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Sicurezza elettronica e bullismo digitale. Intervista a Simone Cosimi, tra gli autori del libro "Cyberbullismo"

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Perché un cellualre nelle mani sbagliate può diventare un'arma pericolosa? Ne abbiamo parlato con Simone Cosimi che insieme a Alberto Rossetti, ha scritto il libro "Cyberbullismo"

Sicurezza elettronica e Cyberbullismo

Come proteggere i nostri figli? Educare e parlare. Probabilmente dietro queste due parole chiave si nasconde tutto ciò che è in nostro potere fare come adulti e genitori per aiutare i nostri figli a crescere nel mondo digitale apprendendo regole e atteggiamenti sani.

Molta letteratura di qualità si è prodotta e si sta producendo - fortunatamente – nell’ultimo periodo. È uscito da poco - ad esempio - un albo a fumetti della collana Comics & Science firmato Registro.it in collaborazione tra gli altri con il CNR. Si chiama “Nabbovaldo contro i pc zombi”. Dedicato ad un pubblico di giovanissimi, sul tema della cybersecurity, dal 4 al 17 marzo diventerà anche una mostra presso la prestigiosa Salaborsa di Bologna.

Registro.it

Non solo sicurezza, ma anche atteggiamenti. Forse ancora di più questi sono importanti e devono essere capiti e spiegati perché un cellulare nelle mani sbagliate più diventare un’arma pericolosissima. Su quest’ultimo punto abbiamo scambiato qualche parola con Simone Cosimi che insieme ad Alberto Rossetti ha scritto “Cyberbullismo” (Città Nuova), un viaggio dentro al bullismo e a quel suffisso “cyber” che in un modo o nell’altro sta cambiando parecchio regole e atteggiamenti.

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  • Simone, ci aiuti a trovare una definizione per cyberbullismo?

La sensazione è che il prefisso “cyber” in un certo senso tenda ad alleviare la percezione di certi atteggiamenti. Per casi eclatanti che arrivano sui media esiste un sommerso quotidiano. Le famose gocce che scavano la pietra… Credo che la migliore definizione sia quella formulata nel 2002 da Bill Belsey un educatore canadese che per primo introdusse proprio questo concetto. Secondo Belsey il cyberbullismo coinvolge l’uso di tecnologie dell’informazione e della comunicazione per sostenere comportamenti volutamente ostili e ripetuti nel tempo, con l’intento di provocare danno e offesa agli altri.

Bullismo alla scuola dell'infanzia

C’è differenza tra il bullismo tradizionale e quello cyber?

Possiamo dire che il suffisso cyber conferisce a questo tipo di azioni un elemento che le fa ruotare attorno al disimpegno morale e alla mancanza di empatia. Inoltre si moltiplica la presenza di osservatori e testimoni. Questi ultimi esistono anche nelle vicende non digitali, ma con la differenza che un osservatore silente con un cellulare in mano nel momento in cui guarda, condivide o non segnala determinati contenuti diventa complice. Le conseguenze digitali possono essere devastanti.

  •  Un genitore scopre che suo figlio è vittima di bullismo digitale. Cosa può fare?

La legge 71/2017 è dedicata proprio al cyberbullismo e ha introdotto la possibilità di chiedere ai gestori di siti e social – su cui quasi sempre si veicolano queste azioni – entro 48 ore dalla pubblicazione l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti. E se non si agisce entro 48 ore? In quel caso ci si può rivolgere all’autorità garante per la protezione dei dati personali. E anche in questo caso entro 48 ore si possono vedere dei risultati. Diciamo che in quattro giorni un ragazzino (se almeno 14enne) o i suoi genitori possono effettivamente fare qualcosa.

  • Altri strumenti di difesa?

La legge prevede per i minorenni che si macchiano di questo tipo di comportamenti la procedura di ammonimento. Questa consiste nella convocazione del ragazzo e dei suoi genitori davanti al questore che lo ammonisce.

  • Praticamente una ramanzina

Un atto che dovrebbe “spaventare” il minore in un contesto ufficiale e istituzionale. Con la speranza che si ravveda nei comportamenti futuri. Il primo ammonimento arrivò pochi mesi dopo la legge del 2017. Fu a Imperia, il questore convocò il fidanzatino di una quindicenne che minacciava di far circolare - come ripicca per la fine della relazione - alcune foto scattate in momenti di intimità.

  • Hai qualche consiglio da dare agli “adulti”?

Intervenire prontamente e farsi percepire come presenti. Quindi mai far sentire i ragazzi soli. Dare loro la sicurezza e la certezza che esiste un adulto che si è accorto di quello che sta capitando e che prenderà in mano la situazione.

Scoperto l’atto mettersi immediatamente dalla parte della vittima. Ad esempio penso agli insegnanti che non devono mai dare al bullo la possibilità di legittimare il proprio ruolo. Isolare chi commette certe azioni e non chi le subisce. Porre delle regole chiare e attuarle anche mentre certi atti sono in corso.

A volte la presenza online sembra essere totalmente percepita come una cosa di differente e di impunibile. Dare delle sanzioni e punire aiuta a riportare tutto sul giusto piano della realtà.

Infine fare attenzione allo smartphone. I ragazzi dovrebbero essere sempre accompagnati nella vita online. Invece quello che spesso si fa è dare in mano un telefono a un minorenne e poi scordarsene. Bisogna invece tenere vivo il dialogo e proporre anche iniziative sociali.

  • Il sistema educativo in tutto questo come si pone?

Ci sono molti programmi avviati dalle scuole ed esiste un tavolo tecnico del Ministero che dovrebbe stilare un piano di azione e monitoraggio più specifico. Nei mesi scorsi sono partiti dei corsi per docenti. Diciamo che degli strumenti ci sono (o sono in arrivo). Non dimentichiamo anche il ruolo dei compagni di classe che spesso sono fondamentali. Sono i più vicini alle vittime e possono – se educati - intervenire per primi, schierandosi.

  • Nel libro c’è un’intervista allo scrittore Eraldo Affinati che dice “Dietro un gesto di sopraffazione disagio e violenza c’è sempre una serie di inadempienze. Paura, ignoranza e indifferenze. L’adolescente esprime anche una sorta di grido di aiuto nel momento in cui compie una violenza che noi adulti siamo chiamati a decifrare”

Ovviamente anche il bullo ha bisogno di essere ascoltato, capito e aiutato.

  • Cosa fare e come?

Insegnanti e genitori dovrebbero sospendere il giudizio - almeno inizialmente - e ascoltare e valorizzare le parole di tutti, raccogliendo le indicazioni e i segnali che ne emergono. Spesso però le cose vanno diversamente: i docenti ad esempio non sono preparati o hanno altre priorità o non se ne accorgono proprio.

  • C’è una piattaforma particolare con cui si riesce a praticare bullismo?

In realtà i ragazzi prendono quello che le piattaforme mettono a loro disposizione e lo usano come gli pare e piace. Anche una banale funzione di messaggistica diretta può bastare a scambiarsi contenuti e insulti. Poi ovviamente se gli serviamo sul piatto d’argento piattaforme anonime o meglio pseudonime - perché sul web non esiste un vero anonimato - penso a This Crush o a Sarahah il rischio si alza. L’anonimato – il non sapere da dove arriva un attacco - vince e “spaventa”. Sempre.

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