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Identità e diffusione di identità negli adolescenti

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Che cos’è l’identità e perché è così importante? La psicologa ci parla dei problemi di identità in adolescenza, come si manifestano e come intervenire

Problemi di identità in adolescenza

Marco ha 15 anni e da un po’ di tempo avverte un senso di disagio in merito ad uno stato psicologico che lo coinvolge. Non sa definirlo, ma parla di una condizione di distacco, di osservatore esterno rispetto a ciò che vive.

Ricorda un episodio di qualche anno addietro nel quale, discutendo con un suo compagno sul concetto di realtà, si pone il quesito su ciò che è reale e ciò che non lo è. Nello specifico, se la realtà che vive sia realmente reale. Una riflessione stravagante per un ragazzo alle prime armi con lo studio della filosofia, e della stessa da sempre appassionato, ma quel ragionamento non lo ha mai abbandonato tanto da arrivare a vivere quella condizione: la scissione.

Come affrontare i problemi dell'adolescenza

In lui è scaturita una preoccupazione seria da quando alienato dal mondo circostante, sente di estraniarsi completamente in alcune situazioni e fatica a ritornare in sé, nella realtà. Ha paura di restare in questa condizione. I genitori di Marco si sono separati all’incirca cinque anni fa e da quell’episodio il ragazzo non sembra particolarmente traumatizzato poiché ha continuato a frequentare il padre regolarmente sino ad un anno fa quando i due sono tornati assieme. Da qual momento in poi i rapporti tra Marco ed il padre sembrano in contrasto e il ragazzo vive con oppressione la sua presenza. Riferisce di preoccuparsi solo del suo rendimento scolastico tanto da ossessionarlo. Della sua persona e del suo stato emotivo non ha attenzione e questo procura in lui una forte rabbia. Il padre appare severo, arrogante e manipolatore.

Definizione di identità

L’identità è un concetto particolarmente rilevante in psicologia poiché prende in considerazione l’individuo nella sua mera essenza. È infatti piuttosto complesso definirla. L’identità è l’unità delle varie componenti del Sé in un insieme strutturato e permanente o, per meglio dire, la consapevolezza dell’individuo rispetto alla costanza e alla continuità nel tempo e nello spazio del senso di Sé riconosciuto anche dagli altri (Erikson, 1950). È importantissimo quindi in un processo di crescita che dura tutta la vita ma che comincia in adolescenza quando cioè il bambino abbandona i processi ‘identificativi’ con le figure significative della propria infanzia e comincia a definirsi in termini strettamente soggettivi ed individuali.

Riconosce in sé determinate caratteristiche divenendo più autonomo e acquisendo dei propri riferimenti, è pertanto importante riuscire a strutturarsi attraverso un equilibrio nonostante le crisi, i dubbi e le paure. Far fronte a tale processo di definizione non è semplice cosicché, molto spesso, l’adolescente entra in quella che viene definita una confusione dell’identità.

Confusione di identità

La confusione genera difficoltà, la quale conduce ad un continuo passaggio da una identificazione ad un’altra con il risultato di non riuscire a percepire e poi definire il proprio ruolo a livello sociale: ciò comporta una vera e propria crisi. “Non so cosa fare”, “non riesco a decidere”, “non so cosa voglio per me”, “non riesco a progettare nulla” rientrano nella complessità ad assumere un proprio ruolo socialmente condiviso, a sviluppare il proprio senso di appartenenza e ad impegnarsi nei confronti di se stesso; “non mi sento adeguato”, “nessuno mi accetta”, sono riflessioni rispetto ad un’immagine corporea non realistica o idiosincratica (dispercezione corporea, dismorfofobia).

Tali condizioni generano ansia, difficoltà relazionali, possibili depressioni che hanno comunque necessità di essere superate per non incorrere in situazioni evidentemente più problematiche. Non sempre però la confusione di identità può essere considerata una situazione “grave” poiché spesso è semplicemente un momento di transizione, e resta tale fino a che il soggetto non sente di essere pronto ad assumersi la responsabilità di una scelta.

La diffusione di identità

Una condizione che va presa molto sul serio è proprio la mancanza del senso soggettivo di continuità del Sé, della propria autenticità, della propria appartenenza e della coscienza e chiarezza rispetto al proprio genere e alle esperienze legate alla realtà. Entriamo quindi nel campo della psicopatologia per la quale l’organizzazione della personalità borderline è centrale. Elementi principali di tale strutturazione sono i meccanismi di difesa dell’Io tra cui la scissione e, molto più grave, la dissociazione: il ragazzo non ha effettuato una scelta concreta e non ha investito in alcunché tanto da non aver strutturato un Io in grado di far fronte in maniera adeguata alle esperienze di vita.

La diffusione d’identità è caratterizzata da rappresentazioni di sé e dell’altro parziali, bassa autostima, carenza sul piano delle relazioni interpersonali, rigidità e convenzionalità. Aspetti rilevanti riguardano la ‘fuga’ dalla realtà per effettiva difficoltà ad affrontare situazioni spiacevoli dal punto di vista emotivo, per esempio possibili crisi di rabbia difficilmente ‘contenute’ e che potrebbero comportare un’immaginaria ‘punizione’ da parte di un genitore severo e inaccessibile, come nel caso succitato.

La dissociazione subentra nella crisi psicotica nelle quale il soggetto manifesta la sua fragilità, si ‘ritira’ poiché non è in grado di affrontare la realtà. Molti dei comportamenti degli adolescenti possono essere definiti borderline poiché la tendenza a porre tutto in discussione, a contrastare le regole sociali e l’autorità, l’uso di droghe e di alcol fanno pensare ad una condizione stabile nel tempo, ma spesso il passaggio è caratterizzato da ‘crisi esistenziali’ a cui poi segue un nuovo equilibrio. Per cui è difficile fare una diagnosi precisa e definitiva considerato il periodo, ma è importante, in ogni caso, intervenire poiché non tutti sono in grado di ‘rialzarsi da soli’ e proseguire serenamente il proprio percorso di vita.

È quindi indispensabile avvicinarsi a loro per riuscire a comunicare più sul piano emotivo che ‘prestazionale’. Del resto, se un ragazzo non ha più interesse nello studio o manifesta delle difficoltà, probabilmente sta vivendo un cambiamento, un conflitto interiore e pertanto va data importanza al suo stato emotivo. Talvolta l’incapacità individuale, in questo caso genitoriale, ad entrare in relazione significativa con gli altri e, nello specifico, con i propri figli può avere dei risvolti particolarmente drammatici se non si interviene in tempo.

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