della quarantena

Uno studio condotto dal King College di Londra, pubblicato su The Lancet, ha suggerito che la quarantena produce effetti psicologici negativi tra cui sintomi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD), confusione e rabbia. Secondo i ricercatori questi impatti psicologici possono essere di lunga durata con effetti particolarmente rischiosi sui bambini e gli adolescenti.

I rischi a lungo termine dei DNA

Massimo Vincenzi, componente per ADI del Tavolo Tecnico del Ministero della Salute per la riabilitazione nutrizionale dei disturbi alimentari, precisa che i disturbi alimentari - se non riconosciuti in tempo e non curati in modo appropriato- possono diventare cronici e nel peggiore dei casi portare alla morte.

Sia le persone obese che le persone sottopeso con un disturbo alimentare hanno normalmente un rischio maggiore di sviluppare complicanze mediche associate alla malnutrizione; tali rischi potrebbero aggravarsi in presenza di COVID-19. Rischi che inducono a ripensare e rivedere le strategie terapeutiche nell'ambito dei DA in questo lungo e difficile periodo e a intensificare i trattamenti psicologici online, cercando, per quanto possibile, di dare il massimo spazio a terapie virtuali intensive

Cosa fare?

I disturbi alimentari non sono scelte di vita più o meno bizzarre, ma importanti disturbi mentali che possono indurre chi ne è affetto ad assumere limitatissime quantità di cibo o viceversa ad abbuffarsi in modo incontrollato, spiega Annalisa Maghetti, Presidente ADI Emilia Romagna:

La diagnosi precoce e il trattamento multidisciplinare sono le uniche strade da percorrere per contrastare l'aumento di queste patologie. Una diagnosi di disturbo alimentare è una situazione di straordinaria rilevanza che sconvolge il funzionamento personale dei pazienti e del gruppo familiare. Per questo le figure parentali non sono da biasimare, ma possono invece diventare valide alleate dei pazienti e degli operatori durante il percorso di cura, se sostenute ed indirizzate adeguatamente soprattutto in un periodo difficile come questo

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