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Terapia intensiva neonatale: cosa sapere e come funziona

di Simona Bianchi - 18.10.2022 Scrivici

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La terapia intensiva neonatale è l’unità ospedaliera in cui i neonati prematuri ricevono le prime cure. Cosa sapere su questo ambiente per garantire assistenza al bimbo

Terapia intensiva neonatale: che cos'è

La terapia intensiva neonatale, anche detta TIN, è il reparto ospedaliero dove sono ricoverati i bambini con gravi problemi alla nascita. Spesso si tratta di neonati prematuri. Per garantire il miglior benessere del piccolo, all'interno dell'ambiente, si cerca di ricreare le condizioni di quello intrauterino dove il feto cresce protetto, accompagnato dalla mamma, di cui percepisce il movimento, la voce e il battito cardiaco, e nel quale la luce e i suoni arrivano filtrati. La TIN è piena di strumenti che servono per offrire la miglior assistenza per la sopravvivenza e la crescita del neonato. Per esempio, luci e suoni vengono modulati per ridurre gli stimoli eccessivi al bambino e per garantire il giusto ritmo sonno-veglia. I piccoli vengono adagiati su lettini aperti o nelle incubatrici.

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Chi si prende cura dei neonati nella TIN

In terapia intensiva neonatale lavorano medici neonatologi che effettuano le visite e programmano nuovi accertamenti o terapie. Ci sono poi infermieri pediatrici che si prendono cura dei bambini nati prematuri e dei genitori attraverso specifiche procedure assistenziali e altri professionisti come psicologi, fisioterapisti e dietisti. La sinergia fra queste figure altamente specializzate permette un'osservazione e l'individuazione dei percorsi e delle terapie più idonee alla crescita del neonato.

Il ruolo dei genitori con figli in terapia intensiva neonatale

All'interno del reparto di terapia intensiva neonatale è importante evitare di parlare ad alta voce vicino alle incubatrici e ridurre fonti sonore inopportune ed estranee all'assistenza. Anche i livelli luminosi vengono mantenuti al minimo, per supportare e facilitare un passaggio tranquillo tra il sonno e la veglia e viceversa. La TIN è aperta 24 ore su 24 per permettere ai genitori di stare accanto ai figli per tutto il tempo che vogliono.

Per il neonato prematuro è di fondamentale importanza sentire la presenza e la vicinanza del genitore, perché questo riduce lo stress secondario alle manovre, spesso molto fastidiose, a cui deve essere sottoposto. Al momento della nascita il bimbo viene privato del contenimento uterino e deve adattarsi alla nuova forza di gravità.

Per far sentire il bimbo più sicuro e stabile, è importante ricreare un ambiente che gli consenta una posizione flessa e raccolta. La tecnica del contenimento o holding, consiste nel creare un nido con le mani. Il calore e la pressione del corpo del genitore gli trasmetterà calma e piacere.

Cos’è la marsupioterapia o Kangaroo Care

Appena possibile, gli operatori della TIN valutano l'opportunità di proporre ai genitori di iniziare a fare la "marsupioterapia" o "kangaroo mother care". Si tratta di un semplice e profondo incontro tra il genitore e il suo bambino per sentirsi intimamente, annusarsi e riconoscersi. Consiste nel tenere il bambino nudo a contatto "pelle-pelle" sul petto della mamma (del padre) per offrire calore, affetto, stabilità, conforto.

Il metodo Marsupio è stato introdotto nelle Terapie Intensive con l'obiettivo di favorire il legame genitore/bambino, il coinvolgimento precoce della mamma e del papà nell'accudimento del proprio figlio, l'allattamento al seno, per ridurre il rischio di aspirazioni e rigurgiti, per consentire un più rapido adattamento alla vita extrauterina e per migliorare la crescita fisica.

Quando serve la terapia intensiva neonatale

In terapia intensiva neonatale sono ospitati bambini nati alla 28°, 30°, 33° settimana di gestazione, oppure neonati che pesano un chilo, 700 grammi e, in qualche caso, anche 500 grammi. Alla nascita, circa il 10% dei bimbi richiede assistenza respiratoria. La necessità di rianimazione aumenta significativamente se il peso alla nascita è inferiore ai 1500 grammi.

Ci sono molti fattori di rischio perinatali che aumentano la probabilità della necessità di rianimazione, per esempio gestazione multipla o segni d'infezione nel piccolo. La necessità di rianimazione si basa principalmente sullo sforzo respiratorio del bambino e sulla frequenza cardiaca. Un monitoraggio cardiaco a 3 derivazioni è il modo migliore per valutare la frequenza cardiaca.

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