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Appassionata irruenza o iperattività? Devo preoccuparmi?

di Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitor - 10.09.2020 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Appassionata irruenza o iperattività? Devo preoccuparmi? Come distinguere una sana vivacità dall'iperattività? Rispondono gli esperti

Nella nostra società, spesso i genitori (ma non solo loro!) faticano a differenziare tra bambini vivaci e iperattivi. Una confusione che agita e che tuttavia è davvero molto comprensibile, se si pensa che i bambini, in particolare fino ai nove anni, sono animati da una stupefacente vitalità e sono perennemente in movimento, incuriositi da tutto.

Un'agitazione, un'irruenza che racconta della loro affermazione come piccoli individui. E proprio perché questa vitalità riguarda i bambini in quanto soggetti, ognuno di loro avrà il suo modo di "essere agitato": ci sono bambini naturalmente più vivaci e altri meno, come gli adulti!


Tuttavia, alcuni comportamenti irruenti dei piccoli mettono alla prova genitori e insegnanti, e meritano la dovuta attenzione. In questo senso, la questione che occupa (e preoccupa) molte mamme e molti papà potrebbe essere formulata così: quando troppo è troppo?

Quando cominciare a preoccuparmi per l'agitazione di mio figlio?

Possiamo dire che l'apprensione, l'ansia delle figure di riferimento gravita sovente attorno al termine "iperattivo", di cui peraltro si fa un utilizzo smodato nella nostra società.
Immaginiamoci allora un genitore, affaticato dalla sua piccola peste, che chieda: è sempre stato un bambino vivace però… negli ultimi tempi sembra davvero troppo agitato, devo cominciare a preoccuparmi?


Come rispondere a questa domanda?  


Innanzitutto, a fronte di una confusione, è utile fare delle differenze. Come già sottolineato, i bambini, chi più e chi meno, sono naturalmente caratterizzati da un'energia "vibrante", generata dalla vita e dalla scoperta del mondo. E i comportamenti esuberanti dei piccoli mettono alla prova quasi tutti i genitori, perché li sfidano a porre dei confini: i padri e le madri sono oggi più che mai chiamati al difficile compito di "dire no". I bambini contemporanei crescono infatti in una società piena di stimoli, connessa, veloce; e questa può essere un "acceleratore" della loro vivacità, un suo moltiplicatore.

Così, la "preoccupante" agitazione dei figli può dipendere da diversi fattori: può essere sia una risposta a questo eccesso di stimolazione, sia una richiesta di attenzione prodotta dai cambiamenti "normali" nella vita del piccolo; ad esempio, l'arrivo di un nuovo fratellino può suscitare la paura, nel fratello maggiore, di perdere un po' dell'affetto dei genitori.
È quindi importante, anche se non facile, differenziare tra questa normale vivacità "umana", che col tempo e con l'aiuto prezioso degli adulti significativi troverà un equilibrio, e l'iperattività vera e propria.

Quando si può parlare di bambino iperattivo?

Con iperattività si fa comunemente rifermento al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), che prevede determinati criteri diagnostici. Sinteticamente, tale disturbo si caratterizza per una persistente presenza di disattenzione e/o iperattività che interferisce in maniera significativa con lo sviluppo e il funzionamento. In questo senso, i soggetti iperattivi non riescono a concentrarsi, faticano a sviluppare relazioni amicali e a rispettare le regole. In generale, manifestano quindi un problema a controllare l'impulso ad agire e a gestire il loro livello di attività.


Da quanto detto, si comprende come sia opportuno, in primis nell'interesse dei più piccoli, da un lato distinguere tra bambini caratterialmente irruenti, agitati e altri invece caratterizzati da un quadro di iperattività, e dall'altro non fare un uso distorto di quest'ultima parola – anche perché l'ADHD richiede una valutazione specialistica. È vero che l'iperattività presenta alcuni tratti affini all'appassionata irruenza, ma non è la stessa cosa!


In conclusione, possiamo però vedere tutti i genitori, in virtù del ruolo e del mondo in cui stanno crescendo i loro figli, accomunati da un compito: dare la testimonianza, attraverso azioni, parole e atteggiamenti, del valore umano delle regole.

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