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I giovanissimi e il fenomeno Tik Tok

di Chiara Mancarella - 14.12.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I giovanissimi e il fenomeno Tik Tok: la pedagogista ci spiega in cosa consiste questo social che sta spopolando tra i teenager

I giovanissimi e il fenomeno Tik Tok

Non c’è che dire, la tecnologia ci sta abituando veramente a tutto. Nascono quotidianamente App come se piovesse con i servizi più disparati e stare dietro a tutte è naturalmente e cognitivamente parlando quasi impossibile. Fra tutte, quelle dei social fanno ormai parte della nostra vita e se gli over trenta si accontentano di Facebook, Instagram e Twitter scendendo parecchio di età c’è un social che sta letteralmente spopolando fra i giovanissimi. Stiamo parlando di Tik Tok, un vero e proprio fenomeno adolescenziale!

Il successo di Tik Tok

Questo made in China nato inizialmente per creare una piattaforma in grado di incorporare video e musica al tempo stesso su un social col passare degli anni è diventato la passione di milioni e milioni di ragazzini in tutto il mondo. Nella nostra bella Italia ogni giorno circa 2 milioni di preadolescenti, per lo più di genere femminile, si cimentano in video e balletti attirando fans, scusate followers (chiamiamoli con il giusto nome!), da ogni dove.

Sappiamo benissimo che oggi la vita scorre ad una velocità impressionante ed è proprio la velocità il perno di quest’app. Vengono richiesti agli utenti pochi secondi per cimentarsi in coreografie il più accattivanti possibili sperando che possano essere apprezzati non solo dai compagni di scuola e vicinato, che sia della stessa fascia di età ci mancherebbe, ma che quel video fatto di faccette strane e con le mani che nemmeno un prestigiatore pare sappia muovere così bene riceva più likes possibili per permettere a Maria di tredici anni (persona immaginaria) del paesino disperso sui monti o a Giulio di undici anni che vive su un’isoletta del sud Italia di raggiungere il successo. “Ci sono riusciti gli altri perché non io?

Già perché, diciamolo pure,  lo scopo principale non è tanto l’esibizione in sé, non scaricano l’app solo per il divertimento di fare quattro salti davanti ad un video, ma la facilità con cui oggi si arriva alla notorietà è decisamente veloce, troppo veloce. Da qui poi alla discesa, alla derisione da parte di compagni e coetanei è davvero istantanea. Non mancano, infatti, alle cronache episodi di ragazzini presi di mira per quei video girati in camera o in bagno, poco credibili, poco attraenti, coordinati, poco seguiti. Ecco, un’altra tendenza che sta prendendo piede sono le cosiddette sfide dei likes, anche questo sì, per il numero di followers che i vari selfie e stories riescono ad ottenere.

Si riuniscono in casa o al parco e studiano qualcosa di veramente accattivante per richiamare quante più persone possibili. Lo sanno bene i creativi che in quel minuto di pubblicità devono vendere al meglio il prodotto, ecco esattamente la stessa cosa, insomma ci vuole creatività, carattere e faccia tosta per bucare lo schermo. Pare che i timidi adolescenti in piena crisi ormonale, chiusi nella loro cameretta a porsi domande esistenziali del tipo “chi sono?”, “da dove vengo?” appartengano solo alla nostra generazione!
Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio,  non sono tutti così però è anche vero che la stragrande maggioranza della giovanissima popolazione lo è, i dati lo affermano.

Tra una versione di latino e un capitolo di storia il pensiero del moderno preadolescente gira a come ottenere più “seguaci”, a come essere più popolare, ad essere notato, ad esistere per dirla in maniera un po' filosofica. A come quel ragazzino o quella ragazzina abbiano raggiunto un successo così veloce la spiegazione è semplice, un’unica parola: osare!

Proprio così, un banalissimo video di pochi secondi con un abbigliamento quotidiano e anonimo non potrà mai ricevere tanti likes quanti uno dove Giulio (il nome inventato di prima) mostra i suoi acerbi pettorali, il ciuffo ribelle e si atteggia nemmeno fosse David Gandy nella pubblicità di D&G, o Maria dall’alto delle sue montagne in quei velocissimi secondi mette in atto una coreografia con maglietta super scollata, mini-shorts, tacchi, capelli da urlo, trucco da fare invidia ad un make-up artist di successo e sguardo da vera seduttrice. Insomma basta veramente poco per trasformare un/a ragazzino/a della porta accanto ad un/a divo/a dei social.

E i genitori in tutto questo?

Tranquilli, lo sanno eccome se lo sanno! Alcuni non si lasciano perdere l’occasione del momento e presi dalla curiosità dell’app aprono insieme ai figli un profilo condividendo selfie e stories, balletti e quant’altro ad un pubblico eterogeneo vantandosi poi con amici, colleghi e parenti del numero di followers della creatura. Cuore di mamma!

Tornando invece seri, ahimè, molti genitori sono letteralmente all’oscuro di quanto avvenga nelle quattro mura della cameretta del figlio o della figlia convinti che le ore trascorse in solitaria sede siano dedicate allo studio e dormono sonni tranquilli ignari che quanto accada nell’altra stanza stia in realtà facendo il giro del web. Mettere in guardia con tono minaccioso i figli circa i pericoli a cui potrebbero andare incontro, ricordiamo sempre che dietro un profilo si possa nascondere un pedofilo, non ha niente di pedagogico ed educativo.

Tante volte abbiamo detto anche che avvicinarsi al loro mondo, ai loro interessi è sicuramente un passo per conoscerli un po' di più, ma porre comunque delle regole senza il divieto assoluto potrebbe essere un valido aiuto per tutti quei genitori che si trovano in difficoltà nel gestire quel rapporto ossessivo dei figli verso i social.

Che siano figli della tecnologia lo sappiamo, vietare quelli che oggi sono i fenomeni del momento ci porterebbe solo ad isolare i nostri figli dal resto del mondo. È la loro epoca e queste sono le mode del momento. Ok a scambiarsi con gli amici video e stories ma restando nel limite del decoro, senza cioè dimenticare quale sia realmente la loro età anagrafica. Il fare esperienze di ogni tipo ha esageratamente abbassato l’età nel corso degli anni. La prima sigaretta, la prima bevuta, i primi rapporti hanno raggiunto un’età che sotto quel viso per certi versi infantile si nascondono in realtà preadolescenti che per un poco di notorietà fanno sfoggio del loro corpo senza nessuna vergogna sperando di essere notati da “chi conta” e dire addio allo loro triste vita di preadolescente di brufoli e crisi d’identità.

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