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Insonnia negli adolescenti: un problema sempre più diffuso

di Redazione PianetaMamma - 04.12.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Dal rapporto “Adolescenti e Stili di Vita” emerge che l'insonnia negli adolescenti è un fenomeno allarmante e in crescita e il telefonino gioca un ruolo determinante

Insonnia negli adolescenti

Gli esperti l'hanno definita “Insonnia social” ed è un fenomeno allarmante che interessa gli adolescenti, iperconnessi non solo di giorno ma anche di notte. A fotografare realisticamente la situazione, in tutta la sua gravità, è l’indagine “Adolescenti e Stili di Vita” realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD, con la collaborazione della Associazione Culturale Pediatri (ACP) e l’Osservatorio Permanente Giovani ed Alcol.

L’indagine – curata da Carlo Buzzi, ordinario di Sociologia dell’Università di Trento, referente dell’area sociologica di Laboratorio Adolescenza e membro del Comitato Scientifico di Istituto IARD – e Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – si è svolta tra i mesi di novembre 2018 e maggio 2019 su un campione nazionale rappresentativo di 2019 studenti (1027 maschi e 992 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore (fascia d’età 13-14 anni).

La ricerca mette in luce che se da un lato stili di vita e comportamenti attribuibili all’adolescenza proseguono spesso fino oltre i trent’anni d’età, sull’altro versante assistiamo ad una progressiva anticipazione di questi comportamenti, per cui l’osservazione e le conseguente attenzione sociale, educative e istituzionale, devono tener conto di questi mutamenti.

Circa il 60% dei ragazzi ha il suo primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni, ma oltre il 28% lo ha avuto in regalo prima dei dieci anni. Solo una piccola minoranza ne entra in possesso dopo i 12 anni.

E non va molto meglio con i social: il 54% inizia la sua vita in rete tra gli 11 e i 12, e il 12% prima dei 10 anni.

Confrontando i dati con quelli relativi all’edizione 2017 della medesima indagine si evidenzia – a dispetto degli inutili fiumi di raccomandazioni degli “esperti” – una continua precocizzazione del fenomeno, così come è in aumento anche la percentuale dei giovanissimi che non utilizza alcuno strumento di protezione del proprio profilo (11% al 15%) messo a disposizione dal “social”.

A questo si aggiunge che, quanto l’accesso ad un social prevede un’età minima (che loro non hanno) per accedervi, non rinunciano, ma il 47% indica l’età minima per poter accedere, il 20% un’età a caso e il 23% di essere comunque maggiorenne, perché (spiegano i ragazzi nei focus group realizzati a corredo dell’indagine) “così non ti prendono per un bambino”.

Queste le parole di Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza:

Un pericoloso esordio in età pressoché infantile quando non si ha assolutamente la necessaria maturità psicologica per poter utilizzare strumenti di comunicazione così potenti e insidiosi anche ad età ben più mature.  Ma al di là dei pericoli più visibili – la deriva del cyberbullismo è il più evidente – la permanenza H24 nell’agone della piazza virtuale contribuisce ad aumentare la fragilità di una generazione di adolescenti costantemente in ansia da prestazione. Come se non bastasse sentirsi in competizione in ogni contesto in cui agiscono (dalla scuola, allo sport, a qualunque altra attività svolgano), l’essere costantemente “in vetrina” e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri manifestato attraverso like e follower li rende insicuri al punto di modificare, probabilmente anche inconsapevolmente, il modo di comunicare tra di loro. Un esempio di questo – ci è dato anche dall’uso apparentemente bizzarro della comunicazione orale attraverso lo smarthphone. Tra di loro mai una telefonata vera, ma solo successioni lunghissime di messaggi vocali (a volte anche di contenuto drammatico) che evidentemente li tranquillizzano, perché non costringono a far fronte ad un contraddittorio in tempo reale.

Circa i social (e gli strumenti di messaggistica) più utilizzati, si conferma il progressivo calo di Facebook e l’incremento di Instagram. Parabola discendente per Ask Fm, mentre è in crescita Snap Chat. Diventa consistente l’utilizzo di Telegram e This Crush (quasi inesistenti nel 2016), mentre non abbiamo rilevato il dato su TikTok, esploso recentissimamente. WhatsApp è praticamente “incorporato” in tutti gli adolescenti.

Il 40% è entrato in contatto (direttamente o indirettamente) con episodi di cyberbullismo. Positivo che il 56% dica che la prima cosa da fare, in caso si diventi vittima di un episodio di cyberbullismo, è avvisare i genitori.

Stride un po’, invece, sentir affermare (30%) che per prevenire il cyberbullismo si dovrebbero utilizzare poco i social.

Insonnia social: il sonno “online”

Solo il 6,8% del campione intervistato afferma di dormire almeno 9 ore per notte (che rappresenta la quantità di sonno adeguata a quell’età), mentre il 20% dorme addirittura meno di 7 ore: il 55% va a aletto tra le 22.00 e le 23.00 e il 28% addirittura dopo le 23.00 (28%).

Inoltre, il 72% delle femmine e il 58,5% dei maschi sostiene di avere problemi ad addormentarsi (al 13% il problema si presenta spesso) e al 66% (72,3% delle femmine) capita di svegliarsi durante la notte e di non riuscire più ad addormentarsi.

Ma cosa fanno i teen-insonni quando non riescono ad addormentarsi? Per la maggioranza (44% delle femmine e 36% dei maschi) il comportamento più frequente è navigare su Internet o utilizzare i social. Uno scarso 30% accende la televisione, meno del 10% – e non ci stupisce – legge qualche pagina di un libro.

E’ significativo registrare che, anche quando la difficoltà ad addormentarsi si manifesta frequentemente, meno del 30% dice di averlo fatto presente al proprio medico e meno della metà ne ha parlato con i genitori.

Maria Luisa Zuccolo, responsabile del “Gruppo di lavoro adolescenza” dell’Associazione Culturale Pediatri, spiega:

Ritardare più del dovuto il momento di andare a dormire può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola). Secondo i pochi dati disponibili in letteratura le frequenza di problema, chiamato Sindrome da fase del sonno ritardata, nella popolazione adolescenziale è stimata tra il 7-16%, ma rilevamenti empirici e, soprattutto, i dati di questa ricerca ci descrivono una situazione decisamente più allarmante

Il telefonino e i social sono compagni di sonno e insonnia dei giovanissimi. La maggioranza degli intervistati non lo spegne prima di andare a dormire e spesso anche nel corso della notte, messaggia con gli amici.

E gli effetti si vedono, perché cambia la quantità e la qualità del sonno di chi dice di spegnerlo prima di andare a letto, rispetto a chi dice di tenerlo acceso ma silenziato o, soprattutto, di lasciarlo acceso e non silenziato.

Afferma di dormire meno di sette ore a notte il 14,7% di quelli che lo spengono e il 32,9% di quelli che lo lasciano acceso; così come tra chi lo tiene acceso aumenta la percentuale di chi fa fatica a prendere sonno (69,2% vs 61%).

I “pensieri” sono la motivazione maggiormente indicata (specie dalle ragazze) come causa della difficoltà ad addormentarsi, seguiti dal non aver sonno all’ora giusta, ma in altri momenti della giornata, e dalla preoccupazione per la scuola (non è un caso che in periodo non scolastico il problema diminuisce).

Gli effetti principali del dormire poco e male sono prevalentemente:

  • la difficoltà ad alzarsi la mattina (82%)
  • l’avere difficoltà a svolgere le abituali attività quotidiane perché si ha sonno durante il corso della giornata (55%).

Infine è interessante osservare che sul come agire perché il riposo notturno possa essere migliorato i ragazzi sono molto consapevoli: ai primi posti mettono il fare attività sportiva durante il giorno, avere una alimentazione sana, spegnere il cellulare durante la notte.

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