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“Nativi digitali” e “tardivi digitali”: chi sono?

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Sentiamo e leggiamo spesso dei cosidetti nativi digitali, ma chi sono e perché sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli esperti e dell'opinione pubblica

Chi sono i nativi digitali

Fin da piccolissimi i bambini di oggi giocano con il telefonino di mamma, il telecomando e crescendo con i videogame. La generazione dei “nativi digitali” è “figlia” di smartphone e videogiochi, ed ha già un cervello diverso dal nostro. Descrive molto bene le caratteristiche di questi bambini il prof. Cantelmi, docente di psichiatria dell’Università Gregoriana di Roma e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.

Abbiamo esaminato un vasto campione di bimbi, nati a partire dal 2002. Concentrandoci sulle caratteristiche dei nativi digitali, figli della “generazione di mezzo” e nipoti dei “predigitali "questi piccoli hanno un apprendimento più percettivo e meno simbolico, e sono dotati di abilità visuo-motorie eccezionali. Una volta adulti, aggiunge, saranno spesso uomini e donne alexitimici, incapaci cioè di riconoscere le emozioni interne, ma abilissimi a rappresentarle

ha dichiarato lo psichiatra all’Adnkronos salute.

Il concetto di “alexitimia” fa un po’ paura, molti adulti non solo non sanno riconoscere le emozioni interne ma neanche sono in grado di rappresentarle. Per la generazione dei nativi digitali, che frequentano ancora la scuola materna ed elementare,

le emozioni non sono vissute, ma piuttosto rappresentate. Saranno abilissimi a tecno mediare le relazioni. E, naturalmente, comunicare con loro sarà difficile sia per la generazione di mezzo, che per i pre-digitali

prevede il prof. Cantelmi.

L’uso dei diversi strumenti tecnologici fin da bambini attiva aree cerebrali differenti e predispone a svelare senza fatica i segreti delle strumentazioni più high-tech.

Il futuro dei nativi digitali, secondo Cantelmi, è sempre più scritto nei blog. La Rete Internet

muterà per alimentare le passioni e i modi di socializzazione di questa generazione in crescita. Affamata di novità, conclude, e bravissima a sintetizzare con un’icona i suoi messaggi al clan degli amici

via mail su telefonini sempre più ricchi di applicazioni.

Il 1980 è la linea di demarcazione anagrafica che separerebbe chi è cresciuto con le tecnologie digitali, come computer, internet, telefoni cellulari e Mp3, i “Nativi digitali”, da quelli che vi si sono dovuti convertire i “Non nativi digitali”.

Bambini e tablet

All’interno dei “non nativi digitali” ci sarebbero, poi, gli “ibridi” e i «tardivi digitali». I primi sarebbero quelli abbastanza vecchi da aver frequentato il mondo «di prima», ma anche abbastanza giovani da essersi subito adeguati al mondo «di dopo», avendo, quindi, gli strumenti per capire e discutere l’esplosiva crescita di internet. Un altro fenomeno nuovo è, invece, la categoria dei «tardivi digitali» che negli ultimi tempi si sono riversati in rete attratti dalla “accessibilità e familiarità di alcuni suoi luoghi e prodotti”.

Tra questi un posto di rilievo spetta sicuramente a Facebook, il cui straripante successo è dovuta alla facilità con cui vi si può accedere, anche se non si conoscono i meccanismi della rete, per cercarvi, e trovarvi, contenuti familiari e rassicuranti. I “nativi digitali”, infine, sono degli straordinari “consumatori” dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare.

Nativi digitali, pro e contro

Ma se i nostri nativi digitali hanno indubbiamente capacità ed abilità diverse dai bambini del passato e quasi innate, non si può negare che ci siano anche alcuni svantaggi.

Una ricerca condotta da Avg, azienda che produce software antivirus, ha intervistato 2.200 mamme di bambini tra i 2 e i 5 anni di Paesi sviluppati circa le abilità dei loro figli. I risultati fanno davvero riflettere:

  • il 58% dei bambini sa giocare a un videogioco di livello base ma solo il 52% di essi sa andare in bicicletta
  • l’abilità più diffusa tra questi piccoli è quella di completare un puzzle, ma quella che segue subito dopo in questa speciale classifica è quella di usare il mouse (ci riesce il 69% dei bambini) e il 63% di essi sa come accendere o spegnere un computer.

Ma anche l’uso di smartphone e di dispositivi touch sembra essere diventata un’abilità piuttosto comune: è una capacità acquisita per il 19% dei bambini, ma se chiediamo a questi stessi bambini di allacciarsi le scarpe solo l’11% ci riuscirà.

Ma quanto conta il ruolo dei genitori nello sviluppo di precise abilità? La ricerca non può spiegarlo, ma quello che dice è che se la mamma ha più di 35 anni ci sono maggiori probabilità che il bambino venga stimolato a svolgere attività diverse e più tradizionali, come la scrittura, la lettura o il nuoto. E’ quindi innegabile che i bambini dell’ultima generazione nascano con una marcia in più in quanto a capacità di destreggiarsi con strumenti digitali più o meno complessi e non è detto che questo sia un male.

Recenti studi hanno dimostrato che usare videogiochi, ad esempio, non compromette un normale sviluppo sociale e psicologico, ma anzi, se usati con moderazione, questi giochi possono permettere di esercitarsi in precisi compiti (ad esempio gestire e costruire una città o organizzare le truppe) e di affinare abilità importanti, come lo spirito di osservazione, la capacita di concentrazione e la reattività.

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