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Come riconoscere il burn-out genitoriale

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La psicologa ci parla del burn-out genitoriale, del distanziamento emotivo dai figli e di cosa è possibile fare per ritrovare un rapporto sano in famiglia

Burn-out genitoriale

Il Bernout è definita una sindrome di esaurimento delle risorse psicologiche ed emotive nel quale in soggetto vive fasi di depersonalizzazione e derealizzazione nell’ambito di attività lavorative che riguardano le relazioni d’aiuto. Maggiormente colpiti sono i medici, gli infermieri, gli OSS, i vigili urbani, gli insegnanti, gli assistenti sociali, etc. Da diversi anni se ne parla però anche in ambito familiare e nello specifico in riferimento al ruolo genitoriale.

Quali sono i principali sintomi che ci permettono di riconoscere il Bernout genitoriale?

  • Condizione di Esaurimento
  • Distanziamento emotivo dai figli
  • Senso di inefficacia
  • Depressione e sensi di colpa

In riferimento a condizioni di forte stress l’organismo è in grado di difendersi adattandosi gradualmente alle richieste pressanti dell’ambiente ma, terminate le risorse dopo la fase di allarme e resistenza, entra in fase di esaurimento. Subentra quindi uno stadio di stanchezza emotiva, depressione, apatia e disinteresse tale da determinare un distacco emotivo da ciò che accade attorno ed in particolare dai figli diventando nei loro confronti più freddi e meno partecipativi.

Come comportarsi se il papà è freddo nei confronti dei figli

Non sembra esserci una differenza sostanziale tra uomini e donne, anche se queste ultime sono in lieve prevalenza, pertanto si parla di Bernout genitoriale in quanto colpisce entrambi i genitori. 

Il distanziamento emotivo dai figli

Mentre in ambito lavorativo si parla di depersonalizzazione, nel Bernout genitoriale si manifesta una condizione di distanziamento emotivo per il quale il padre o la madre non risultano più interessati alla condizione dei figli poiché non sono più capaci di provare empatia dato che il peso delle responsabilità grava in maniera eccessiva. La fase di esaurimento produce uno stato emotivo di depressione proprio perché le risorse a disposizione del soggetto sono terminate per via della eccessiva responsabilizzazione del ruolo. Una stanchezza cronicizzata che non ha ricevuto un supporto idoneo tale da poter affrontare la situazione adeguatamente prende quindi il sopravvento.

Mina è madre di due figli. Il secondo è adolescente. Già da tempo la donna ha cominciato ad avvertire un forte affaticamento derivante della separazione dal marito e successivamente dalle continue liti con il figlio adolescente che non rispetta le regole, non vuole andare a scuola e sembra continuamente alla ricerca di attenzioni. È prevalentemente sola a seguire i due figli poiché l’ex marito viaggia continuamente per lavoro, motivo questo del loro allontanamento. Sente il peso delle circostanze che gli gravano addosso e non riesce ad entusiasmarsi per niente tanto che avverte una forma di distanza emotiva nei confronti dei suoi figli. È stanca e demotivata, vorrebbe riposarsi e riuscire a dedicarsi con più coinvolgimento alla sua famiglia ma non riesce. Chiede pertanto aiuto poiché convinta di non farcela più con le sue sole forze.

Cosa è possibile fare?

La gestione del tempo è una prima modalità di risposta allo stress. Quest’ultimo, infatti, porta ad una difficoltà di ritagliare degli spazi da dedicare a se stessi e quindi l’attenzione risulta prevalentemente focalizzata sulle varie problematiche e sugli impegni da risolvere. È importante invece dedicare del tempo a cose gradite per sé nonostante la complessità della situazione e l’insorgenza di eventuali sensi di colpa. La responsabilità della propria salute è prioritaria rispetto a tutto il resto anche in virtù di altre persone, diversamente non ci si potrebbe dedicare a loro. La richiesta di un supporto è anch’essa una possibile risorsa. Si può cominciare a parlare con un’amica, un parente per tirar fuori il proprio vissuto. La reticenza a parlarne è spesso legata alla vergogna di non essere adeguato come genitore e come adulto, ma ogni individuo possiede specifiche caratteristiche di personalità e pertanto può essere più o meno soggetto a condizioni di stress intolleranti. Pertanto prendere in considerazione la possibilità di richiedere un aiuto, magari consultando uno psicoterapeuta, potrebbe essere un modo per cercare di riordinare la propria vita.

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Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
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