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Quello che non sappiamo di non sapere sulla Rete

di Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitor - 17.12.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
L'Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus ci fornisce un elenco di cose da sapere su Internet per proteggere i bambini

Internet e bambini, cosa sapere

Esiste un’espressione inglese, «unknown unknowns», che riguarda tutto ciò che noi non sappiamo di non sapere su un determinato argomento, evento, fenomeno. Se la posizione attribuita al famoso filosofo Socrate – “sapere di non sapere” – rimanda comunque a una consapevolezza, a un’ignoranza “dotta”, invece il “non sapere di non sapere” comporta dei rischi, principalmente connessi al fatto che non si può decidere, scegliere, orientarsi su qualcosa di cui non si conosce nemmeno l’esistenza.

In particolare, uno degli universi che oggi ha maggiormente un effetto su di noi, e su cui al contempo conosciamo di meno (anche perché in perenne sviluppo), è la “rete”, il mondo virtuale. E dal momento che i genitori sono ormai spesso convocati, chiamati a regolamentare la “relazione” tra i figli e Internet, in termini di tempo, di azioni concesse e di contenuti, ci è sembrato utile poter offrire un breve elenco per i genitori di alcuni «unknown unknowns», di cose che solitamente non si conoscono sulla rete. Senza demonizzare, l’intenzione è volutamente quella di informare e di incuriosire, lasciando alle mamme e ai papà la scelta normativa.

L’impegno nel promuovere un’educazione digitale e una prevenzione dei rischi connessi a Internet vede l’Associazione Pollicino in prima linea, attraverso progetti nelle scuole e la creazione del Parental Control, un sistema di filtro che limita l’accesso a materiale e siti di origine pornografica (scaricabile gratuitamente dal sito dell’Associazione).

L'elenco delle cose che non sappiamo su Internet

Quello che segue è quindi un breve elenco d’informazioni e di suggestioni sulla rete (e sui suoi effetti), che vuole essere un invito a porsi delle domande, a interrogarsi rispetto a rischi e potenzialità; poiché la rete oggi è, a tutti gli effetti, una delle dimensioni che maggiormente influenza il nostro mondo e il nostro modo di vedere il mondo. E se uno dei compiti dei genitori è quello di “presentare il mondo” ai figli, crescerli in una società sempre più digitalizzata significa anche potersi assumere la responsabilità di sapere che cosa succede online.

  1. La cultura dell’immagine e del testo, per come viene manipolata sia dagli utenti sia dai Social Network stessi, fa sì che si sia entrati nell’era della verosimiglianza, per cui nel corso dei prossimi anni sarà sempre più difficile, soprattutto per i più giovani, riconoscere ciò che è vero e ciò che è falso.
  2. Il nuovo vocabolario universale, che è fatto d’immagini, e che si sviluppa al ritmo di miliardi di foto caricate al giorno, spinge verso un consumo, spesso smodato e privo di confini etici, sia della propria immagine sia di quella delle persone a noi care. È significativo il fatto che un europeo medio, a tre anni, ha già più di mille immagini di sé presenti sulla rete.
  3. A dispetto di ciò che si può credere (o che viene promesso dalla rete), non si può davvero eliminare qualcosa che è stato caricato online. Una volta che si è postato un documento, non si può realmente fare marcia indietro. Il fatto che una parte della nostra vita rimanga perennemente ricercabile pone problemi etici rispetto al diritto all’oblio digitale.
  4. La conseguenza di quanto detto prima è in primis un’erosione della privacy, erosione che procede a ritmi elevati: qualunque traccia si lasci di sé (foto, like, commenti) viene dunque conservata, elaborata ed è oggetto di sorveglianza, in misura differente a seconda delle leggi del singolo Stato.
  5. Un altro importante effetto della tecnologia è la progressiva perdita della differenza tra il tempo dedicato alle varie attività. Esistono sempre meno le giornate divise tra una parte di lavoro o studio, una dedicata alla cura di sé, un’altra alle relazioni: in poche parole non c’è più la giornata 9-17, ma le giornate sono di 24 ore. Proprio il riconoscere che le barriere temporali della giornata si stanno sfaldando ha portato gli esperti a sottolineare la necessità di recuperare il senso della pausa.
  6. La parola chiave del presente sembra essere “accelerazione”: la tecnologia negli ultimi anni ha accelerato la sua presenza nella vita quotidiana; e spesso siamo stati accelerati in un modo che ci conviene (più efficienza, migliori servizi, velocità nelle consegne…). Tuttavia questa accelerazione non ha sempre permesso un’opportuna difesa del lato umano, una difesa cioè delle necessità non legate al consumo, come l’etica e l’uguaglianza. Di conseguenza, un’accelerazione così vertiginosa non poteva che trovare la legislazione in ritardo, un po’ come se Internet fosse un adolescente e lo Stato i rispettivi genitori che tentano di dare delle regole.
  7. Parlando di adolescenza, è bene ricordare il principale compito di sviluppo proprio di questa fase, cioè ciò a cui i ragazzi sono chiamati a rispondere: la costruzione della propria identità. Il fatto che, negli ultimi anni, gli adolescenti inizino a conoscere sé stessi soprattutto attraverso piattaforme come Instagram, che promuovono modelli poco realistici (poiché filtrati, ad esempio, proprio dai filtri), può portare con sé diversi rischi rispetto a una equilibrata costruzione dell’identità.
  8. Sono sempre di più i genitori che usano i video e le immagini dei più piccoli (0-3 anni) per la promozione di prodotti legati all’infanzia o alla genitorialità (fenomeno che prende il nome di Kids Influencer); nel prossimo futuro, sarà importante ragionare sull’eticità di questa operazione.
  9. Quella che viene chiamata “l’impronta di carbonio”, ovvero il consumo di energia e il danno sul pianeta di Internet, spesso spacciata per una entità eterea, è in realtà elevatissima. In poche parole: i data center necessari per la rete inquinano quanto le automobili.
  10. La riproduzione automatica di YouTube non distingue tra i canali “ufficiali” di video per bambini e i video “pirata”; si può dunque passare da un video “protetto” a un video con contenuti inappropriati semplicemente lasciando scorrere la riproduzione sulla piattaforma.

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