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Cos’è l’oggetto transizionale e quando compare nell’infanzia

di Simona Bianchi - 02.01.2024 Scrivici

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Fonte: shutterstock
L’oggetto transizionale è qualcosa che fornisce conforto psicologico al bambino. Quali sono i più comuni usati dai bambini e come si sceglie

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Cos’è l’oggetto transizionale

L'oggetto transizionale è un qualcosa, solitamente un oggetto fisico, che fornisce conforto psicologico al bambino, sostituendo progressivamente il legame simbiotico madre-figlio. A usare per la prima volta questo termine è stato lo psicoanalista e pediatra inglese Donald Woods Winnicott che ha introdotto i concetti di oggetti transizionali e fenomeni transizionali (o esperienze transizionali) riferendosi a un particolare momento dello sviluppo del neonato. Per l'esperto i bambini si attaccano profondamente a questi oggetti nella fase di sviluppo intermedia fra quella psichica e della realtà esterna, ovvero quando iniziano a spostarsi verso la realtà oggettiva e a non vedere tutto come legato a sé. L'oggetto transizionale permette l'ammortizzazione del passaggio dallo stadio dell'onnipotenza soggettiva a quello della realtà oggettiva condivisa, e lo fa rappresentando in maniera pre-simbolica l'area. Il fenomeno (o oggetto) transizionale non è quindi né percepito onnipotentemente né visto come appartenente alla realtà oggettiva, venendosi a trovare in uno spazio di mezzo, lo spazio potenziale, situato tra il sé e il non-sé.

Quando compare l’oggetto transizionale

In pratica l'area transizionale è una condizione intermedia tra l'incapacità e la crescente capacità del bambino di riconoscere e accettare la realtà. La sua comparsa si colloca tra i quattro/sei mesi e gli otto/dodici mesi, con ampie variabilità da bambino a bambino. L'uso dell'oggetto transizionale può persistere nell'infanzia, così che l'oggetto soffice originario continua a essere assolutamente necessario al momento di andare a letto o in momenti di solitudine. In condizioni di salute, tuttavia, c'è un graduale ampliamento della gamma di interessi, e alla fine questa gamma più estesa viene mantenuta e usata per far fronte a un'eventuale angoscia depressiva. Il bisogno di un oggetto specifico o di un rituale iniziato molto presto può comparire di nuovo quando il bambino è più grande e ci sia la minaccia di una deprivazione.

In cosa consiste l’oggetto transizionale

L'oggetto transizionale, secondo la teoria di Winnicott, è un oggetto materiale capace di soddisfare, nel lattante, la rappresentazione di un qualcosa relativo al possesso e all'unione con la madre. Può essere un orsacchiotto, una coperta, come pure un angolo di tessuto che compare nella vita del bambino proprio nel momento in cui l'illusione d'essere tutt'uno con la mamma inizia a sgretolarsi e il piccolo sente incombere una minaccia di rottura. Morbidi e soffici, impregnati di odori inconfondibili che appartengono tanto alla mamma quanto al bambino, questi oggetti permettono al lattante di sopportare il proprio stato di separazione, facilitando l'angoscioso e inevitabile passaggio dal me al non-me, dal mondo interno al mondo esterno, attraverso l'invenzione di una zona intermedia, di margine, tra il dentro e il fuori, tra me e l'altro.

Come si sceglie e quali sono i più comuni

In generale è il bambino stesso a scegliere l'oggetto a cui attaccarsi che può essere un peluche, una coperta, un pezzo di stoffa o un giocattolo. Si possono presentare delle cose al piccolo che potrebbero diventare il suo oggetto transizionale. Quando si sceglie l'oggetto transizionale, ci sono alcuni fattori da considerare. Sarebbe da preferire qualcosa di morbido e facile da abbracciare che permetta al bebè di sentirsi a suo agio ad abbracciare e stringere il suo oggetto transizionale. L'oggetto dovrebbe poi avere un significato speciale per il bambino e deve essere un oggetto sicuro, con poche parti staccabili e senza parti appuntite o pericolose. Da ricordare è che l'oggetto viene coccolato affettuosamente e, contemporaneamente, viene amato in modo eccitato e mutilato. Non deve cambiare mai, a meno che non venga cambiato dal bambino. Al piccolo deve sembrare che l'oggetto dia calore, o che si muova, o che abbia consistenza, o che faccia qualcosa che sembri mostrare che ha vitalità o realtà di per sé.

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