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I pericoli della rete: il child grooming ossia l’adescamento di minori

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Cos'è il Child grooming, l’adescamento di minori in rete, e come ci si può difendere: ce ne parla la psicologa

Child grooming, l’adescamento di minori in rete

Barbara (nome di fantasia) ha 12 anni, frequenta la seconda classe di una scuola media. È carina, socievole e anche alta rispetto alla media delle sue compagne. Racconta che un giorno, per gioco, decide di videoregistrare le gare di Tris che usa fare a casa con la sua amica di banco qualche volta nell’arco della settimana. Così, assieme decidono di pubblicare il tutto su Instagram. Dopo poco comincia a ricevere dei messaggi strani, volgari e pesanti da parte di un uomo straniero che non esita a volerla incontrare e a voler invadere la sua vita. Segue tutti i suoi contatti e manda anche a loro dei messaggi simili. Barbara blocca più volte il molestatore ma lui crea nuovi profili e continua a importunarla. Lo dice ai suoi genitori che non sanno cosa fare..leggono i messaggi e li cancellano. Ma ciò non basta poiché lo straniero è sempre lì in agguato. Barbara decide di chiudere il suo profilo Instagram dietro suggerimento di esperti in cyberbullismo, e ben presto dovrà abbandonare il suo telefonino e cambiarlo poiché la sua identità su quell’apparecchio è facilmente rintracciabile.

Uso di Instagram da parte dei ragazzi

Il telefonino è diventato oramai il principale mezzo di comunicazione dei ragazzi. Navigano, chattano, fanno amicizia, si scambiano consigli, condividono i compiti e tutte le informazioni possibili ed inimmaginabili, spesso non conoscendo i pericoli a cui vanno incontro. È uso comune condividere foto, video, stickers, post che tutti possono vedere attraverso le varie applicazioni sulle quali si registrano: Whatsapp, Instagram, Badoo, Meetic ed ora anche Tik Tok. Capita infatti che molti adulti si inseriscono e tentano di fare amicizia con i più giovani e ciò non capita soltanto alle ragazze ma anche ai ragazzi che hanno sicuramente più vergogna a volerne parlare.

Il caso di Barbara è uno tra tanti e si risolve, almeno apparentemente, in tempo, forse perché ancora molto piccola. Per altre ragazze, invece, la curiosità verso l’altro sesso, verso l’ideale d’amore, le spinge ad una vera e propria conoscenza. È il caso di una ragazza di 17 anni del nord Italia che conosce, in chat, un uomo straniero di 27: lui la corteggia in maniera spassionata e la convince a raggiungerlo in Germania. Di lì a poco la famiglia perde le tracce della ragazza e da alcune indagini l’uomo risulta immischiato in traffico di minori e induzione alla prostituzione.

Il sogno di un vero amore, romantico, unico e travolgente spinge molte ragazze a vendere il proprio corpo e ad essere alla mercé di persone che conoscono casualmente sulle chat e che molto spesso promettono cose non corrispondenti poi alla realtà.

Un altro caso riguarda una 14enne invaghitasi di un uomo più grande che fa sesso con lei per ben due volte prima che la ragazza riesca a parlarne con qualcuno. È proprio la trama del film Trust che racconta l’adescamento in rete da parte di un uomo che si finge giovane e riesce ad incontrare una ragazza minorenne e ad abusare di lei.

I dati delle Forze dell'Ordine

Un rapporto delle forze dell’ordine indica che circa il 32% dei casi segnalati, riguardanti i ragazzi, è una conseguenza di un contatto tramite Instagram, il 23% tramite Facebook ed il 14% attraverso Snapchat.

Un’indagine condotta da EuKids nel 2012 su un numero di 25.000 individui tra ragazzi e bambini europei di età compresa tra i 9 e i 16 anni, evidenzia che il 30% di loro ha conosciuto persone estranee tramite internet ed il 23% di questi ne ha conosciuti 5 o più. Per alcuni di loro alla conoscenza online è seguito un incontro offline ma pochissimi, ossia circa l’1%, era preoccupato in merito alla possibilità di incorrere in un pericolo.

È chiaro che non vi è una reale percezione dell’eventuale rischio a cui si va incontro. Valutando la ricerca effettuata dal Telefono Azzurro in riferimento alle segnalazioni pervenute nell’anno 2014, emerge che su 5862 comunicazioni pervenute al Centro Nazionale di Ascolto (linea 19696), circa il 3,2% erano situazioni di abuso sessuale e pedofilia. Rispetto al 2013 risultano in forte aumento le segnalazioni di adescamento online e pedopornografia, con percentuali pari al 14,2% e all’8%. Infatti, nel suddetto anno i casi  di adescamento risultavano il 4,9% e quelli di pedopornografia il 4,4% delle chiamate per situazioni di violenza sessuale.

Sfide mortali degli adolescenti su Internet

Come possono intervenire i genitori

  • Una maggiore attenzione da parte dei genitori potrebbe prevenire o ostacolare sicuramente situazioni di questo genere. Si pensa erroneamente che internet sia un gioco, un’enciclopedia universale da cui attingere qualsiasi tipo di notizia quando in realtà rappresenta un pericolo sempre più pressante poiché i ragazzi, gli attuali nativi digitali, o ancor meglio potremmo definirli i cyber ragazzi, fanno tutto tramite il web non rispettando la privacy propria né quella altrui.
  • È sufficiente talvolta informarli su come funziona il web, su cosa gira in internet e su ciò che potrebbe capitare in qualsiasi momento se non si rispettando le norme di navigazione e non si tutela la privacy.
  • È opportuno anche controllare il telefonino per capire le loro abitudini e i loro interessi nonché limitarne l’uso durante l’arco della giornata. Se, infatti, il ragazzo/a passa troppo tempo a chattare, si innervosisce se gli viene negato l’uso del cellulare, e se manifesta dei comportamenti strani allora è il caso di porsi delle domande che riguardano, oltre all’uso esagerato di internet e quindi un’eventuale dipendenza, se effettivamente si sia invaghito/a di qualcuno presente al di fuori del contesto conosciuto.

Bisogna cioè monitorarli, seguirli ed impostare con loro un dialogo costruttivo anche quando ciò sembra difficile o addirittura impossibile.

L’uso sempre più diffuso di Instagram da parte degli adolescenti

La storia rappresenta l’identità di un individuo, di un paese, di una comunità. La storia fornisce informazioni su ciò che siamo, su quello che stiamo facendo nell’istante preciso in cui pubblichiamo un post. La storia è rappresentazione di sé nell’arco temporale.

È possibile avere notizie di chi ci circonda nell’immediato, essere sempre aggiornati su ciò che accade nel mondo e sugli altri vicini o lontani. È anche un modo per farsi conoscere, per scoprire, per indagare. Tante storie riguardano quindi il presente e non il passato come spesso avviene su facebook.

La realtà rappresentata tramite un video, mostra episodi quotidiani, di divertimento, di amicizia. È quindi possibile avere dettagliate informazioni su una persona, sulle sue passioni e sulle sue abitudini.

Le stories sono anche delle strategie commerciali utilizzate da circa 500 milioni di utenti nel mondo. Le stesse incoraggiano gli utenti a visitare più spesso la piattaforma e a restarci per parecchio tempo. Gli utenti di età inferiore ai 25 anni trascorrono circa 32 minuti al giorno su Instagram.

È quindi chiaro che i social sono un modo per far parte di un contesto sociale di tipo virtuale e chi non vi appartiene è messo fuori.

Anzi, addirittura, in molte situazioni avviene esattamente il contrario: ci si isola dalla realtà per entrare in simbiosi col mondo virtuale come nel caso degli ikikomori, ragazzi che si ritirano dalla vita sociale e restano nella loro stanza connessi su internet 24 ore su 24.

È quindi evidente una totale rivoluzione della comunicazione interpersonale e delle dinamiche sociali che coinvolgono ragazzi ed adulti. È forse il caso di porsi delle importanti domande e di riflettere sul fenomeno che ci sta investendo sempre più e con esplicita prepotenza.

Per approfondire

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