Home Il bambino Sviluppo e crescita

Ritornare in famiglia dopo un rapimento

di Monica De Chirico - 08.05.2013 Scrivici

Amanda Berry, Georgina "Gina" DeJesus e Michelle Cavaliere finalmente potranno abbracciare i loro famigliari. Ma a volte ritornare nel luogo di origine, dopo una lunga separazione, può essere traumatico

Lunedi scorso tre donne, Amanda Berry, Georgina "Gina" DeJesus e Michelle Cavaliere, sono state trovate dopo aver vissuto in prigionia all'interno di una casa di Cleveland per un decennio. Le autorità stanno indagando sul caso. Le donne finalmente rivedranno le loro famiglie, ma a volte la strada per il recupero dopo essere stati rapiti può essere lunga e faticosa. Basti pensare alla storia di Jaycee Dugard, rapita nel 1991, pubblicata nel 2009.


LEGGI ANCHE: Braccialetti anti-rapimento per i neonati



Jaycee Dugard aveva 11 anni quando fu rapita nel 1991 ad una fermata di autobus a South Lake Tahoe in California. Secondo le indagini, sembra sia stata tenuta in prigionia da un condannato per crimini sessuali, in una serie di capannoni dove ha dato alla luce due bambini in cattività. Ha riabbracciato la sua famiglia il 26 agosto dopo essere stata ritrovata. Un altro caso drammatico è quello di Richard K. Wilfong Chekevdia costretto, a 6 anni, a vivere in solitudine, in soffitta o altri luoghi disumani per quasi due anni. A nascondere il ragazzo sarebbe stato Shannon Wilfong, accusato di sottrazione di minori e di aver violato i termini di un ordine del tribunale che gli avrebbe concesso la custodia congiunta del figlio, Michael Chekevdia.


Le situazioni di Dugard e Chekevdia sono casi estremi di persone che escono dall' isolamento e tornano al mondo reale. Chi è stato lontano dalla propria famiglia per tanto tempo, si sente spesso in conflitto sul lasciare il luogo della prigionia e ricongiungersi con i propri cari. Inoltre nei casi di controversie tra i genitori per la custodia, come avrebbe dichiarato Jay Lebow, psicologo presso la Northwestern University, spesso si insegna ai bambini ad odiare il padre e la madre, e si possono usare "tattiche estreme" come nel caso di Chekevdia.



LEGGI ANCHE: Bambini scomparsi in Italia: è emergenza



Una persona invece che può essersi trovata nella stessa situazione di Dugard, come ha detto Margo Napoletano, psicologo a San Diego, in California, molto probabilmente può avere sentimenti sia positivi che negativi nel lasciare l'unico ambiente che ha conosciuto per 18 anni e tornare nella sua famiglia. Dugard probabilmente avrà trovato il mondo esterno più spaventoso, nonostante il luogo di prigionia fosse terribile. Gli esperti dicono che la ragazza potrebbe aver sviluppato quella che è conosciuta come sindrome di Stoccolma, in cui le vittime di rapimento si identificano con i loro rapitori. E' un concetto che spiegherebbe perchè la vittima di un rapimento possa decidere di rimanere con il suo "aguzzino" perchè il mondo in cui è rimasta per tanti anni rinchiusa si trasforma in una zona più "sicura" del mondo esterno.






Johanna Tabin, psicologo a Glencoe, Illinois, avrebbe detto che il recupero di Dugard dipenderà da come è stata trattata in cattività. E 'anche importante sapere i rapporti della ragazza con la sua famiglia prima che fosse portato via. Inoltre Dugard potrebbe porsi tante domande e provare sentimenti contrastanti. Ad esempio potrebbe chiedersi perchè la sua famiglia ha permesso che venisse rapita. E' importante informare e aiutare la famiglia e la persona che è stata rapita ad adattarsi alla nuova vita. E' come un bambino selvaggio, che ha avuto solo qualche contatto con la civiltà, e deve ricominciare la sua vita da zero. Come suggerisce Napoletano la famiglia deve essere di supporto e non porre troppe domande all'inizio. Meglio limitarsi ad essere pazienti, amorevoli e dare tempo di adattarsi

gpt inread-altre-0