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Gli effetti dei media sui minori, il parere della psicologa

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Quali sono gli effetti dei media sui minori e come possiamo intervenire noi genitori: ce lo piega la psicologa

Effetti dei media sui minori

Ci si domanda quanto e come i media possano influenzare il pensiero ed il comportamento dei minori. Hanno un effetto positivo oppure no?

La censura non è sufficiente a garantire la loro tutela poiché molti, nonostante il divieto, sono soggetti ad immagini e temi con contenuti violenti o  proibiti. Ma le trasmissioni non sono l’unico canale a cui sono esposti.

La loro sensibilizzazione avviene attraverso il canale più rapido e meno ricercato. La pubblicità è uno di questi.

La pubblicità e lo studio del target

La pubblicità è una forma di comunicazione: dal latino communicatio che significa “mettere in comune”, “diffondere” (Ameruoso, 2004). È attraverso di essa che i principali canali si ‘attivano’ recependo forme di messaggio che passano anche tramite il sub- limen.

Nel progettare il lancio di un prodotto si studiano diversi aspetti a partire dal target a cui è rivolto, la vendita e il mercato nel quale si propone.

Quindi si stabilisce a priori l’obiettivo da raggiungere. E lo stesso avviene per i programmi in televisione: se bisogna incrementare l’indice di ascolto

Come intrattenere i bambini senza televisione

I media fanno male ai bambini?

In linea di massima ne sono condizionati poiché particolarmente vulnerabili dato il loro processo di formazione psicologica in corso.

Secondo Piaget, ed in base al livello di sviluppo cognitivo del bambino, è in grado di percepire determinate cose in tenera età e di ragionarci su in maniera più complessa quando cresce. Distingue pertanto diversi stadi, oramai abbastanza conosciuti, quali:

  • Lo stadio senso motorio (fino ai 24 anni) nel quale il bambino non ha una rappresentazione interna della realtà,
  • Lo stadio pre-operatorio (dai 2 ai 6 anni), il bambino è in grado di porre in atto un’azione interiorizzata poiché legata a situazioni conosciute, interpreta però le situazioni a proprio modo e non ha competenze nel percepire la condizione dell’altro; le cose sono considerate viventi e con azioni intenzionali,
  • Lo stadio delle operazioni concrete (7- 12 anni) permette di coordinare tra loro le azioni per dare luogo alle operazioni intellettuali. Ragionano in termini logici dinanzi a problemi concreti,
  • Lo stadio operatorio formale (dai 12 anni in poi) nel quale è possibile trarre delle deduzioni su premesse ipotetiche.

L’evoluzione da uno stadio all’altro avviene grazie ad una serie di meccanismi determinati biologicamente e per i quali i processi di adattamento, organizzazione e equilibrazione ne consentono la maturazione.

Ciò significa che ad un bambino di età inferiore ai tre anni e fino ai sei non riesce a cogliere la differenza tra ciò che è reale e ciò che invece risulta essere costruito o veicolato attraverso i mass media.

Questi ultimi alterano la percezione della realtà trasmessa tramite i cartoni, la pubblicità, le trasmissioni televisive.

Secondo il Dlgs denominato “Testo Unico della radiotelevisione” vieta ai minori di assistere a programmi televisivi che possano nuocere alla loro salute psicologica e pertanto è obbligatorio per la rete televisiva, e tramite un’apposita segnaletica, indicare se il programma può essere visionato o meno dal minore. Ma, nonostante il divieto normativo rispetto a contenuti esplicitamente violenti o a trasmissioni indirizzate solo ad un pubblico adulto, alcune trasmissioni quali reality show con contenuti di scarso valore quantitativo sono annoverate tra i programmi da evitare in quanto incidono negativamente sulla formazione dei bambini/ragazzi.

Le norme comunitarie vietano altresì le comunicazioni audiovisive commerciali riferite ai minori e relative alla vendita di prodotti alimentari, bevande, sostanze ad alto contenuto di zuccheri o di grassi che favoriscono la diffusione dell’obesità divenuta attualmente una problematica che sta coinvolgendo i bambini e i ragazzi a livello europeo.

In queste occasioni i personaggi di spicco inseriti nello slogan di vendita sono coetanei o attori verso i quali i bambini sono particolarmente attratti tanto da emularne il comportamento e da sollecitare l’acquisto del prodotto.

È chiaro che il minore risulta più facilmente suggestionabile e di conseguenza più vulnerabile.

Cosa si potrebbe fare?

  • Scegliere il programma di maggiore interesse per il bambino non soltanto dal punto di vista del divertimento ma anche e soprattutto della sua crescita intellettiva ossia che stimoli determinate aree della sua formazione quale quella emotiva e psico-cognitiva. Tematiche interessanti sono anche trattate in molti film realizzati con cartoon.
  • Sensibilizzarli all’empatia piuttosto che alla violenza selezionando film, videogiochi e serial che possano permettere il processo di identificazione con personaggi che stimolino alla condivisione di valori e alla costruzione di legami e relazioni di solidarietà piuttosto che alla distruzione, alla disarmonia e al conflitto.
  • Evitare il processo di dipendenza dall’utilizzo di apparecchi tecnologici favorendo la socializzazione e la lettura attraverso materiale cartaceo.
  • Imparare a soddisfare le richieste dei bambini facendo una cernita anche rispetto agli alimenti preservando così la loro salute.

Ameruoso E., 2004, Rivista di Sessuologia, vol. 28(3) , CIC, Roma.

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