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Perché urlare ai figli non serve

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Anche alle mamme più pazienti capita di innervosirsi e perdere il controllo con i propri figli. Scopriamo perché non serve urlare ai bambini e quali sono le conseguenze sul suo sviluppo psicologico

Perché non serve urlare ai bambini

Urlare ai bambini quando ci fanno perdere la pazienza o quando non ci ascoltano o ancora quando non riusciamo a comprenderli, è un modo non sano di porci nei loro confronti. È la prima risposta comportamentale che nasce in noi in seguito ad un atteggiamento infantile che ci disturba, ma è la più sbagliata e per di più non porta a nulla, se non a far sentire il bambino incompreso e ingiustamente ferito.

Urlare, conseguenze sui bambini dal punto di vista psicologico

Urlare è un modo primitivo di porci nei confronti degli altri, adulti o bambini che siano, è un modo di prevaricare e annullare l'altro, di farlo sentire piccolo, di sminuirlo e di zittirlo.

  • Se ogni volta che un bambino combina un guaio gli urliamo contro egli crescerà con la convinzione che urlare è l'unica modalità di relazione tra le persone, che non ci si può capire in altro modo e dato che l'urlo di per sé è un atto aggressivo lui introietterà questa aggressività e la riverserà poi nel mondo.
  • I bambini che crescono con genitori o educatori che urlano spesso faticano a tollerare il silenzio, hanno disturbi d'attenzione, non riescono a vivere l'attesa e non hanno pazienza... tutto questo perché urlare è la prima risposta che ci viene in seguito ad una situazione che ci destabilizza, ma è una risposta povera, primitiva, pericolosa che mira a risolvere nell'immediato una situazione senza portare ad alcun insegnamento, è un tentativo negativo di “tappare un buco” invece di affrontarlo, viverlo e risolverlo in modo costruttivo.
Come non urlare con i figli

Urlare in psicologia

Urlare è una violenza a tutti gli effetti, non fisica ma mentale e relazionale e ogni tipo di violenza, come ben si sa, fa nascere altra violenza, porta mancanza di autostima, nervosismo, agitazione, frustrazione. Chi urla lo fa per farsi sentire perché non riesce a farlo in altro modo, è la via più breve per imporsi, per intromettersi e per far sentire la propria irruente presenza. Ma, come asseriva il grande Gandhi, “se urli tutti ti sentono, se bisbigli solo chi è vicino, ma se stai in silenzio, solo chi ti ama ti ascolta”.

Esercizi per farsi ascoltare dai figli senza urlare

Il compito di noi educatori è di parlare poco e di trasmettere i nostri valori tramite il nostro silenzioso agire. Se i bambini ci suscitano irritazione, nervosismo e agitazione è perché stanno toccando delle corde della nostra anima che sono per noi faticose e irrisolte, ci stanno mostrando dei lati di noi che non riusciamo ad accettare. Non solo quindi loro il vero motivo del nostro malumore, ma le parti di noi che ci riflettono.

  • Riuscire a renderci consapevoli di ciò è già di per sé un grande grandissimo passo poiché ci fa comprendere che per gestire al meglio la situazione quotidiana con i nostri figli è necessario prima un grande lavoro di autoeducazione su noi stessi. Comprendendo ciò nel momento in cui sentiamo nascere in noi quel sentimento che ci porterà a breve a far nascere l'urlo possiamo metterlo a tacere, respirare, riflettere su ciò che è accaduto.
  • Possiamo prenderci del tempo. E in questo tempo riuscire ad affrontare la situazione in modo diverso, magari parlando al bambino in modo fermo ma pacato, osservandolo con uno sguardo deciso ma senza proferire parola, usando una gestualità consapevole comprensibile più di altre mille parole urlate. Tutto ciò è un esercizio di autoeducazione formidabile che mira a proteggere il bambino ma prima di tutto a migliorarci come persona adulta; ci aiuta a superare le nostre debolezze, a rinforzare quella parte di noi che non riusciamo a gestire.

Un famoso proverbio recita “se hai ragione non hai bisogno di urlare”. Niente di più vero. L'urlare infatti è un modo primitivo di difenderci da un attacco, da un pericolo, da qualcosa che ci spaventa e che non conosciamo. Se però ci inoltriamo nell'ignoto e lo approfondiamo invece di allontanarlo da noi ci rafforziamo e siamo in grado di non ricorrere più all'urlo come modalità di relazione.

Come rimproverare un bambino

Ognuno di noi, a seconda del proprio carattere, del rapporto che ha con i propri figli e anche del carattere stesso di bambini, troverà di volta in volta il modo migliore di rapportarsi con loro. È bene innanzitutto comprendere se è il caso di rimproverare o sgridare. Spesso, infatti, rimproveriamo più del dovuto e ciò accade perché lo facciamo non per dare una lezione al bambino ma per un nostro bisogno narcisistico; può capitare che lo facciamo anche solo per sfogarci per i più svariati motivi. Anche riuscire a capire ciò fa parte del nostro compito di autoeducazione di adulti.

Se però è davvero il caso di riprendere un bambino cerchiamo di farlo nel modo più sano e utile per lui. Mettiamoci nei suoi panni e chiediamoci cosa deve capire dal nostro rimprovero: solo così è possibile riuscire a farlo con consapevolezza. Certe volte può bastare un cenno, uno sguardo, a volte una parola o una frase dette guardandolo fisso negli occhi, è utile spesso ricorrere anche ad una storia con una morale simile all'insegnamento che vogliamo dare. Il life coach statunitense Anthony Robbins a tal propostio asserisce:

Non alzare la voce. Migliora le argomentazioni

Se infatti siamo pronti al rimprovero consapevole e sappiamo come comportarci, cosa dire e come dirlo in modo da lasciare un segno educativo a quel bambino, urlare non è più un bisogno bensì lo consideriamo un fallimento educativo e anche personale. Di certo ricatti o punizioni fini a se stesse servono solo a mettere paura e non a far comprendere la lezione! Non urlare è un risultato di autoeducazione e di educazione stessa formidabile dai mille insegnamenti, richiede uno sforzo impressionante dell'adulto e un suo atto di presenza nei confronti di se stesso e del bambino che ha davanti.

Come mettere in punizione i figli

Allora provate quotidianamente a mettervi alla prova con questo esercizio e vi auguro di scoprire con questo strumento di autoeducazione risorse di voi stessi nascoste e inesplorate e di riuscire a creare con i vostri figli una relazione d'amore autentico dove non solo non serve urlare ma addirittura anche la semplice parola, spesso, è in più.

 
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