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Dieta vegana ai bambini, responsabilità dei genitori dal punto di vista giuridico: il parere dell'avvocato

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Quali sono le responsabilità dei genitori dal punto di vista giuridico e cosa accade quando un genitore impone una dieta vegana ai figli e l'altro non è d'accordo? Risponde l'avvocato

Dieta vegana ai bambini, responsabilità dei genitori dal punto di vista giuridico

Salve avvocato,

mi chiamo Mattia. Io e la mia ex moglie abbiamo due splendidi bambini: Gioia di 7 anni e Nathan di 4 che vivono con me durante i weekend. Da alcuni mesi io e la loro mamma non facciamo altro che litigare perché ha deciso di imporre la sua rigida dieta vegana anche ai nostri figli. Io non sono assolutamente d’accordo perché ritengo che i bambini abbiano bisogno di un’alimentazione varia ed ho il timore che possano subire rischi per la loro salute. Vorrei rivolgermi al Giudice affinchè la mia ex moglie adotti il  regime alimentare giusto. Posso farlo?

I motivi di conflitto tra genitori separati possono essere innumerevoli, dagli sport alla scuola da frequentare, dalle vacanze alle gite scolastica, sino ad arrivare al regime alimentare da fare seguire ai figli. Tale ultimo motivo, di recente, è finito alla ribalta a seguito della diffusione di stili alternativi di alimentazione, quale la dieta vegetariana e vegana. Nell’ultimo decennio si è andata diffondendo in Italia la credenza che una dieta vegana apporti cospicui benefici alla salute dell’individuo. Molte volte tale dieta viene imposta ai figli  che, pertanto, sono costretti a escludere categoricamente alimenti di origine animale e loro derivati.  I nutrizionisti riferiscono che tale alimentazione sia carente di elementi essenziali (come zinco, ferro, vitamina D, ecc) necessari per un corretto sviluppo.

Quali sono i diritti dei genitori separati sui figli e cosa fare in caso di non rispetto del diritto di visita?

Dieta vegana ai bambini, cosa dice la legge

Ai sensi dell’art. 337 ter del c.c.,

in regime di affidamento condiviso, la responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori e che le decisioni di maggiore interesse per i figli, relative all’istruzione, educazione, salute e alla scelta della residenza abituale, devono essere assunte di comune accordo.

La scelta relativa al regime alimentare dei figli deve considerarsi una decisione “di maggiore interesse per i figli”, dal momento che coinvolge anche la loro salute.

Se non vi sono allergie o altre specifiche patologie, allora non ci sono peculiari ragioni mediche che giustificavano la scelta di imporre i minori un regime alimentare vegano pertanto è giusto che i bambini seguano un regime alimentare privo di restrizioni e che possa garantire la corretta crescita. A tal riguardo sottolineo una proposta di legge assegnata alla Commissione Giustizia della Camera, sulla scia dei recenti e drammatici fatti di cronaca che hanno coinvolto diversi bambini sottoposti ad alimentazioni restrittive.  La proposta mira, in sostanza, ad affrontare gli eccessi - segnalati anche dai pediatri e che non di rado costringono persino i giudici ad intervenire, per ripristinare a colpi di sentenze, un'alimentazione completa ed equilibrata – stigmatizzando "le condotte alimentari incaute e pericolose imposte dai genitori, o da chi ne eserciti le funzioni, a danno dei minori di età".

La proposta mira ad introdurre nel codice penale il nuovo art. 572-bis rubricato "Imposizione di una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita di un minore", che punisce, chiunque

impone o adotta nei confronti di un minore degli anni sedici, sottoposto alla sua responsabilità genitoriale o a lui affidato per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita sana ed equilibrata

con la reclusione fino a un anno. In base al secondo comma della nuova disposizione di cui all'art. 572-bis c.p., inoltre, se dall'imposizione di una dieta radicale deriva al minore "una malattia o una lesione personale permanente, la pena è della reclusione da due anni e sei mesi a quattro anni". Se, invece, dal fatto deriva la morte del minore, la pena prevista è dai quattro ai sei anni di carcere.

La proposta di legge prevede inoltre una particolare circostanza aggravante, di cui al nuovo art. 572-ter c.p., sancendo che le pene previste dal precedente art. 572-bis, sono aumentate di dodici mesi laddove le condotte sanzionate siano adottate nei confronti di minori di anni tre.

La sentenza del Tribunale di Roma

La lettera di Mattìa porta alla memoria una sentenza del tribunale di Roma che si è pronunciato sulla questione relativa alla gestione delle abitudini alimentari di un minore in caso di genitori separati. Nel caso in esame il padre presentava ricorso, ex articolo 709 ter c.p.c., chiedendo che fossero modificate le modalità di frequentazione padre-figlia che erano state definite dallo stesso Tribunale di Roma all’esito del giudizio di separazione tra i genitori. Parte ricorrente lamentava la sua forte preoccupazione, in merito al regime alimentare unilateralmente imposto alla figlia dalla madre; tale regime, rigidamente vegano, era considerato limitato e potenzialmente pregiudizievole per il corretto sviluppo della stessa, come testimoniato da alcuni esami pediatrici.

Il Tribunale, avvalendosi della segnalazione dei Servizi Sociali, inviata alla procura della Repubblica e prodotta dal ricorrente a sostegno della propria tesi, ha dedotto l’imposizione unilaterale da parte della madre/resistente di una dieta vegana (non vegetariana). Secondo i giudici romani, le decisioni riguardanti il regime alimentare del figlio minore, rientrano a pieno titolo tra quelle di “maggior interesse” che, ai sensi dell’articolo 337 ter c.c., qualora sussista, come nella fattispecie in esame, un regime di affidamento condiviso, devono essere prese di comune accordo da entrambi i genitori. Solo in caso di disaccordo, la decisione su tali questioni è rimessa al giudice.

Nel caso di specie, il Tribunale non ravvisa particolari ragioni legittimanti un così rigido regime alimentare: piuttosto, il buono stato di salute della minore e l’assenza di qualsivoglia condizione patologica, mal si conciliano con lo scarso accrescimento ponderale e in altezza i quali sono probabilmente determinati proprio dalla dieta vegana imposta dalla madre. Alla luce delle considerazioni che precedono, il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso del padre e ha stabilito la necessità, per la minore, di seguire un regime alimentare vario, in grado di soddisfare le esigenze sottese alla sua buona crescita e al suo necessario sviluppo.

In conclusione, consiglio al nostro lettore di dialogare e trovare con la ex moglie un accordo affinchè i bambini possano seguire un regime alimentare corretto per la loro crescita e, solo in caso di assenza di punto d’incontro, rivolgersi al Giudice per gli opportuni provvedimenti. In bocca al lupo!
 

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