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4 novembre: festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale

di Francesca Capriati - 04.11.2013 Scrivici

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Il 4 novembre si festeggiano le Forze Armate italiane e l'Unità Nazionale. Parate e celebrazioni in tutta Italia

Il 4 novembre è la Festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale. Istituita nel 1919, fino al 1977 è stata un giorno festivo inserito in calendario, poi una riforma del calendario delle festività nazionali l'ha esclusa e per anni ha subito un lento declino, ma è stata anche oggetto di grande contestazione da parte dei movimenti giovanili e pacifisti a cavallo degli anni Sessanta e Settanta. Solo recentemente, con la Presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, è tornata in auge nell'ottica di ridare nuovo vigore ai simboli dell'Unità Nazionale e ai difensori della Patria.


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Le Forze armate italiane
Sono le componenti militari dello Stato (FF.AA). In ordine di anzianitò sono Esercito Italiano, Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri (elevata al rango di Forza Armata) con compiti di polizia militare.

A queste si aggiungono altre forze:  Guardia di Finanza, corpo armato terrestre, navale e aerea, che ha compiti di polizia economico-finanziaria, polizia giudiziaria, pubblica sicurezza e di concorso alla difesa militare dello Stato Italiano, Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana Corpo Militare dell'Esercito Italiano del Sovrano Militare Ordine di Malta Ordinariato militare.

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Gli eventi in programma

A Roma il presidente Napolitano andrà in piazza Venezia per depositare una corona sulla tomba del Milite Ignoto

Alle 15.15: Concerto della Banda dell'Arma dei Carabinieri presso Piazzale del Quirinale

Alle 16.30: Concerto della Banda dei Granatieri di Sardegna presso Piazza di Spagna

Alle 17.30: Concerto della Banda della Scuola TRAMAT presso Piazza del Popolo

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Manifestazioni

delle Forze Armate e della Guardia di Finanza: alzabandiera, apertura di stand e mostre storiche, esibizioni di attività addestrative, concerti di bande e fanfare militari nelle città di Ancona, Aosta, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Caserta, Catania, Firenze, Genova, L'Aquila, La Spezia, Milano, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Salerno, Spoleto, Torino, Trieste, Udine, Verona.

In tutta Italia inoltre caserme aperte al pubblico

Per info sul programm

a:

Ministero della Difesa

Inno Nazionale Italiano

FRATELLI D'ITALIA

Inno di Mameli o Il

Canto degli Italiani

Scritto nell'autunno del 1847

Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta;
Dell'elmo di Scipio S'è cinta la testa. 
Dov'è la Vittoria? 
Le porga la chioma;
Ché schiava di Roma Iddio la creò.

Stringiamoci  a coorte! 
Siam pronti alla morte; Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme;

Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci  a coorte! 
Siam pronti alla morte;


Ricetta per il riso tricolore




Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci;
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore. 
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?
Stringiamci  a coorte! 
Siam pronti alla morte; Italia chiamò.
Dall'Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci  a coorte! 
Siam pronti alla morte; Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci  a coorte! 
Siam pronti alla morte; Italia chiamò.

All'Armi All'Armi

di Giovanni Berchet

Su. Figli d’Italia! su, in armi! coraggio!
Il suolo qui è nostro: del nostro retaggio
Il turpe mercato finisce pei re.
Un popol diviso per sette12 destini,
In sette spezzato da sette confini,
Si fonde in un solo, più servo non è.
Su. Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!
Dall’Alpi allo Stretto fratelli siam tutti!
Su i limiti schiusi, su i troni distrutti
Piantiamo i comuni tre nostri color!

Il verde, la speme tant’anni pasciuta;
Il rosso, la gioia d’averla compiuta;
Il bianco, la fede fraterna d’amor.

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Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!
Gli orgogli minuti via tutti all’obblio!
La gloria è de’ forti. Su, forti, per Dio,
Dall’Alpi allo Stretto, da questo a quel mar!
Deposte le gare d’un secol disfatto,
Confusi in un nome, legati a un sol patto,
Sommessi a noi soli giuriam di restar.
Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!
Su, Italia novella! su, libera ed una!
Mal abbia chi a vasta, secura fortuna
L’angustia prepone d’anguste città!
Sien tutte le fide d’un solo stendardo!
Su, tutti da tutte! Mal abbia il codardo,
L’inetto che sogna parzial libertà!

Capelli tricolore, le creazioni di Sergio Valente




Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!
Voi chiusi ne’ borghi, voi sparsi alla villa,
Udite le trombe, sentite la squilla
Che all’armi vi chiama del vostro Comun!
Fratelli, a’ fratelli correte in aiuto!
Gridate al Tedesco che guarda sparuto:
L’Italia è concorde: non serve a nessun!

La bandiera tricolore

di Francesco dell'Ongaro

La bandiera dei tre colori
è sempre stata la più bella,
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà.
E la bandiera gialla e nera
qui ha finito di regnar!
La bandiera gialla e nera
qui ha finito di regnar!
Tutti uniti in un sol patto
stretti intorno alla bandiera,
griderem mattina e sera:
viva, viva i tre color!

La spigolatrice di Sapri

di Carlo Pisacane



Eran trecento: eran giovani e forti,
e sono morti!

S

e ne andava al mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco, e poi s’è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra.
Eran trecento: eran giovani e forti,
e sono morti!

Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra:
ad uno ad uno li guardai nel viso:
tutti aveano una lagrima ed un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane,
ma non portaron via nemmeno un pane;
59
e li sentii mandare un solo grido:
-Siam venuti a morir pel nostro lido!-
Eran trecento: eran giovani e forti,
e sono morti!
Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: -Dove vai, bel capitano? -
Guardommi, e mi rispose: - O mia sorella,
Vado a morir per la mia Patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: - V’aiuti il Signore! -
Eran trecento: eran giovani e forti,
e sono morti!
Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontrar con li gendarmi,
e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.


Ma quando fûr della Certosa ai muri,
s’udirono a suonar trombe e tamburi;
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.
Eran trecento: eran giovani e forti,
e sono morti!
Eran trecento, e non voller fuggire;
parean tremila e vollero morire;
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ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a loro correa sangue il piano.
Finché pugnar vid’io, per lor pregai;
ma un tratto venni men, né più guardai:
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro!...
Eran trecento: eran giovani e forti,
e sono morti!

Tutte le poesie e i canti patriottici sono disponibili su

questa pubblicazione dell'Associazione Amici dell'Accademia dei Lincei

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