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Pipì a letto? Non rimproverate i bimbi e consultate il pediatra

di In collaborazione con Adnkronos Salute - 29.05.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Il bambino fa la pipì a letto? Ecco i consigli dei pediatri su cosa fare e cosa non fare assolutamente per risolvere questo problema senza traumi nel piccolo

Pipì a letto fino a quando

Disturbo comune nell’infanzia, l’enuresi notturna, la più nota ‘pipì a letto’, riguarda circa un bambino su cinque fra i 5 e i 6 anni. Ma spesso i genitori non sanno come muoversi, sbagliano atteggiamento e non trovano le soluzioni adeguate. E’ infatti necessario dialogare con il medico per indagarne le cause (familiarità, ridotta produzione dell’ormone antidiuretico (Adh), difficoltà di controllo della vescica) e trovare i rimedi giusti. Rivolgersi al pediatra è fondamentale, ma da un’indagine telefonica su un campione di 13mila famiglie emerge che nel 61% dei casi non è mai stato consultato lo ‘specialista dei bimbi’, anche quando - nel 16% di questi casi - il bambino ha più di 12 anni.

Da qui il monito dei pediatri. “Per evitare ripercussioni sull’autostima del bambino, che non va assolutamente rimproverato né svegliato durante la notte - spiega Maria Laura Chiozza, urologa, pediatra e senior expert della Scuola di medicina e chirurgia dell’Università di Padova - sono fondamentali la diagnosi e il trattamento precoci, utili anche ad abbassare il rischio di incontinenza da adulti".

"Alcune buone abitudini - prosegue Antonio D’Alessio, chirurgo urologico pediatrico e pediatra, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia pediatrica dell’Asst Ovest Milanese, ospedale di Legnano - come fare pipì prima di andare a letto, bere molto durante il giorno ma poco dopo le 18, ridurre i cibi salati e ricchi di calcio e contrastare sovrappeso e stitichezza, sono molto utili. Solo nelle forme più severe di enuresi possono essere prescritti farmaci in base alla causa scatenante: l’ormone antidiuretico sintetico quando il problema è dovuto alla ridotta produzione di Adh e anticolinergici se l’origine del disturbo è la difficoltà nel controllo della vescica. Per le forme miste, vanno assunti entrambi i farmaci”.

L’enuresi, che si differenzia in tre tipologie, è un disturbo di cui si può iniziare a parlare dai 5 anni, quando l’apparato urinario è ormai maturo. Quando il problema dipende da un deficit del normale aumento della produzione notturna dell’ormone Adh si è in presenza di 'enuresi monosintomatica'. In altri casi, il problema è riconducibile a improvvise contrazioni del muscolo della vescica, che non sono fermate dalle strutture del cervello che dovrebbero tenerle sotto controllo. Vi è infine la cosiddetta forma mista, caratterizzata dalla presenza contemporanea di entrambe le cause.

Si è poi soliti distinguere l’enuresi anche in primaria, quando il bimbo fa la pipì a letto quasi ogni notte e non c’è mai stato un periodo di almeno 6 mesi in cui abbia lasciato il letto asciutto, e secondaria, in cui ricoprono un ruolo rilevante i problemi psicologici del bimbo e si manifesta dopo un periodo di almeno 6 mesi in cui il bambino non ha bagnato il letto.

Il pediatra, dopo aver visitato il paziente, fa compilare ai genitori il diario minzionale per riconoscere il tipo di enuresi e prescrivere una terapia adeguata. Nei casi più seri (quando si bagna il letto quasi ogni notte) è necessario seguire una terapia farmacologica, ma fondamentale è anche il ruolo dei genitori che devono tenere sempre un atteggiamento positivo, senza però trascurare il problema.

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