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Bambini e adulti obesi: la complessità di una sofferenza “muta”

di Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus - 13.09.2022 Scrivici

obesita
Fonte: shutterstock
Bambini e adulti obesi: facciamo luce sul fenomeno dell'obesità infantile, adolescenziale e dell'adulto con l'Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

Bambini e adulti obesi

Sempre di più il tema dei disturbi alimentari sta prendendo piede all'interno dei dibattiti scientifici, dei progetti di prevenzione e dei discorsi dei media. Proprio per questo, risulta difficile spiegarsi perché di obesità si parli invece così poco. È necessario far luce su tale fenomeno poiché il soggetto obeso vive una condizione di profondo disagio, una sofferenza "muta", difficile da comunicare in quanto ancora prevalentemente fuori dai riflettori sociali e dall'interesse sanitario. Quest'ultimo infatti, rispetto a tale ambito, è tuttora molto più concentrato sulla riabilitazione medico-nutrizionale e meno sulle implicazioni intime e profonde che coinvolgono l'essere e l'anima di questi soggetti.

Basti pensare che una delle idee più in voga veda l'obesità e il grasso accumulato puramente come conseguenza di alterazioni metaboliche (quando vi sono diverse tipologie di questa problematica, così come fattori alla base), oppure che all'interno dell'ultima edizione del DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico di riferimento per i Disturbi Mentali, l'obesità sia solo citata.

Obesità: un disturbo complesso

Ciò dimostra la cornice semplificata e incompleta all'interno della quale ci si muove per affrontare questo disturbo: un contesto che nega la complessità e dove il mentale spesso non trova posto.

Tale patologia è per contro estremamente complessa poiché coinvolge sia la qualità della vita – psichica e relazionale – del soggetto, sia il corpo e la salute. Per questi motivi, vieppiù quando sono implicati fattori psicologici, non bastano solo una dieta dimagrante o il controllo del peso ma si rende necessario un trattamento articolato e multi-specializzato, che possa esplorare il legame particolare che si instaura tra la persona e il suo corpo e comprendere le sue profonde ferite e la loro incomunicabilità.

Molto di frequente, questi soggetti patiscono lo sguardo dell'altro e diventano vittime di pregiudizi, scherno ed emarginazione.

Il paradosso sta nel fatto che si sentono costantemente osservati e giudicati ma in realtà ciò che è sotto osservazione non include alcuna soggettività: l'altro e, di conseguenza, anche il sapere medico vengono catturati dalle dimensioni fisiche e faticano così ad arrivare al soggetto, nascosto dietro un corpo-corazza. Tali dinamiche non fanno altro che alimentare la fatica della persona a prendere parola, non permettendole di emergere nel discorso sociale e medico che, seppur indispensabile, tende a limitarsi a indicazioni pratiche circa l'apporto alimentare.

L'ottica psicoanalitica, senza l'intenzione di cadere in generalizzazioni, legge il continuo consumo di cibo come il possibile tentativo personalizzato di compensare il fatto di non trovare risposte alla propria domanda d'amore, domanda fondamentale tra il soggetto e l'altro. Più le risposte d'amore sono state assenti o confusive nelle percezioni dell'individuo, tanto più quest'ultimo sarà spinto a consumare l'oggetto reale, il cibo. È il corpo sempre riempito che ottura la mancanza, ciò da cui può originarsi l'angoscia.

Disturbi alimentari e allattamento

È importante inoltre mettere l'accento su un tema centrale nei disturbi alimentari, specie in riferimento al periodo infantile, a partire dall'allattamento. L'offerta anticipata del cibo rispetto alla sua richiesta e/o la risposta indifferenziata, sempre tramite la pietanza, al pianto e alle proteste del bambino, consolidano gradatamente in quest'ultimo la credenza erronea che l'alimento possa essere l'unico oggetto risolutivo delle proprie sensazioni interne. Anche in senso preventivo, è bene dunque evitare che il cibo venga utilizzato come passe-partout, poiché tale atteggiamento rischia di incrementare la difficoltà del piccolo a distinguere il proprio piano dei bisogni da quello dei desideri e di rafforzare l'idea che l'atto alimentare nasconda una sorta di funzione magica.  

Alla luce di tali considerazioni, la sensibilizzazione sul tema dell'obesità, che sia infantile, adolescenziale o adulta, rappresenta una sfida ormai imprescindibile per poter donare importanza alle tante e complesse implicazioni psicologiche che ne stanno al cuore.

Per approfondimenti, rimandiamo al testo "La parola muta. La sofferenza del soggetto obeso" (P. Pace, Ed. San Paolo 2017).

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