strip1-famiglia
gpt strip1_generica-famiglia
gpt strip1_gpt-famiglia-0
Nostrofiglio.it

Pianetamamma logo pianetamamma.it

gpt skin_web-famiglia-0
1 5

Essere genitore di un bullo

/pictures/2018/03/29/essere-genitore-di-un-bullo-992897131[2077]x[866]780x325.jpeg iStock
gpt native-top-foglia-famiglia

Cosa significa essere genitore di un bullo? Ce lo racconta la nostra psicologa e ci spiega cosa possono fare un padre e una madre se il proprio figlio è un bullo

Essere genitore di un bullo

Che significa essere genitore di un bullo e come vive tale esperienza chi si sente accusare di non comprendere i bisogni del proprio figlio? In una società moderna nella quale la competizione si mostra come il traino movente di una realtà quotidiana, l’adolescente si sente in dovere, anche forzatamente, e per rispondere alle richieste esterne, di forgiare la propria autostima e fiducia nelle proprie capacità e competenze.

Il senso di autoefficacia personale è importante per delineare la propria individualità e ‘farsi rispettare’ dai compagni. Ma molto spesso l’adolescente agisce mettendo in atto comportamenti poco idonei ed al limite della legalità sia per sfidare l’adulto, sia per attirare l’attenzione e sia per emergere dal gruppo dei compagni e ‘compensare’ un’autostima deficitaria e diverse problematiche sottostanti.

I bulli a scuola

Quotidianamente si sente parlare di episodi di bullismo anche al di fuori del contesto scolastico. A scuola però è possibile avere una visione più dettagliata delle situazioni che sottendono il comportamento problematico dei ragazzi definiti ‘bulli’. Vanno infatti considerati diversi fattori quali la condizione socio-economica della famiglia e le problematiche esistenti al suo interno, il comportamento dei genitori nei confronti dell’adolescente e la personalità del ragazzo ed il suo vissuto in merito alla crescita.

Bullismo alla scuola dell'infanzia

Come mai un ragazzo si comporta in modo violento o intimidatorio nei confronti dei suoi pari?

  • Il caso di Giuseppe

Giuseppe è un ragazzo certificato con un ritardo mentale moderato. Ha un’insegnate di sostegno che rifiuta sin dal primo giorno in cui mette piede nella scuola media superiore. Viene descritto come un ragazzo iperattivo e problematico con un comportamento che disturba gli insegnanti e gli alunni. Viene quindi bocciato un anno. Crescendo, quindi al terzo anno, il suo atteggiamento sembra essere leggermente cambiato. A differenza dei primi anni sembra più gestibile, ma è solo apparenza. Il suo comportamento ipercinetico è diventato col tempo un disturbo della condotta. È infatti un ragazzo che non segue le lezioni, non sta mai in classe e girovaga per la scuola. Insulta gli adulti con parolacce e offese, provoca gli insegnanti e non rispetta le regole. Mentre gira per i corridoi fa gruppetto e cerca di coinvolgere gli altri studenti nelle sue attività ‘disturbanti’. Ciò significa che incrociando i coetanei al cambio dell’ora fuori dall’aula mira uno in particolare e comincia a minacciarlo e a spaventarlo facendosi scudo con gli altri. Intima di dargli botte, alcune volte gli chiede i soldi, altre minaccia di farlo cadere per le scale. Un episodio eclatante lo coinvolge in uno scherzo con i suoi compagni: legano alla sedia un ragazzo ma lui resta solo a guardare e poi lo slega dietro il suggerimento di un collaboratore scolastico.

Giuseppe vive in un quartiere di periferia ed ha superato l’età dell’obbligo scolastico, può quindi scegliere di non venire più a scuola. Ma puntualmente ogni mattina si presenta perché non sa dove andare, non sa cosa fare. Fa parte di una famiglia di 3 fratelli di cui uno, il più grande, è disabile mentre la più piccola frequenta la scuola regolarmente. Alla nascita nessuno di loro è stato riconosciuto dal padre che, disoccupato, è stato per un periodo agli arresti domiciliari. La mamma, con un livello di scolarizzazione basso, cerca di aiutare il nucleo familiare lavorando come donna delle pulizie. Hanno problemi economici e per un periodo Giuseppe è stato affidato alla zia dal Tribunale dei Minorenni per poi tornare dalla mamma. La donna è particolarmente sensibile ai richiami del figlio che continua a chiamare ‘il mio bambino’ nonostante l’età. Non sa come comportarsi se non adeguandosi alle necessità del ragazzo che cerca di tutelare nonostante si renda conto della difficoltà nel gestirlo. Vorrebbe per lui un futuro ma si rende conto che non riesce a seguirlo se lui si allontana troppo. In effetti, esce spesso e rientra tardi. Il papà è completamente assente e consuma il suo tempo andando al bar.

  • Il caso di Cosimo

Cosimo frequenta il primo anno, ha una certificazione di ritardo cognitivo medio. Ha un comportamento da bullo. Alcuni suoi compagni, in classe, lo evitano e lo temono per via del comportamento di burla che assume anche stando seduto lontano. Ogni tanto scappa nei corridoi e cerca consenso da alcuni dei suoi pari. Fuori da scuola, con il suo gruppetto di amici, va in giro a commettere piccoli furti. La mamma di Cosimo è una donna con scarse capacità cognitive e gestisce molto male il comportamento di Cosimo insultandolo e ignorandolo. Non risponde mai ai richiami della scuola, è completamente estranea all’ambiente scolastico. Il padre, disoccupato, è completamente assente e spende il suo tempo e il poco denaro al bar. La condizione socio-economica della famiglia è disastrosa ma fortunatamente Cosimo ed i suoi fratelli vengono seguiti da una comunità di provincia.

  • La storia di Claudio

Claudio mina sempre l’autostima dei suoi compagni si siede vicino a quelli che sembrano non reagire e aver paura e comincia con prenderli in giro fino a spostargli la sedia, fare lo sgambetto, nascondergli l’astuccio, le penne, i quaderni, la cartella e tutti gli oggetti personali. Viene continuamente ripreso dai docenti ma lui sembra ignorare tutto e tutti. Pertanto la scuola convoca il padre che, basito e sorpreso, ci resta male dinanzi al discorso del docente. I genitori di Claudio sono separati e lui vive con il padre poiché la mamma lo picchia, ma anche il padre sembra non risparmiarlo alle botte. Secondo quest’ultimo il metodo educativo funziona per ottenere dal figlio un comportamento più appropriato, ma così non è poiché il ragazzo sembra disinteressato allo studio e non particolarmente entusiasta di rientrare a casa poiché sa già a cosa andrà incontro.

Cosa può fare un genitore?

L'aspetto punitivo dell'educazione non ottiene particolari risultati mentre lo è quello legato alla gratificazione e al rinforzo di comportamenti più idonei. Un adulto coinvolto in mille situazioni problematiche non pone attenzione al mondo interiore del proprio figlio che attraverso il suo comportamento disfunzionale la richiede.

  • Come mai mio figlio si sta comportando in questo modo?
  • Cosa sta vivendo e come si sente?
  • Di cosa ha bisogno che io non riesco a dargli?
  • Vive forse un disagio che non riesco a comprendere?

A tutte queste domande ci dovrebbe essere una risposta da parte dei genitori che si trovano a fronteggiare un comportamento difficile dei propri figli. È chiaro che lo stesso risulta essere la conseguenza di una situazione che la famiglia nel suo insieme sta vivendo e di cui il ragazzo diviene il capro espiatorio. Molti di loro vengono insultati, trattati male in casa e ignorati, pertanto ricercano consenso e tutto ciò a cui loro manca a scuola, ambiente nel quale è facile ottenere il benestare da parte degli altri coetanei e diventare un individuo da ‘temere’ e da ‘rispettare’.

Un atteggiamento di maggiore dialogo e di ascolto attivo, di particolare attenzione alle necessità dei ragazzi, nonostante l’età li porti a voler essere indipendenti e autonomi dal nucleo familiare, potrebbe indurre in loro una risposta differente che si sentirebbero maggiormente considerati. L’autorevolezza ed il rispetto delle regole a partire dall’ambiente domestico potrebbe favorire l’interiorizzazione di una educazione ordinata che li porterebbe a scindere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Anche l’empatia è un elemento importante su cui un genitore potrebbe lavorare, suscitando in loro emozioni che diversamente non proverebbero restando distaccati ed indifferenti al vissuto dell’altro.

gpt inread-famiglia-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-famiglia-0