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Mamma, papà oggi è giorno di paghetta!

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Paghetta ai bambini sì o no? La pedagogista ci parla di quest'usanza che ha preso piede nelle famiglie italiane, a volte anche in maniera esagerata

Paghetta ai bambini

Che arrivi alla fine della settimana o del mese poco importa purchè la tanto desiderata paghetta…arrivi! Pare sia diventato un vero e proprio business per i diretti interessati ma anche per chi, e ovviamente parliamo dei genitori, è “costretto” ad aprire il portafogli e allungare al proprio figlio le monete o le banconote…meritatissime, a sentire i beneficiari!

Ma procediamo per ordine e analizziamo passo, passo quest’usanza che ha preso piede in maniera, a volte esagerata, anche nelle nostre famiglie italiane.

Paghetta si o no?

Iniziamo subito con il porci questa domanda: è giusto dare la paghetta? Si o no? Non è poi così semplice come possa sembrare fornire una risposta esaustiva e convincente. Non tutti i genitori, infatti, sono d’accordo con il regalare una somma fissa a cadenza settimanale o mensile ai propri figli. Molti sono convinti del fatto che così facendo i bambini o gli adolescenti possano approfittarne della situazione e chiedere sempre di più, altri invece sostengono che i soldi vadano spesi solo per beni di prima necessità o per esigenze importanti.

Chi però è pro-paghetta pensa che sia giusto concedere ai propri pargoli una determinata somma di denaro per soddisfare i loro desideri, purchè si stabiliscano delle regole e un limite massimo.

Come educare i bambini al valore dei soldi

A che età dare la prima paghetta?

È un dilemma che accomuna molti genitori. Quando iniziare? A che età? Partiamo dal fatto che quando i bambini iniziano ad andare a scuola, e qui faccio riferimento alla scuola primaria (ex scuola elementare), spesso ne parlano tra loro e vengono fuori cifre e condizioni a volte esagerate. Una volta che il bambino torna a casa ne parla ovviamente con i genitori e, se sa giocare bene le sue carte, noterete che un euro in più di solito viene aggiunto. La prima cosa da fare è sicuramente non fare paragoni con i compagni. Non tutti, infatti, vivono nelle stesse condizioni socio-economiche e quindi non si può fare riferimento alla compagna che arriva a scuola firmata all’ ultima moda dalla testa ai piedi e chi invece indossa gli abiti dei fratelli maggiori.

Eppure i bambini parlano e a volte pretendono le cose degli altri. Limitarci a dire “Non si può” non va bene perché non è una spiegazione valida e perché bisogna comunque dare sempre delle giuste motivazioni. Ognuno spende quello che può permettersi di spendere. La scelta della paghetta varia ovviamente in base all’età del figlio e alle esigenze.

Negli ultimi anni la soglia del primo “soldino” si è abbassata notevolmente tanto da giungere ai primi anni della scuola primaria, si parla infatti di sei-sette anni. Già, ma a cosa servono questi soldi ad un'età così piccola? Solitamente la cifra è quella di un pacchetto di figurine, precisiamo, stiamo parlando di una classe sociale media. Con l’aumento dell’età crescono anche i bisogni e le richieste di denaro. Si parte da cinque euro, ma salvo in casi eccezionali se la classe, per esempio, decide di andare al cinema o a mangiare una pizza i genitori concedono quell’euro in più.

La paghetta non dev’essere considerata una moda o un obbligo per i figli, se i suoi compagni ne ricevono una non è detto che obbligatoriamente spetti anche a lui o a lei.

Educare al valore dei soldi

Ciò che i genitori devono insegnare ai propri figli prima ancora di concedere la paghetta è quello di fargli capire che i soldi non vengono regalati e che bisogna impegnarsi per guadagnare lo “stipendio”. Verrebbe quasi da dire: se fai allora ricevi! Che i soldi non crescano sugli alberi è un dato di fatto, quindi come far capire a bambini e adolescenti che riceveranno una somma in denaro solo nel momento in cui saranno utili alla “società”? E per società possiamo intendere la famiglia o, perché no, il vicinato.

Entriamo quindi nel vivo della questione. Vostro figlio chiede cinque euro la settimana? Benissimo, ma li deve guadagnare. Proponiamo insieme un “piano di lavoro” ben visibile a tutti i componenti della famiglia e poniamo dei limiti al di là dei quali si riceve una somma più bassa o nulla, in pratica si salta il turno. Una volta stabilito che, per esempio, a rifare i letti è il figlio maggiore e a lavare i piatti è quello minore, e quindi solo dopo che i compiti siano stati ben definiti allora sì, si può parlare di paghetta e di prezzo. Concedere semplicemente senza avere niente in cambio mette in atto un meccanismo che porta i bambini ma anche gli adolescenti a non avere rispetto per quella moneta e non porsi mai un limite di richiesta.

Aiutare in casa nelle faccende domestiche non è l’ unico modo per guadagnarsi la paghetta, ma i figli potrebbero aiutare il vicino di casa anziano nel fare delle semplici commissioni, in questo caso stiamo parlando di ragazzi e non di bambini. Fargli capire che fanno parte di una società dove ad avere delle richieste non sono solo loro ma tutte le persone che ci ruotano intorno.

Porre dei limiti

Un aspetto da non sottovalutare è quello di porre dei limiti nell’avere la paghetta. Spesso i parenti, e qui entrano in gioco i nonni, solitamente allungano la mano e regalano quei soldi in più. Mettere un limite in questo o fissare delle regole dopo che si è ricevuto il regalo in denaro non è una mancanza di rispetto o non aver apprezzato il gesto…state pur certi che i vostri figli il gesto dei nonni lo apprezzano, eccome!

Ma non dev’essere un’abitudine altrimenti al minimo rifiuto dei genitori si andrebbe subito dal caro nonnino. Inoltre, la somma ricevuta potrebbe essere messa da parte, nel classico salvadanaio, come premio extra da prendere in periodi particolari dell’anno come Natale o il compleanno (una sorta di tredicesima, insomma).

Finisce la paghetta che fare?

Dare un anticipo? Assolutamente no, la piccola somma di denaro deve servire per saper gestire in maniera autonoma i propri soldi e ad imparare a programmare le spese. Altro aspetto importante è che la paghetta non dev’essere collegata a premi e punizioni: “Hai avuto nove al compito di matematica allora meriti venti euro!”. Molti lo fanno e precisiamo che è sbagliato, un conto è il dovere scolastico altra cosa è la paghetta.

Infine, facciamo attenzione ai genitori separati, la paghetta dev’essere unica. No quindi alla doppia mancia! L’ argomento merita sicuramente molta attenzione e non dev’essere preso con superficialità. Al giorno d’ oggi i ragazzi sono abituati, presi troppo dalla moda, a fare delle richieste eccessive ai genitori come a ricevere cellullari di ultima generazione dalle cifre esorbitanti. Ciò però che i genitori possono sicuramente fare è quello di educare i propri figli al concetto che i soldi non danno la felicità

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