strip1-famiglia
gpt strip1_generica-famiglia
gpt strip1_gpt-famiglia-0
Nostrofiglio.it

Pianetamamma logo pianetamamma.it

gpt skin_web-famiglia-0
1 5

Il preoccupante fenomeno degli Hikikomori in Italia

/pictures/2018/10/25/il-preoccupante-fenomeno-degli-hikikomori-in-italia-31945822[958]x[399]780x325.jpeg Shutterstock
gpt native-top-foglia-famiglia

Chi sono gli Hikikomori e perché il fenomeno dell'isolamento volontario è in crescita anche in Italia. Il parere della pedagogista

Hikikomori in Italia

Far parte della società è uno dei primi segnali di appartenenza a qualcosa, si inizia con la famiglia per poi passare alla scuola che rappresentano le agenzie educative per eccellenza. Ogni individuo, uomo e donna che sia, nasce e vive come membro di una comunità educante. L’ isolamento non è consentito, ma forse non tutti la pensano allo stesso modo.

Stiamo parlando di un fenomeno che, nato in Giappone, sta prendendo piede anche da noi e nel resto del mondo. Gli Hikikomori sono tutti quei ragazzi che decidono di estraniarsi, a livello patologico, dal resto del mondo e l’età di questi soggetti si sta abbassando notevolmente fino ad interessare ragazzini di undici/dodici anni.

Anna Maria Cresta, nota giornalista, nel suo libro “Generazione hikikomori. Isolarsi dal mondo fra web e manga” descrive in maniera dettagliata e analitica il fenomeno. In Giappone, precisamente a Koyasan a sud di Osaka, esiste un luogo sacro dove si recano i genitori di questi ragazzi che sono ormai sfiniti e non trovano la forza di reagire al “mostro” che ha preso il loro figlio o la loro figlia.

In questo luogo avviene un rituale, si celebra in pratica il proprio funerale, utilizzando un manichino, attraverso il quale i soggetti trovano la pace e la serenità necessaria per aiutare nel miglior modo possibile i figli.

Sicuramente è una cerimonia che lascia senza parole, ma lo è di più pensare che esistano al mondo ragazzini e adulti che decidono spontaneamente di non prendere parte alla vita sociale, creandosi una sorta di mondo parallelo all’interno della propria camera.

Non stiamo parlando di capricci, ma di una realtà che deve far riflettere e mettere in atto da parte di esperti psicopedagogici strategie necessarie per evitare che tali tragedie, perché per una famiglia di questo si tratta, si possano ripetere.

Guardiamo più da vicino questi soggetti.

Chi sono gli hikikomori?

Sono giovani e giovanissimi che per cause reali o immaginarie decidono di vivere come reclusi in casa, avendo rarissime occasioni sociali solitamente con i familiari o, nella maggior parte dei casi, virtualmente.

Ed è proprio l’uso maniacale di internet che rientra tra le prime cause del fenomeno. Un utilizzo eccessivo delle tecnologie ha creato e crea ogni giorno un allontanamento costante dei ragazzi dalla società, dal vivere insieme.

Se alla scuola primaria a ricreazione non fanno altro che parlare di un famoso videogioco o fanno riferimento a canali social e vari influencer è sicuramente un campanello d’allarme da non sottovalutare assolutamente.

Bambini adescati in rete

Cause

Tra le cause rientra anche una componente familiare notevole. Spesso gli hikikomori denunciano una scarsa relazione comunicativa ed emotiva con i genitori. Autorevoli, assillanti, opprimenti sono solo alcuni dei termini utilizzati dai ragazzi per descrivere padri e madre assenti nelle loro vite.

Ma non solo, l’aspetto caratteriale risulta essere un altro motivo scatenante. Solitamente si tratta di ragazzini particolarmente dotati di un alto quoziente intellettivo che a livello sociale tendono ad assumere un atteggiamento timido e riservato. Partecipano poco alla vita di gruppo e non prendono quasi mai decisioni che possano interessare e coinvolgere la comunità. Ciò porta alla difficoltà di creare legami solidi e prolungati nel tempo.

La scuola viene vissuta in maniera negativa, ma non si tratta di svogliatezza e incapacità a portare a termine un lavoro. A volte dietro questo isolamento si nascondono episodi di bullismo, i ragazzi non riescono a reagire e preferiscono vivere in disparte e crearsi il loro mondo.

Una realtà ben diversa da quella dei coetanei che viene giudicata pericolosa e negativa.

Esistono delle fasi del fenomeno?

Sul sito Hikikomoriitalia.it è possibile individuare tre fasi anche se viene precisato che non bisogna prenderle alla lettera per il semplice fatto che non tutti i soggetti vivono il fenomeno allo stesso modo e pertanto non è possibile fissare delle tappe ben precise.

  1. Sicuramente un primo momento di malessere si avverte quando “il soggetto manifesta un senso di disagio a relazionarsi con le altre persone e trova sollievo nell’ isolamento”. In questa prima fase il ragazzo continua ad instaurare delle relazioni seppur a fatica, ma il suo fastidio lo vive internamente trovando sollievo nell’attimo in cui è da solo, lontano da tutti e tutto, chiuso nella sua camera. E qui entra in azione internet che sebbene rappresenti per alcuni una causa di questo isolamento per altri diventa una conseguenza. Ovvero, mi isolo ma mantengo la mia percezione di “società” attraverso il virtuale.
  2. Nella seconda fase inizia l’isolamento vero e proprio. La partecipazione a feste e uscite con gli amici si fanno sempre più rare, la partecipazione alla vita scolastica è quasi nulla, il ritmo sonno-veglia ne risente moltissimo, i contatti con l’ambiente esterno si limitano all’uso di chat, social e a tutto ciò che rientra nella tecnologia.
  3. Nell’ultima fase, sicuramente la più drammatica, il ragazzo o la ragazza si isola totalmente dal mondo, anche ciò che gli dava una sicurezza e rappresentava l’unico canale di socializzazione con l’esterno viene eliminato. Si sviluppano spesso disagi a livello patologico con manie di persecuzione e depressive.

Precisiamo che in un tale contesto a risentirne profondamente non sono solo i protagonisti, che spesso si rendono conto di quello che stanno vivendo ma non riescono ad uscirne fuori a stare peggio, ma anche i genitori che vedono consumare il proprio figlio, anche giovanissimo, e non riescono a fare niente per farlo stare bene.

Ci tengo a sottolineare ancora una volta che stiamo parlando di ragazzini e ragazzi in piena età scolare. Al mondo esistono soggetti anche adulti, ma il nostro compito è quello di intervenire il prima possibile come esperti, insegnanti e genitori affinchè un simile disagio possa sussistere.

Non soffermatevi alla totalità di vostro figlio, guardatelo negli occhi, andate a scrutare i suoi particolari perché è lì che potrete trovare la risposta al suo malessere e insieme uscirne fuori.

gpt inread-famiglia-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-famiglia-0