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Giornata contro il lavoro minorile

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Sono più di 150 milioni i bambini che vengono impiegati nel lavoro minorile, comprese le forme di lavoro più pesanti

Giornata Mondiale contro il lavoro minorile

Il 12 giugno riflettori puntati sul lavoro minorile, una piaga sociale che assume proporzioni vastissime, soprattutto in alcune aree del mondo. L'Unicef ha reso noto che in tutto il pianeta più di 150 milioni di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni sono costretti al lavoro minorile e 115 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni sono impiegati nelle forme più dure e gravose del lavoro, come i carichi pesanti, contatto con sostanze chimiche, lunghi turni di lavoro.

La Giornata Contro il lavoro minorile venne istituita nel 2002 per volontà dell'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) ed ha l'obiettivo soprattutto di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, spesso dimenticato.

Come sosteneva Giacomo Guerrera, Presidente dell'Unicef Italia, il dilagante fenomeno del lavoro minorile è conseguenza principalmente della povertà e del disagio sociale

nei Paesi in via di sviluppo molti bambini sono costretti a lavorare in quanto orfani o separati dalle famiglie, o perché devono sostenere il reddito familiare



Situazioni estremamente difficili per i bambini e per le femminucce le condizioni di vita sono ancora più difficili perchè oltre lavorare devono spesso occuparsi anche della gestione della casa o della crescita dei fratellini più piccoli.

Come intervenire per arginare il fenomeno dell'impiego dei bambini nel lavoro?

L'Unicef spiega che la promozione dell'istruzione per i bambini è l'arma principale e maggiormente efficace per allontanare lo spettro dell'ignoranza che rappresenta soprattutto una "mancata conoscenza dei propri diritti e delle proprie potenzialità".

È inoltre importante promuovere una maggiore diffusione della cultura della Responsabilità Sociale d'Impresa, per tutelare i bambini stringendo collaborazioni con i Governi e con le imprese per assicurare il rispetto dei diritti dei bambini sul luogo di lavoro.

Numerose le associazioni impegnate nelle attività della Giornata Mondiale contro il Lavoro minorile, da Cesvi a Terres des Hommes, che hanno colto l'occasione per raccontare storie di speranza e di ricostruzione che vedono protagonisti bambini sfruttati.

Alla vigilia della Giornata 2018 l'Ilo ha reso noto l'ultimo Rapporto mondiale sul lavoro minorile 2015 dal quale si evince che sono almeno 218 milioni i bambini e gli adolescenti nel mondo costretti a lavorare, spesso in lavori altamente rischiosi. 

Bambini e bambine, ragazzi e ragazze dai 5 ai 17 anni sono impiegati in lavori sottopagati e anche spesso pericolosi per la salute che nel tempo li logorano nel fisico e li distruggono nella mente. Questa piaga è molto diffusa nei paesi più poveri del mondo, come l'Africa, Asia e il Sud America dove questo fenomeno è causa e conseguenza della povertà dei territori.

Tra i diversi progetti nati per contrastare questo fenomeno ricordiamo l'Understanding Children's Work (UCW) portato avanti dall'UNICEF, ILO-IPEC e la Banca Mondiale, quest'ultimo nato con l'obiettivo di registrare e monitorare la realtà del lavoro minorile con lo scopo di restituire ai bambini il diritto all'infanzia.

E il lavoro minorile è presente anche in Italia. Come leggiamo su Save The Children, econdo un Dossier statistico del giugno 2013, elaborato da Save The Children e dall’Associazione B. Trentin, i minori di 16 anni che lavorano sono stimati in circa 260.000, cioè il 5,2% della popolazione in età.

È interessante osservare come questa concentrazione delle esperienze di lavoro in età preadolescenziale possa essere messa in collegamento con il fenomeno degli “early school leavers” che, come noto, in Italia ha un picco rispetto agli altri Paesi dell’UE.

Nel nostro Paese (dati al 2011), il 18% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni hanno conseguito al massimo il titolo di scuola media e non hanno concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla regione di durata superiore ai 2 anni, né frequentano corsi scolastici o svolgono attività formative (di contro ad una media europea pari al 15% e quasi il doppio rispetto al benchmark stabilito dall’Unione Europea pari al 10%).  

Come emerge dal Rapporto mondiale sul lavoro minorile 2015 dell'Ilo un bambino costretto a lavorare prima del tempo, avrà il doppio delle difficoltà dei suoi coetanei ad accedere ad un lavoro dignitoso in età più adulta  correrà molti più rischi di rimanere ai margini della società, in condizioni di sfruttamento. È cruciale assicurare ai minori una istruzione di qualità almeno fino all'età minima di accesso al mercato del lavoro per garantire l'acquisizione delle conoscenze base e delle competenze adeguate alle necessità del mercato del lavoro. Dobbiamo impedire che il lavoro minorile comprometta il presente e il futuro dei bambini e agire perché ciò non accada, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi più benestanti,  Italia inclusa

ha dichiarato Furio Rosati, dell'ILO e direttore del programma di ricerca ILO-UNICEF-Banca Mondiale Understanding Children's Work (UCW)

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