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Integrazione tra i bambini a scuola e nella società

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Scuola, sport, società: dove passa l'integrazione tra i bambini e cosa possiamo fare per favorirla

Integrazione tra i bambini

In una società sempre più multiculturale aumenta sia il numero di bambini immigrati che quelli nati in Italia da genitori immigrati. E le classi, i corsi sportivi e i centri ludici si riempiono di bambini di ogni etnia e origine. Per i nostri figli la scuola multietnica è una realtà all'ordine del giorno, sono abituati ad avere in classe bambini di colore diverso o con nomi che solo per noi adulti possono sembrare bizzarri. E quando pensiamo all'integrazione tra i bambini dovremmo imparare noi dai più piccoli, che in fondo non vedono grandi differenze tra se stessi e i loro amichetti stranieri. Il processo di integrazione affonda le sue basi nel rispetto dell'altro e nel riconoscimento che le differenze rappresentano una ricchezza, ma si sviluppa anche nella costruzione di rapporti sociali con bambini e famiglie di origini e tradizioni diverse dalle nostre. Una sfida che vede coinvolti direttamente genitori, scuole, istituzioni.

Importanza integrazione bambini stranieri a scuola

Se consideriamo che quasi tutti i bambini stranieri che frequentano le scuole dell'infanzia sono nati in Italia e parlano italiano, possiamo comprendere bene quanto sia importante costruire un processo di integrazione sin dall'asilo nido e dalla scuola materna.

Nel Libro Verde dell’Unione Europea sulla scolarità dei figli degli immigrati si legge chiaramente che l’inserimento diffuso e continuativo dei bambini immigrati nella scuola dell’infanzia è considerato una delle priorità che sono alla base di una integrazione costruttiva e positiva.

Eppure dati recenti indicano che un quarto dei bambini stranieri residenti in Italia inizia ad andare a scuola solo a sei anni alla scuola dell'obbligo. Approfondire le ragioni di questa assenza e riuscire a favorire, invece, l'accoglienza dei bambini più piccoli in classe significa costruire le premesse concrete per un'integrazione duratura e permanente. E' proprio nella fascia di età 3-6 anni, quindi alla scuola dell'infanzia, che si creano le prime amicizie, si impara ad usare correttamente la lingua per comunicare sentimenti, emozioni, bisogni e si apprendono le regole di convivenza sociale.

E' necessario, quindi, intervenire su più fronti sia per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica che per favorire anche nel nostro piccolo un'autentica integrazione tra i bambini.

I dati MIUR relativi al 2016 parlano chiaro: la dispersione scolastica colpisce maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani (una media del 3,3%, contro lo 0,6% degli alunni con cittadinanza italiana). E un'indagine condotta da Skuola.net per Corriere Scuola, che ha analizzato come gli studenti italiani vedono i compagni stranieri e viceversa, ha mostrato che anche se per i ragazzi italiani il coetaneo straniero non sia “un diverso”, resta comunque un forte divario sociale: tra i banchi l'integrazione è favorita dagli insegnanti e dai progetti in essere, ma il pomeriggio a casa o nel tempo libero esiste difficilmente un reale rapporto tra ragazzi stranieri ed italiani.

Attività a favore dell'integrazione culturale

In Italia è attivo un Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura che, come spiega la ministra Valeria Fedeli:

è uno strumento importantissimo per costruire un sistema di istruzione e formazione in cui studentesse e studenti, famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscere le diversità culturali e religiose, a superare le reciproche diffidenze, a sentirsi responsabili di un futuro comune

L'Osservatorio studia strategie e politiche di promozione dell'integrazione degli alunni stranieri e della comunicazione interculturale e gode dell'impegno e della partecipazione non solo di soggetti istituzionali ma anche delle associazioni delle giovani e dei giovani di cittadinanza non italiana.

In Italia anche grazie al sostegno istituzionale sono attivi numerosissimi progetti volti a favorire l'integrazione tra i giovani e giovanissimi. Il sito Integrazione Migranti  le raccoglie e promuove con impegno le iniziative che vengono organizzate in tutta Italia.

Come favorire l'integrazione dei bambini disabili a scuola

Progetti di multiculturalità a scuola

In Italia sono attivi numerosi progetti di integrazione scolastica per bambini di diverse etnie. In particolare in 13 città (Firenze, Palermo, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) è attivo il progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti,  promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca

Le attività previste nell'ambito del progetto, sia a scuola che nei campi, mirano a favorire l'integrazione scolastica e l'inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti rom, sinti e caminanti.

In linea generale il MIUR sostiene e promuove diversi progetti di intercultura partendo dalla premessa che

L’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana deve partire dall’acquisizione delle capacità di capire ed essere capiti e dalla padronanza efficace e approfondita dell’italiano come seconda lingua.

Gli obiettivi dei progetti scolastici di multiculturalità vengono perseguiti con:

  • azioni mirate di formazione del personale scolastico, insegnanti e dirigenti scolastici, e azioni di sostegno all’inserimento degli alunni con cittadinanza non italiana.
  • Attività per l’orientamento alla scelta scolastica da parte degli studenti e per favorire la partecipazione attiva e la relazione tra famiglie, immigrate e non immigrate.
  • Ridefinizione dei contenuti e dei saperi in una prospettiva interculturale, con l’integrazione di fonti, modelli culturali ed estetici e nuovi linguaggi della comunicazione visiva e musicale.

Integrazione tra i bambini nello sport

Ma non solo la scuola diventa un banco di prova di integrazione sociale tra bambini italiani e stranieri, anche altri settori possono rivelarsi interessanti crocevia di differenze che alla fine uniscono. Lo sport è per eccellenza il contesto in cui le differenze etniche o linguistiche non esistono, ma conta solo lo spirito di squadra e l'impegno. E il CONI ha siglato con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Manifesto di Sport e Integrazione da cui cui si snodano diverse iniziative per promuovere e incentivare i progetti di integrazione delle società e associazioni sportive dilettantistiche attraverso:

  • una call pubblica che faccia emergere dai territori le esperienze virtuose;
  • una campagna educativa, rivolta alle scuole secondarie di primo grado, per realizzare una survey che delinei la percezione, da parte degli alunni, dei valori dell'inclusione e dell'integrazione.

Il progetto Sport e Integrazione mira a sostenere i docenti nella promozione dell’inclusione sociale e delle corrette regole di convivenza, sia a scuola che nella vita, realizzando iniziative dedicate che coinvolgano attivamente insegnanti e studenti in percorsi educativi ed indagini sul tema.

Per approfondire

La nuova campagna Benetton di Oliviero Toscani sull'integrazione

Due fotografie.

Una classe di ventotto bambini. Di tredici nazionalità diverse, provenienti da quattro continenti. Sorridenti. Con il futuro davanti a sé. Dieci bambini – dal Burkina Faso alle Filippine, dall’Italia al Senegal – riuniti attorno a una maestra che legge Pinocchio. Rapiti. In ascolto.

La nuova campagna Benetton di Oliviero Toscani rinnova un tema caro alla storia del marchio, dotandolo di nuovi significati.

Il problema del mondo attuale è l’integrazione. Il futuro si giocherà su quanto e come sapremo usare la nostra intelligenza per integrare il diverso, superando le paure

Dichiara il celebre fotografo che nei prossimi mesi sarà impegnato nella creazione di un  progetto più ampio sul tema dell’integrazione in Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton.

 
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