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L'importanza di parlare ai neonati

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Parlare ai neonati perché è importante? La logopedista ci spiega perché è fondamentale comunicare con il bambino fin dai primi giorni di vita per il suo sviluppo cerebrale

Parlare ai neonati perché

Un genitore potrebbe chiedersi perché parlare ad un neonato? Lui non può capire, lui non può rispondere. Ebbene, è ormai certo quanto questo sia importante per lo sviluppo cerebrale del bambino. Nei primi anni di vita si assiste ad un periodo di incredibile crescita di tutte le aree di sviluppo del bambino, il cervello crea connessioni e grazie alla sua plasticità si modifica e diventa molto più complesso. Questo avviene soprattutto con l’aiuto esterno in quanto il cervello si sviluppa quando il bambino interagisce con il mondo e sperimenta. Sin dal primo giorno contribuiamo a strutturare il cervello e le abilità del bambino.

Mentre il pianto è il modo principale di comunicare per i neonati, noi sin dal principio comunichiamo con lui attraverso la voce. Un neonato sente la differenza tra una voce umana e gli altri suoni e l’associa alla cura: cibo, calore, tocco. Non appena tenete in braccio il bambino dopo la nascita, cominciate a comunicare lui scambiando i primi sguardi, suoni e tocchi. I neonati imparano rapidamente il mondo attraverso i loro sensi, il vostro neonato si abituerà a vedervi e comincerà a concentrarsi sul vostro viso. I sensi del tatto e dell'udito sono però particolarmente importanti. Il vostro bambino sarà curioso dei rumori, ma niente lo interesserà come la voce parlata.

Parlate con il vostro bambino ogni volta che ne avete la possibilità. Anche se ancora non capisce quello che state dicendo, la vostra voce calma e rassicurante gli trasmette sicurezza. Anche quando il bambino non collega bene l'aspetto e l'ascolto, presterà molta attenzione alla vostra voce mentre parlate e regolerà la posizione del corpo o muoverà le braccia e le gambe al ritmo del vostro discorso.

Quando si dicono le prime parole?

Come parlare ad un neonato?

Non ci sono regole precise, questo è il bello! Bisogna parlare con naturalità, seguendo il proprio istinto, in alcuni casi è utile seguire alcuni consigli ma poi è l’essere mamma o papà che guida nella comunicazione. Molte volte gli adulti tendono a modificare la voce quando si parla con i bambini, il mammese o baby talk è appunto il linguaggio con toni esagerati e ricchi di ritmo che si usa con i bambini ed è utile per tener viva l’attenzione e interessare il piccolo e non compromette in alcun modo i suoi tempi di apprendimento del linguaggio adulto, quindi la parola d’ordine resta: lasciarsi andare! Ricordiamo anche che la conversazione non deve essere artificiosa e non deve essere programmata.

  • Allora di cosa parliamo con il neonato?

Parliamo di quello che stiamo facendo e del perché lo facciamo, possiamo canticchiarlo, dirlo al bambino mentre lo sbaciucchiamo o gli cambiamo il pannolino.

  • Il linguaggio come deve essere?

Chiaro e non frettoloso, guardiamolo negli occhi e cerchiamo il suo contatto. Avere conversazioni con i bambini piccolissimi, significa imitare le vocalizzazioni e poi aspettare che il bambino faccia un altro suono. Questo oltre a farli esercitare con i suoni, i toni e i ritmi linguistici, dà anche informazioni importanti sulle modalità di conversazione adulta, sulle regole e, in particolare, sui turni di conversazione.

  • Fate del vostro meglio per rispondere

Anche quando non capite cosa sta cercando di comunicare il vostro bambino. Molti genitori vengono presi dal panico quando il bambino comincia a piangere senza un apparente motivo, focalizzandoci sempre sul l’aspetto comunicativo, sappiamo che probabilmente il bambino con quel pianto vuole dirci qualcosa, quindi, anche in quel caso possiamo parlare con lui!

Perché piangi? -Aiutami a capire, ti sei sporcato? -No…hai fame? Ah ecco avevi fame avevi fame e la mamma ti ha dato da mangiare, ecco un semplice modo per rasserenare il bambino (la voce dei genitori, soprattutto quella materna ha un potere calmante sul bambino). Inoltre, così, lo aiutiamo a costruire il suo linguaggio e i primi nessi logici causa effetto: hai fame e quindi la mamma ti porta da mangiare. Soprattutto gli stiamo dicendo che la mamma non capisce subito bene che ha fame e deve farlo capire in maniera più chiara, il bambino pian pianino inizierà ad utilizzare una comunicazione più efficace e differenziata per far comprendere le sue intenzioni.

L'uso della voce nei bambini

  • A circa 7-8 settimane di età, il bambino scopre qualcosa di fantastico: l’uso della voce. A questo punto, comincerà a produrre versi e vocalizzi semplici. Ricordiamoci che da quel momento in poi la conversazione non avviene più in modo univoco! I bambini iniziano a capire il senso della conversazione e vogliono comunicarvi varie cose che ritengono interessanti, se ascoltate e rispondete ai mormorii e ai vocalizzi del vostro bambino, il bambino probabilmente li emetterà per periodi più prolungati e in maniera più efficace.
  • Da 4 a 7 mesi, i neonati cominciano a rendersi conto che il loro parlare ha un impatto sui genitori. Quindi provano e riprovano per vedere la reazione dei genitori e sperimentano più suoni e intonazioni. Il bambino ama guardarvi in faccia, vedere i vostri occhi emozionarsi e la vostra bocca muoversi, quindi se possibile non allontaniamo troppo la faccia dal suo campo visivo.

Quali attività specifiche si possono fare?

I neonati apprezzano di più una voce allegra e chiara, possiamo utilizzare una voce briosa per pronunciare filastrocche e rime di ogni tipo e leggere dei libri.

  • Leggere stimola il cervello in via di sviluppo, il bambino comincerà a riconoscere le parole e imparerà ad ascoltare ciò che gli altri dicono. Se il vostro bambino grida o piange mentre state leggendo, potrebbe essere utile riprovare più tardi. L'idea è di passare un momento speciale insieme, quindi non c'è bisogno di forzarlo.
  • Ricordiamoci di canticchiare che offre stimoli sonori differenti dal parlato, inoltre i bambini dimostrano di riconoscere presto canzoni semplici reagendo con sorrisi, gorgoglii e agitando le braccia e le gambe.
  • Un’altra attività carina è quella di ballare con il bambino (o meglio con lui in braccio mentre canti), apprezzerà il leggero ritmo e le vibrazioni sonore tra le braccia sicure dei suoi genitori.

Aspetti non verbali da prendere in considerazione

Molto prima che possano parlare chiaramente, i bambini capiscono il significato generale di quello che stai dicendo. Assorbono anche il tono emotivo.

  • Incoraggiate quindi i primi tentativi del bambino di comunicare con voi con attenzioni amorevoli. Sorridete spesso al vostro bambino, specialmente quando sta emettendo suoni, gorgoglii, rumori o una vera e propria lallazione.
  • Guardatelo e sorridetegli mentre ascolta musica e si muove o quando ride e cercate di non distrarvi in quel momento con altre attività o con altre persone. 
  • Rispondete sempre alle conversazioni del vostro bambino ripetendo il suo suono ma anche divertendoti con lui e ripetendo le sue smorfie e i suoi toni vocali.

Dalla voce materna al cervello del neonato e ritorno

Dedico qualche rigo a parte allo splendido dialogo madre-bambino, quando arrivano da me madri di bambini molto piccoli che pronunciano pochissimi vocalizzi o parole per la loro età, una delle prime frasi che mi dicono è: non l’ho portato prima perché io lo capivo! Bene io ci credo, tra i genitori e i piccoli si instaura nei primi mesi un dialogo talmente intimo e attento che per le madri è come se il proprio figlio parlasse! Anche il lavoro del riabilitatore è in questa fase molto delicato perché bisogna entrare in questi rapporti in punta di piedi, senza disturbare, dando suggerimenti ma seguendo le loro regole, inserendo stimoli ma con i loro tempi, è un momento fantastico per la comunicazione, una comunicazione dirompente ma delicata.

I neonati dimostrano di riconoscere e preferire la voce della madre alle altre e, secondo studi recenti, il cervello del bambino diventa molto più attivo quando percepisce la voce della materna. La voce della madre, oltre ad avere un potere rilassante e ad attirare l’interesse del bambino in maniera prevalente rispetto a tutto il resto, sembra attivare oltre alle aree uditive del cervello anche le aree relative alle emozioni, alle funzioni sociali e al riconoscimento dei visi.

Ancora qualche piccolo suggerimento

Cerchiamo di dare un nome agli oggetti che abbiamo intorno: questi sono i tuoi calzini, li mettiamo ai tuoi piedini, e dove sono i piedini?

Giocare tanto con il corpo del bambino è utile per fargli avere coscienza delle parti che lo compongono. Spiegate al bambino cosa accade e dove si trova, aiutatelo a riconoscere i suoni del suo ambiente, specialmente quando la sua espressione indica che il piccolo è in allerta, è attento ad un rumore di fondo. Quindi per riassumere, durante tutto il primo anno, potete fare molto per incoraggiare le abilità di comunicazione e cognitive del vostro bambino. È facile, tutto quello che dovete fare con lui è parlare, cantare e leggere e sorridere!

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