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Il lunedì più lunedì di tutti, è arrivato il Blue Monday. Ma esiste davvero?

di Elena Cioppi - 18.01.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Blue Monday, il lunedì peggiore dell'anno: quali sono le origini di questa giornata e c'è una base scientifica per come ci fa sentire questo giorno?

Gennaio è un mese di buoni propositi ma anche di piccoli cambiamenti che possono scombussolare una famiglia, bambini compresi. La malinconia invernale che viene chiamata in gergo comune winter blues (ma che fa parte dei disturbi del gruppo dei Seasonal Affective Disorders) proprio in questo mese può trovare la sua massima espressione nel Blue Monday, il lunedì più lunedì di tutti. Il Blue Monday si celebra (sebbene non sia proprio una ricorrenza da ricordare) il terzo lunedì di gennaio e viene considerato ormai da diversi anni il giorno più triste dell'anno. Ma a cosa deve questo spiacevole primato? Ecco qual è la sua storia e le sue origini e scopriamo insieme se la sua esistenza si posa su basi scientifiche oppure no.

Blue Monday, origini e significato del giorno più triste dell'anno

La storia del Blue Monday

Il teorico al quale si attribuisce la nascita di questa ricorrenza curiosa, sentita soprattutto in Gran Bretagna, si chiama Cliff Arnall. La distruzione della sua equazione è comparsa nel 2013 sul The Guardian con una spiegazione che puntava a capovolgere l'idea di vista dello scienziato. Fino a quel momento però la versione di Arnall era stata considerata realistica in tutto il mondo: all'epoca del lancio era d'altronde un ricercatore dell'Università di Cardiff, dunque un membro autorevole della comunità scientifica. La sua equazione del Blue Monday è comparsa per la prima volta nel 2005 con uno studio firmato proprio da lui. In questo studio si diceva che il terzo lunedì di gennaio è il giorno perfetto per individuare quello con il più alto grado di depressione, soprattutto negli adulti. Il problema di questo lunedì è che si trova a netta distanza dal "giorno di ultima paga" (che è comunque un dato variabile, che cambia non solo da paese a paese ma persino a seconda dell'azienda!), dai giorni di festa più vicini,  dal "numero di notti passate in casa nel mese e "il numero di ore diurne medie". Incrociando questi dati, Arnall era arrivato a definire il terzo lunedì di gennaio come il giorno più triste dell'anno.

Ma questa storia ha basi scientifiche? Assolutamente no: Arnall ha firmato lo studio per un progetto di marketing di SKY, uscito nel 2005: un'iniziativa studiata proprio per convincere le persone che quella tristezza invernale, quella malinconia che arriva spesso dopo le feste di Natale, abbia in realtà un fondamento scientifico. Abbiamo già visto che ce l'ha: in psicologica i Seasonal Affective Disorders sono studiati da anni e analizzano l'influsso del cambio di stagione sull'umore. In questo caso però la trovata del Blue Monday non ha basi scientifiche e l'equazione teorizzata da Arnall è stata costruita a tavolino, come lui stesso ha ammesso, a scopi pubblicitari.

La tristezza del cambio di stagione e il Winter Blues

Nonostante la news lanciata da Arnell (e poi persino smentita dallo stesso autore, sul suo profilo Twitter dove campeggiano parecchi posti con l'hashtag #stopbluemonday) che ha preso piede negli ultimi quindici anni, il Blue Monday non ha basi scientifiche, non è frutto di un'equazione e la tristezza di gennaio è legata più a fattori ambientali e soggettivi che non a un intricato risultato frutto di calcoli.

Esistono però delle derive psicologiche, a cui possono essere soggetti anche i bambini piccoli, che proprio con il cambio di stagione subiscono un'impennata. Il caso del winter blues è emblematico, così come la tristezza della fine dell'estate e del back to school. Come si legge nella ricerca "Seasonal Affective Disorder: An Overview" pubblicata sul The Journal of Biological and Medical Rhythm Research, questa forma di disturbo affettivo stagionale ha grossi legami con la depressione, che si acuisce proprio alla fine dell'estate e tocca il picco dopo il Natale. In questo caso le basi scientifiche ci sono, sono studiate approfonditamente da decenni e non hanno nulla a che fare con la leggenda del Blue Monday, che è invece una trovata di marketing per dare una spiegazione più basica e popolare alle domande che ci poniamo su sbalzi di umore e piccoli momenti di tristezza del periodo invernale.

Fonti dell'articolo: The Journal of Biological and Medical Rhythm Research, "Seasonal Affective Disorder: An Overview"; The Guardian, "Blue Monday: a depressing day of pseudoscience and humiliation"

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